Chi l’ha vista?

AIUTATELA!

Questa torta, di sole 20 ore di vita (la vedete qui ritratta pochi istanti dopo la sua nascita), è scomparsa oggi (02-09-2012) da Casa Cabrini, nel cuore di Genova. Sembra che due individui di età compresa tra i 25 e i 41 anni siano stati visti aggirarsi intorno al luogo della scomparsa alle ore 15.00 del giorno corrente. I RIS stanno procedendo con le analisi delle tracce rinvenute in loco. Brandelli di una sostanza di colore brunito rinvenuti sul pavimento durante il sopralluogo, purtroppo, fanno temere il peggio. La polizia, tuttavia, si dichiara ancora fiduciosa e chiede il massimo riserbo sulle indagini, al fine di non ostacolarne lo sviluppo. Chiunque possa fornire segnalazioni in merito può telefonare al numero verde 800.000.000.000, attivo 24h su 24. Qualsiasi indizio, anche apparentemente insignificante, può rivelarsi d’importanza decisiva per la risoluzione del caso.
Ecco l’identikit, ricostruito in base alle analisi dei RIS sulla composizione del materiale organico rinvenuto sul luogo della scomparsa:

  • 190 g di farina
  • 60 g di cioccolato fondente
  • 50 g di nocciole
  • 55 g di burro vegetale di prima qualità BurrOlì
  • 50 g  di zucchero integrale di canna
  • 1/2 banana matura
  • 10 g di farina di carrube
  • 1,1 dl di latte di soia
  • 1/2 bustina di cremortartaro
  • un pizzico di sale

La torta, di dimensioni medio-piccole (prima della scomparsa indossava una teglia di colore blu del diametro di 18 cm), aveva un aspetto estremamente curato, ed emanava una delicata fragranza. Si teme che i 2 individui avvistati dai testimoni possano aver compiuto un efferato delitto, servendosi forse di un coltello rinvenuto in un cassonetto nei pressi dell’abitazione. A seguito riportiamo il protocollo seguito in laboratorio dal nucleo investigativo per ricostruire l’identikit della vittima.

Sminuzzare le nocciole con un frullatore e ridurre a pezzettini il cioccolato. Mescolare i due ingredienti, tenendone da parte un cucchiaio. Mescolare in una ciotola farina, farina di carrube, sale, lievito e granella di nocciole e cioccolato. Schiacciare con cura la banana e unirla al latte, versando poi quest’ultimo nella ciotola. Lavorare il composto e incorporare poco alla volta il burro ammorbidito a pomata. Versarlo in una teglia rivestita di carta da forno e infornarlo a 180°C per 20 minuti, quindi cospargerlo con il cucchiaio di nocciole e cioccolato tenuto da parte e proseguire la cottura per circa 10 minuti. Sfornare e lasciar raffreddare.

 INGREDIENTS:

 

  • 190 g of flour
  • 60 g of dark chocolate
  • 50 g of hazelnuts
  • 55 g of vegetable butter (pay attention to hydrogenated fats!)
  • 50 g of integral sugar
  • 1/2 ripe banana
  • 10 g of carob flour
  • 1.1 dl of soy milk
  • 1/2 packet of baking powder
  • a pinch of salt

Chop the hazelnuts in a food processor and reduce the chocolate to small pieces. Mix the two ingredients, then keep aside a spoon of it. Mix in a bowl flour, carob flour, salt, baking powder and hazelnuts and chocolate. Mash the banana and blend it with the milk, then pour it into the bowl. Keep blending the mixture and gradually incorporate the softened butter cream. Pour into a baking tray lined with baking paper and bake at 180 ° C for 20 minutes, then sprinkle with the remaining tablespoon of nuts and chocolate and continue cooking for about 10 minutes. Remove from the oven and allow to cool.

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A volte ritornano…

ATTENZIONE!!! Cabrini e la Rossa Cantante, in collegamento da una Genova fiacca e sudaticcia, ci tengono a rassicuravi sulle loro sorti: NON sono stati fagocitati dalla loro blobbosa pasta madre, NON sono rimasti vittima di avvelenamento a seguito di dubbi esperimenti culinari, NON sono nella lista degli “addotti” dagli alieni e, soprattutto, NON hanno mai smesso di leggere i vostri slurposissimi post! Urge una breve ma doverosa parentesi esplicativa: anche in un momento di crisi come questo, l’estate è il periodo in cui un po’ tutti i Musicanti si ritrovano a errare senza sosta da un palco all’altro, da una città all’altra. Si potranno così osservare chitarristi e bassisti che si trascinano dietro amplificatori alti il doppio di loro (perchè il loro è sicuramente migliore di quello del service), cantanti affette da crisi di panico per l’immancabile (e il più delle volte immaginario) mal di gola da aria condizionata e violoncellisti che rimangono incollati alla vernice del proprio strumento, che con lo zampino del Caronte di turno ha deciso per l’occasione di assumere la consistenza del malto di mais. Perdonateci, dunque, se fino alla fine di questa movimentata stagione il nostro povero blog languirà un po’. Intanto noi ci segniamo le vostre idee culinarie e, da bravi scolaretti, prendiamo appunti. In cucina, però, non demordiamo: Miss Pasta Madre esige attenzioni almeno una volta a settimana, e in cambio regala grandi soddisfazioni. Accendere il forno non è proprio la cosa più salutare, in questo periodo, ma portarsi in viaggio paninazzi veg interamente fatti in casa non ha veramente prezzo. Niente di meglio, per consolare il povero musicista afflitto dai ritardi di Trenitalia e da nugoli di zanzare inferocite. Prima di passare a una semplice e rinfrescante ricetta, eccovi un assaggio virtuale del pane di Casa Cabrini…
Questa, invece, è un’idea sfiziosa per dei dolcetti al cucchiaio ideali per concludere in bellezza e senza mattoni sullo stomaco una cena estiva fra amici.
INGREDIENTI x 4 mini-dessert:

  • 300 g di latte di riso + mandorla (o solo di mandorla, o di riso)
  • 35 g di amido di mais
  • 4 C di sciroppo di riso se il latte non è già dolcificato o, in caso contrario, 1 C
  • un pizzico di vaniglia in polvere
  • la scorza di un limone
  • cannella, cioccolato fondente, granella di nocciole, composta ai frutti di bosco, cocco e chipiùnehapiùnemetta per decorare

Versare la maizena in un pentolino e stemperarla con il latte, aggiungendolo poco alla volta e mescolando con cura. Mettere il pentolino sul fuoco e continuare a mescolare, in modo che non si formino grumi. Una volta raggiunta l’ebollizione, far bollire ancora per 2 minuti e spegnere il fuoco. Far riposare per 5 minuti e versare la crema in 4 piccole coppette, decorando a piacere. Lasciare in frigorifero fino al momento di servire.
Vi lasciamo con una foto della Rossa Cantante impazzita sulla spiaggia prima del recente concerto a Casablanca e con la nostra ultima creazione musicale :-).


Ciao ciao!

NdC

INGREDIENTS (serves 4):

 

  • 300 g of rice+almond milk  (or just almond milk, or rice milk)
  • 35 g of corn starch
  • 4 tbsp rice syrup if the milk is not sweetened or, otherwise, 1 tbsp
  • a pinch of vanilla powder
  • the zest of one lemon
  • cinnamon, chocolate, chopped hazelnuts, jam, coconut powder and everything you like to decorate

Pour the cornstarch in a small saucepan and add the milk a little at a time, stirring carefully. Put the pan on the heat and continue to stir so that no lumps are formed. Once you reach a boil, boil for 2 minutes and turn off the heat. 5 minutes later, pour the cream into 4 small bowls, garnishing as desired. Leave in the refrigerator until the time of serving.

Meno male che cischeic!

Come molti di voi avranno intuito, gli Almost 3 sono spesso soggetti a infatuazioni culinarie monotematiche (qualcuno li chiamerebbe, forse più scientificamente, ‘disturbi ossessivo-compulsivi’). Dopo mandorle e carrube, è la volta del famigerato cheesecake vegan. Folgorati sulla via di Damasco da quello assaggiato a ‘Dolce Vegan’ a Firenze, ancora adesso i nostri eroi si svegliano nel cuore della notte madidi di sudore al pensiero del momento dell’affondo del cucchiaino nella crema, rivivendo la soave esperienza in slow-motion. Ovviamente da quel preciso istante è partita una ricerca capillare tra libri e siti Internet della Ricetta Perfetta (roba da far impallidire il KGB). Tanti spunti interessanti, MA… Quel gusto così formaggioso non poteva essere solo frutto di un momentaneo obnubilamento dei sensi. La Rete Globale svela finalmente l’arcano: alla base di tutto c’è il formaggio vegan spamabile, il famigerato “Sheese”! Chi di voi l’ha provato?
Sta di fatto che la pigrizia verso gli ordini online e la voglia di sperimentare una ricetta salva-fegato, nel caso degli Almost 3, hanno stuzzicato la fantasia. Perchè dover incaponirsi a ricreare il gusto del formaggio impazzendo con oli e grassi vegetali e surrogati, quando si può avere un dessert un peletto più leggero ma comunque decisamente slurposo? Complice una riunione con il GenoVEGas, recentissima e stimolante (anche per le papille gustative :-P) scoperta, Cabrini e BB si sono cimentati con una versione “Cheesecake 1.0” a base di latte di cocco e tofu. Tanto bello e fotogenico, ma un po’ deboluccio per quanto riguarda il gusto della crema. Per l’appunto, alla riunione, di tofu-cake ce n’erano ben due, e quello preparato da Sandro tuttofare ha dato il ‘La’ per lanciarsi in una versione 2.0. Intanto un Cabrini iperattivo ha organizzato il primo Instameet genovese (conoscete l’app “Instagram”?), con chili di focaccia zeneize e vinello ligure (tanto, in un modo o nell’altro, si finisce sempre a magna’).

Non contento di una settimana di scrittura di arrangiamenti per il nuovo album di Niccolò Fabi, poi, ieri sera guardava eccitato la Rossa Cantante esclamando:

-Oggi faccio il detersivo per piatti!-

Ci sono donne che combattono perchè il proprio compagno sparecchi la tavola dopo mangiato. Cabrini produce persino il detersivo. Ah, come cambiano i tempi!
E, per finire, stamattina il laboratorio “Note di cucina” non poteva non sfornare una pizzata home made con tanto di Mozzarisella, altra recente scoperta.

Ma come si potrà autoprodurre in casa…?

TO BE CONTINUED…

Intanto beccatevi il tofu-cake 2.0.

INGREDIENTI x 2 bicchieri monoporzione:

  • 100 g di yogurt di soia ai frutti di bosco
  • 150 g di silken tofu
  • 1 C e 1/2 di malto di mais
  • 1 C di sciroppo d’acero
  • 1/2 c scarso di agar agar in polvere
  • 6 biscotti vegan
  • 3 C di latte vegetale a piacere o succo di mela limpido
  • composta di albicocche qb
  • 6 mirtilli rossi disidratati

Preparare la base, sbriciolando i biscotti e bagnandoli con il latte o il succo di mela. Stendere il tutto sul fondo dei due bicchierini, compattandolo con le dita inumidite. Riporre in freezer per circa 10 minuti, dopodichè trasferire in frigo. Intanto unire il sliken tofu allo yogurt e frullare con il minipimer. Aggiungere il malto e lo sciroppo d’acero e frullare ancora, fino a ottenere un composto omogeneo. Sciogliere l’agar agar in un dito d’acqua fredda, trasferirlo in un pentolino, unirvi la crema e portare a ebollizione. Far bollire ancora per un paio di minuti, girando continuamente. Una volta raffreddatasi un po’, versare la crema nei bicchierini. Lasciare in frigorifero per un’oretta, dopodichè guarnire con uno strato di composta e i mirtilli rossi.
Ascolto del giorno: The Sixters

Ciao ciao! NdC

Not(t)e di cucina

Se guardassimo la tv, nostro sommo desiderio sarebbe sgranocchiare popcorn davanti alla sitcom “casa Cabrini”; le scorse giornate avrebbero certamente meritato un post_o d’onore nella topten delle puntate più esilaranti. La “puntata tipo” potrebbe svolgersi così: gli Almost 3 devono suonare di sera in una live bettola genovese, davanti a un pubblico di afficionados del blues americano più genuino. Alle prime note di “Smalltown Boy” con il suo “acusticissimo” arrangiamento (loop station+elettronica+iPad :-/) uno strano rumore di mascelle bloccate si diffonde in sala. Ok. Urge cambiare scaletta in corso d’opera. Alla fine grande successo, grazie a Luigi Tenco, Violeta Parra, Noir Desir e, tripudio finale di demenzialità, “Butta la chiave” di Peter Van Wood. La mattina dopo Cabrini decide che, dopo _ _ mesi/anni (per pudore taceremo la cifra esatta), sia giunto il momento di lavare i vetri, e dopo aver intrugliato un po’ in cucina si presenta convintissimo brandendo uno spruzzino Ikea verde speranza colmo della sua soluzione “naturale” appena progettata e mai testata. Poteva andare meglio. Allo sporco decennale si è sostituita una patina di grasso di foca. I vicini del palazzo di fronte ora finalmente si vedono, ma hanno l’aspetto di ectoplasmi evanescenti. Ci sono inquietudine e brama di conoscenza, nell’aria. Basta attendere poche ore e vediamo la Rossa Cantante seduta davanti al Mac che prende free lessons su YouTube da un padre gesuita del Michigan sul suo cromatissimo Tin Whistle in D. Alla sera, non paghi della giornata, Cabrini si alza e dice: -Faccio il seitan-. Memore del successo della poltiglia lavavetri, BB riesce a convincerlo con tecniche sofistiche, utilissima reminescenza degli studi classici. Si opta quindi per una couscake, riadattando vari spunti e ottimizzando in base a quello che si ha in casa (marmellata estiva e crema di mandorle autoprodotte).

Pronta la torta, si presenta un piccolo problema: serve qualche ora di frigo, ed è mezzanotte. Non resta che trascinarsi mesti a letto e attendere il mattino dopo per l’agognato assaggio. All’una di notte ancora si odono provenire dalla stanza strani suoni. Cabrini legge sull’iPad la sua nuova scoperta: un’interessantissima rivista SUL MEDIOEVO(!), con uno speciale sui canti dell’epoca fornito di links per ascoltare in tempo reale. Con questa celestiale colonna sonora come sottofondo, la Rossa Cantante si applica sul suo manuale di ufologia di 600 pagine, in particolare sul paragrafo “Avvistamenti UFO nel Rinascimento”. Una volta addormentati, la brama di couscake non si placa, ma va anzi ad acuirsi nel corso delle ore. Risultato: alle 6 di mattina i due si ritrovano con occhi pallati e un solo pensiero in testa a sciabattare in direzione della cucina, entrambi fingendo di aver goduto di un sonno breve ma stranamente rigenerante. Ecco svelato il segreto della luce anemica delle foto.

Finalmente paghi del riuscitissimo esperimento, i due concludono con un ottimo caffè d’orzo e si dichiarano pronti ad affrontare con grande energia la giornata che si para loro davanti.

Dopo 10 minuti sono spalmati l’una sull’altro sul divano in posizione tetris con un cuscino rosso sulla testa per parare la luce. Si sveglieranno solo a mattina inoltrata.

N.B: Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente REALE.
INGREDIENTI:

Per la torta:

  • 1 tazza di cous cous
  • 1 tazza di succo di mela limpido
  • 1/2 tazza di uvetta ammollata
  • 2 C di mandorle tritate
  • marmellata a piacere (meglio se senza zucchero e autoprodotta)
  • farina di cocco qb

Per la crema:

  • 50 g  di mandorle sgusciate
  • 135 ml di acqua
  • 125 g di malto di mais
  • 25 g di maizena
  • vaniglia in polvere qb
  • scorza di cedro
  • 1 pizzico di sale
  • latte d’avena (o riso, o soia) qb

Innanzitutto preparare la crema. Tritare le mandorle nel mixer, poi aggiungere 50 ml di acqua e ripetere l’operazione, poi ancora 25 ml e così via, fino a terminare la dose indicata. Mettere i 2/3 del latte cremoso così ottenuto in un pentolino con il malto, il sale e la scorza di cedro (va benissimo anche il limone) e portare a ebollizione. A questo punto unire  la maizena, sciolta nel frattempo a parte nel latte restante. Mescolare per pochi attimi con una frusta. Lasciar raffreddare, prelevarne 3 cucchiai e frullarli nuovamente con poco latte di avena, sino a ottenere una crema liscia e spalmabile. Passare alla torta, mettendo il succo di mela, un  pizzico di sale e l’uvetta in una casseruola. Una volta raggiunta l’ebollizione, unire il cous cous, spegnere il fuoco, mescolare e lasciare coperto per 15 minuti. A questo punto aggiungere le mandorle. Prendere una teglia di 18/20 cm di diametro con cerchio apribile e adagiarvi metà dell’impasto, compattandolo con la pressione delle dita. Spalmarvi la crema di mandorle e ricoprire con il cous cous restante, facendo la stessa operazione. Completare con uno strato di marmellata e spolverare con farina di cocco.

Ciao ciao!

NdC

Carrubean party

Ancora sotto con le sperimentazioni culinarie, in casa Cabrini… Questo è il secondo post “monotematico”. Come avrete intuito, i nuovi acquisti esercitano un effetto ipnotico sui due musicanti, che assumono nei loro confronti lo stesso atteggiamento di un bimbo con il giocattolo nuovo: ci si appat(d)ellano e non lo mollano più (ci perdoneranno i sostenitori di un’alimentazione VARIA ed equilibrata…).
Dopo la Mandorla Pigliatutto, è la volta della Carruba Allucinogena; la Rossa Cantante, reduce da due giorni di preparazioni a base di farina di carrube scovata a Roma (vi ricordate i tartufi dello scorso post? ecco, è sempre lei), si è infatti svegliata in piena notte descrivendo per filo e per segno al povero Maestro il fantomatico “kushmiti”, strumento musicale (o arma di distruzione di massa?) costituito di improbabili tentacoli metallici sognato in preda a deliri mistici. Che il sogno fosse un’indicazione oracolare su nuove frontiere musicali per gli Almost 3, non è dato saperlo; ci è però venuto il dubbio che BB, nell’impastare, di quella polvere di carruba se ne fosse sniffata un po’ troppa. Ma passiamo ai fatti.

1) Primo parto: crema nocciolarruba.
INGREDIENTI:

  • 140 g di nocciole
  • 60 g di farina di carrube
  • 50 g di olio di mais
  • 125 g  di latte di riso
  • 55 g di zucchero di canna integrale
  • 1/2 c di vaniglia in polvere
Frullare le nocciole con lo zucchero, dopodichè aggiungere la farina di carrube, la vaniglia, l’olio e il latte di riso e continuare a frullare, fino a ottenere una goduriosissima crema spalmabile.

2) Secondo parto: Tartellette alla crema nocciolarruba. Regalino della Rossa Cantante a un Cabrini famelico di ritorno dall’ennesimo concerto :-).


INGREDIENTI PER 7/8 TARTELLETTE (a seconda della grandezza degli stampini, che comunque devono essere piccoli, formato “pasticcino”):
Per la crema, vd sopra. Per la pasta (qui abbiamo riesumato la frolla light del caro vecchio Boscarello, che ha sfornato da poco un’altra leccornia cartacea):

  • 125 g di farina 0
  • 30 g di malto di mais
  • 30 ml di olio di semi
  • 35 ml di acqua tiepida
  • 1 pizzico di sale
  • 1/2 c di cannella
  • 5 g di lievito al cremortartaro bio
  • lucido (1 C di malto e 3 C di acqua)
Mescolare farina, lievito, sale e cannella. Miscelare a parte il malto con l’acqua e unirli agli ingredienti secchi. Lavorare l’impasto fino a ottenere un panetto elastico, dopodichè coprirlo con un panno e lasciarlo riposare in frigo per 30 minuti. Stendere l’impasto con il mattarello fino a dargli uno spessore di circa 3 mm. Ritagliare dei dischi di pasta regolandosi in base alla grandezza degli stampini (è bene tenerli un po’ più grandi, eliminando poi il bordo in eccesso). Foderare gli stampi con la similfrolla premendo con le dita per modellare le tartellette. Bucherellare la base con una forchetta, coprirla con dei ritagli di carta da forno e riempire con uno strato di legumi secchi. Cuocere in forno a 180 °C per 18 minuti (la cottura può comunque variare in base alle caratteristiche del forno, quindi… Tenetele d’occhio!). Estrarre dal forno, eliminare legumi e carta e lasciar raffreddare. Spennellare con il lucido e riempire con la crema di carrube. Guarnire a piacere (cocco, nocciole mandorle…).
3) Terzo parto (poi abbiamo finito, giurin giuretto!): variazione sul tema di una vecchia ricetta.
INGREDIENTI per 2 tortini:
  • 40 g di farina 00
  • 10 g di farina di castagne
  • 25 g di farina di carrube
  • 40 g di zucchero integrale di canna
  • 70 g di latte di riso
  • 1/4 di bustinadi lievito al cremortartaro
  • 1 C di malto d’orzo
  • 1 c di caffè solubile
  • 1 pizzico di sale
  • 1 pizzico di vaniglia
  • 2 c di confettura di rose bio
Frullare nel mixer gli ingredienti solidi, aggiungere il latte tiepido e il malto e dare un’altra ripassatina per amalgamare il tutto. Versare 2/3 del composto in ognuno dei due stampini foderati con carta da forno, inserire il cucchiaino di marmellata di rose  al centro e coprire con l’impasto restante. Cuocere a 180°C per 20 minuti.
Bene. Ora che le carrube vi escono dalle orecchie, abbiamo concluso. Ah! Dimenticavamo… Ci vediamo al Veganfest? Noi ci faremo una suonatina. Chi non viene è un seme di cacao ;-).
Ciao ciao!
NdC

Tutta polpa delle mandorle

Storie di latte (di mandorle!) e suoi derivati, in casa Cabrini.
-Lo facciamo il latte di mandorle?- ed eravamo a Modena.
-Lo facciamo il latte di mandorle?- ed eravamo a Roma.
-Lo facciamo il latte di mandorle?-  ed eravamo a Fermo.
-Lo facciamo il latte di mandorle?- ed eravamo… Vabbè, anche basta.

Sta di fatto che, finalmente, eravamo A CASA! Attimo di commozione, gioia e tripudio.
Cabrini, pieno di energia post tour, si precipitò ad affittare un car sharing e lanciò uno sguardo macho alla Rossa Cantante esclamando: -Vieni, Pupa, oggi ti porto al Naturasì!-
I due salparono speranzosi alla volta dell’amato negozio, scoprendo che il lunedì mattina era chiuso e no, non erano disposti ad aprire il negozio solo per loro.

Ore 11.23:
-Lo facciamo il latte di mandorle?- ed eravamo davanti a Naturasì. Chiuso.

Secondo round, ore 15.29:
-Lo facciamo il latte di mandorle?- ed eravamo davanti a Naturasì. Stavolta, finalmente, APERTO!
A vederci arrivare dall’interno del negozio dovevamo assomigliare più a due esemplari di Phacochoerus africanus pronti a tutto pur di procurarsi bacche, radici e succulente larvette nella boscaglia che a due esseri umani.

Ore 17:00, finalmente a casa:
-Sai, pensavo che potremmo fare il… L_ _ _ E  D_  M_ _DO_ _ E (completare a piacere).-

Avevamo dimenticato le mandorle -_-.

Insomma, dopo tanto peregrinare riuscimmo a procurarcele, dando inizio a una vera e propria autoproduzione che ci vide grondare sudore per una giornata.
Ecco i frutti della produzione:
1) Latte di….. Vabbè, avete capito.
2) Patè di olive verdi e… Mandorle.
3) Hummus di lenticchie e… Mandorle.
4) Tartufi carrube, datteri e… Elrodnam (tanto per variare un po’).

Ecco qui le ricette:

1) Semplicissimo.
INGREDIENTI:
-125 g di mandorle pelate bio messe in ammollo per una notte
-160 ml di acqua+ altri 300 ml
-1/2 C di sciroppo d’acero (a piacere)

Frullare le mandorle con i 160 ml di acqua, dopodichè aggiungere quella restante e frullare ancora. Scolare bene il liquido (è sufficiente un semplice colino a maglie fitte) e strizzare bene la polpa restante. Dolcificare il latte così ottenuto con il succo d’acero e conservare in frigo (sempre che non ve lo siate scolato tutto prima del giorno successivo).

2) Operazione riciclaggio n°1. La scoperta dell’abbinamento favoloso mandorle/olive verdi!
INGREDIENTI:
-130 g di olive verdi in salamoia
-30 g di polpa di mandorle avanzata
-30 g di olio evo
-2 C di acqua

Difficilissimo. Accendere il frullatore, buttarci tutto dentro, preparare un pezzo di pane e sbocconcellarselo con soddisfazione dopo averci spalmato la cremina ottenuta.

3) Operazione riciclaggio n°2. Doppio riciclaggio, perchè le lenticchie erano del giorno prima. La foto non l’abbiamo, perciò ricicliamo pure quella. Beccatevi questi scorci di Porto Sant’Elpidio :-).

INGREDIENTI:
-2oo g di lenticchie lessate
-1 c di tahina
-una spruzzata di succo di limone
-cumino e sale qb
-1 C di olio evo
-2 C di polpa di mandorle
-acqua qb
Anche questo difficilissimo (se non vi è venuto bene quello prima, rinunciate). Frullare tutto e spalmare. Perdonateci per l’aglio mancante, ma BB è intollerante :-/.

4) Operazione riciclaggio n°3. Questi sono buonerrimi! Riadattamento di una ricetta scovata nell’app CrudoVegan.
INGREDIENTI:
-1 tazza di polpa di mandorle
-3/4 di tazza di farina di carrube
-3/4 di tazza di datteri
-1/2 tazza di uvetta (facoltativa)
-1 pizzico di sale

A questo punto il vostro frullatore sarà seriamente provato, ma voi ignorate le sue lamentele e procedete anche in questo caso all’operazione “sminuzzamento”, dopodichè formate delle palline, resistete alla tentazione di mangiarvele tutte subito e fatele riposare in frigo per una mezz’oretta almeno.

Ascolto del giorno: Kevin Fox.

Ciao ciao!
NdC

A-Roma

Quasi alla fine di questo lungo periodo nella capitale; Almost 3 in versione “Vacanze romane”, a spasso per la città con un entusiasmo da Giovani Marmotte. A seguire i punti salienti del soggiorno…
Individuazione immediata del più vicino negozietto “Notedicucina-style” con conseguente scorta di seitan, latte d’avena e tofu (di cui il correttore automatico di TextEdit pare non contemplare l’esistenza, visto che continua a sostituirlo con “tufo”, decisamente friabile ma certamente più indigesto); visita al nuovissimo e imperdibile museo d’arte contemporanea Maxxi, la cui variopinta e contorta struttura vale già il costo del biglietto, e alla collezione stabile del Museo di Arte Moderna di villa Borghese, con Klimt, Fattori e Mirò mozzafiato appostati dietro ogni angolo come se niente fosse;

attacchi di fame chimica in pieno Foro romano (mai sottovalutare il tempo che richiede una visita ai reperti romani ed entrare all’ora di pranzo: gli ipnotici dedali del Foro non vi restituiranno alla città prima delle 3 e mezza del pomeriggio…);

scoperta delle meraviglie del quartiere Coppedè in compagnia degli zii romani della Rossa Cantante (case da fiaba, da gustarsi in ogni piccolo particolare: dalle inferriate degli ascensori alle decorazioni campanelli); muro di suono spettina-pubblico all’Angelo Mai di uno GnuQuartet in versione rocchettara cassain4edistorsori; chilometriche passeggiate per centro e parchi con annessi postumi serali (ma volete mettere la soddisfazione di sfoggiare sotto gli alluci vesciche ecosostenibili?); e infine…la mostra di Steve McCurry al Macro (ex mattatoio al Testaccio). Immagini forti racchiuse in una struttura che già di per sé colpisce con i crudi particolari che ricordano continuamente al visitatore la sua precedente funzione.

Poi esci dalla mostra, ti volti a guardare il retro del triste panorama e scopri una realtà che, per il contesto in cui è inserita, acquista un valore doppio. Un mercatino bio con banchetti e bancarelle di tutti i tipi, libreria, bar, stand dell’Equo e solidale, mini-supermarket di prodotti a chilometri zero e biosteria chicchettosamanontroppo. Tante proposte per i vegetariani, un po’ meno per i vegani; in ogni caso la zuppa di ceci era una delizia (abbiamo appena deciso che nella prossima vita rinasceremo cani, così finalmente coroneremo il sogno di leccare senza ritegno la scodella).

Che altro aggiungere? Non basterebbero 6 mesi per scovare tutte le meraviglie di una città caotica, satura, contraddittoria, ma al tempo stesso di un’unicità e di una bellezza disarmanti. E adesso, in onore alle strutture geometriche del Maxxi, ecco i cubotti al grano saraceno.

INGREDIENTI:

  • 1 vasetto di yogurt di soia
  • 3 vasetti di farina di grano saraceno
  • 2 vasetti di zucchero integrale
  • 1/2 vasetto di semi o evo
  • la scorza grattugiata di un limone bio
  • 1 bustina di lievito al cremortartaro
  • 4-5 noci normali
  • 4-5 noci brasiliane
  • una manciata di pinoli
  • latte di soia qb

Versare in una terrina lo yogurt, utilizzando poi il vasetto per dosare gli altri ingredienti. Mescolare farina, zucchero e lievito e aggiungerli allo yogurt, unendo poi la scorza di limone, l’olio e la frutta secca. A questo punto non disperate: non dovrete usare il vostro impasto come malta per un nuovo muretto in giardino (l’aspetto e la consistenza sono più o meno quelli). Basterà aggiungere latte di soia poco per volta, finchè il composto non risulterà abbastanza morbido da essere mescolato con facilità. Versare in una teglia rettangolare a bordi alti rivestita con carta da forno e infornare a 180°C per 35-40 minuti. Dopo averla lasciata raffreddare, spolverare la torta con zucchero a velo e tagliarla a cubetti. Se poi vi trovate in quel di Roma, il consiglio è di farcirla con quella meraviglia che è la marmellata di visciole. Slurp!

Ascolto del giorno: ‘Er barcarolo romano

Ciao ciao! NdC

Tortona (est)!

Eccoci! Causa lontananza forzata, gli Almost 3 sfruttano le magie della tecnologia e scrivono il primo post a distanza via Skype. La ricetta è di Cabrini, che si cimenta, in questi ormai sempre più rari giorni di riposo, in impegnativi spostamenti divano-cucina-divano-letto-cucina. Missione: sopravvivere il più a lungo possibile con le scorte di cibo casalinghe, onde evitare di affrontare la leggera brezzolina genovese che spira fuori dal portone. Il nostro cellista stringe così amicizia con gli strani abitanti della Credenza; “Credenza Popolare” narra infatti che essi lo scrutino dagli anfratti più reconditi con espressioni arcigne e risentite (con lui, sì, che si è permesso di ignorarli così a lungo dopo averli acquistati con l’entusiasmo di un bimbo in un negozio di giocattoli): farine di ogni razza e provenienza, legumi dai nomi esotici, mostarde parigine… Se non è scaduto (cosa che, per fortuna, non accade spesso in casa Almost 3), tutto può contribuire ad assecondare l’oblomovismo che affligge il musicista-easy chef in tournée, permettendogli di preparare meravigliosi manicaretti a base di fondi di bustine e idee fulminanti, complici spunti vari dalla Rete e il nostro ultimo acquisto. Abbiamo approfittato infatti delle tappe milanesi del tour per fare una capatina a “La sana gola”,  mèta adocchiata da un bel po’, e, oltre a goderci l’atmosfera accogliente e l’ottimo pranzetto vegan, non potevamo non portare con noi un ricordino; d’altronde ci guardava dagli scaffali e diceva “adottatemi”…

Cabrini ha dunque preso spunto, con opportune modifiche causa ingredienti mancanti e succitato oblomovismo, dalla ricetta per la torta Margherita contenuta nell’utilissimo libretto e dalle sperimentazioni sulla crema pasticcera vegan di Marianna. Il titolo del post è un tributo a un casello autostradale a cui negli ultimi mesi ci siamo praticamente abbonati…

INGREDIENTI:

Per la torta:

  • 2 tazze di farina bio “0”
  • 1 c di vaniglia in polvere
  • la scorza grattugiata di un limone bio
  • 1 pizzico di sale
  • 1 bustina di lievito al cremortartaro
  • 1 tazza di latte di soia o di riso
  • 1/4 di tazza di olio di mais
  • 1/2 tazza di sciroppo d’acero (o malto)

Per la farcia:

  • 1/2 tazza di couscous
  • 1 tazza d’acqua
  • la scorza grattugiata di un limone
  • 1 C di zucchero
  • vaniglia qb
  • latte di soia qb

Procedimento per la torta: unire tutti gli ingredienti liquidi in una terrina, dopodichè aggiungere la farina setacciata con il lievito, la scorza di limone e il sale. Amalgamare bene e versare l’impasto in una teglia precedentemente rivestita di carta da forno. Cuocere a 180°C per 40 minuti.

Procedimento per la crema: cuocere in un pentolino il couscous con l’acqua, la scorza di limone, la vaniglia e lo zucchero, fino a completo assorbimento dell’acqua. Frullare al minipimer, lasciar raffreddare e rifrullare il tutto con qualche cucchiaio di latte per ottenere la densità desiderata.

Ascolto del giorno: Jane Monheit

Ciao ciao!

NdC

Cioccococcolati

We’re back! Dopo due settimane di pellegrinaggi al Santo Teatro Strehler di Milano e già quasi in partenza per Modena e Reggio Emilia, riusciamo a infilare in zona Cesarini un post di una domenica pomeriggio di intensa attività divanica (la prima degli ultimi due mesi…), con tanto di cuscino per massaggi shiatsu dietro al collo del maestro, recentissimo regalo di compleanno (anche se, viste le condizioni della schiena del nostro violoncell-eroe, forse servirebbe più un esorcista). Rientrati a casa dopo un epico viaggio a 60 all’ora in mezzo alla neve su una Panda in via di estinzione priva di catene e unico e ramingo esemplare nel raggio di 40 km, avevamo bisogno di certezze. Scusa validissima per infornare due tortini al cioccolato mignon, vista la sensazione di essere appena rientrati da una giornata di sci intenso. Anche il mese di febbraio non ci regalerà molta tranquillità, ma voi non dateci per dispersi e siate indulgenti fino alla fine della tournée!!! Cercheremo di stare “sul pezzo” anche on the road, con aggiornamenti-lampo su terremoti, tempeste di neve e camerieri molesti. Intanto, in attesa di tornare a spadellare, continuiamo a sbavare sulle vostre ricette… Per chi volesse vedere lo spettacolo con GnuQuartet, Neri Marcorè e Claudio Gioè, ecco il link alle date del tour (saremo anche a Bologna, Firenze, Roma, ecc. ecc.). Ma ora…

INGREDIENTI per 2 tortine:

  • 25 g di cacao amaro bio
  • 50 g di farina
  • 60 g di zucchero
  • 75 g di latte di soia (o riso, o avena)
  • 1/4 di bustina di cremortartaro
  • 1 pizzico di caffè solubile
  • 1 pizzico di sale
  • 1 pizzico di cannella
  • 1 pizzico di vaniglia
  • 1 pizzico di bicarbonato

Moltiplicando x 4 gli ingredienti, potrete fare una torta “completa” :-).
Frullare nel mixer gli ingredienti solidi, aggiungere il latte tiepido e dare un’altra ripassatina per amalgamare il tutto. Versare il composto in due stampini foderati con carta da forno e cuocere a 180°C per 20 minuti. I “pizzichi” potete aggiungerli, toglierli o modificarli a piacere (granella di nocciole, mandorle in scaglie, polvere di cocco, scaglie di cioccolato fondente…).

Ascolto del giorno: Gnuquartet-Marcorè

Ciao ciao!

NdC

I BisCotti del Mulino Stanco

Ballonzolando tra un concerto e l’altro, Cabrini & BB arrivano a metà mese con una buona dose di ore di sonno in arretrato, mostrando segni di incontenibile narcolessia nei pochi giorni di tregua casalinga e coccole culinarie. Sovente, in queste stranamente tiepide giornate dicembrine, si possono osservare i nostri due esemplari di Musicantes italicus mentre assumono la classica andatura del bradipo pigmeo, trascinandosi da una stanza all’altra in compagnia di pandiche occhiaie. In una parola, a ‘sto giro i due sono decisamente cotti. Urge, dunque, un rimedio rapido (e possibilmente godurioso) per compensare le 4 ore medie di sonno a notte. La soluzione è, ovviamente, una colazione da musiCampioni! Stavolta è BB a rimboccarsi le maniche in assenza di Cabrini (impegnato in lunghe prove in teatro in compagnia di Gnuquartet e Neri Marcorè), vincendo la poltrite acuta e sfornando una raffica di biscotti iperenergetici. Ecco dunque una versione ‘alternative’ dei blasonatissimi Grancereale, complice il libro “Il gusto della gioia” (un po’ stucchevole nei contenuti, a nostro parere, ma pieno di ricette super). Sarà che a noi si alza la psico-glicemia ogni volta che ci imbattiamo in quelle odiose pubblicità della Mulino Bianco che ora, ahinoi, ci propinano anche su YouTube (neanche aver smesso di guardare la TV da tempo serve più), ma il desiderio di riscatto sulle bucoliche tavolate finto-campagnole di famiglie di fustacchioni/e ipersorridenti con robotici pargoletti rosei e obbedienti al seguito è troppo grande. Largo, dunque, ai bisCotti del Mulino Stanco, da mangiare rigorosamente in compagnia delle amiche Borsesottogliocchi perchè, ebbene sì, generalmente nella vita reale alle 7/8 del mattino le persone consumano la colazione senza tre strati di fondotinta e la messa in piega appena fatta -_-.

INGREDIENTI:

  • 270 g di fiocchi di avena
  • 150 g di farina integrale
  • 190 g di zucchero grezzo di canna
  • 1 c di lievito in polvere bio
  • 100 g di uvetta sultanina
  • 75 g di cocco disidratato
  • 2/3 c di zenzero macinato
  • 2/3 c  di cannella
  • un pizzico di sale
  • 100 ml di olio di semi di girasole
  • 190 ml di acqua

Mescolare gli ingredienti secchi in un recipiente, dopodichè aggiungere l’olio e l’acqua. Impastare con la mano finchè il composto non diventa compatto, poi preparare delle sferette della grandezza di palline da golf. Adagiarle su una teglia rivestita di carta da forno e schiacciarle un po’ con il palmo della mano. Infornare a 180°C per circa 20 minuti (la cottura varia un po’ in base alle caratteristiche del forno), finchè la parte esterna dei biscotti sarà dorata. Far raffreddare prima di passare all’assaggio. Preparazione superveloce, risultato assicurato!

Ascolto del giorno: Joe Pass 

Ciao ciao!

NdC