Zup-pa-pa zup-pa-pa…

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Passano le ore, i giorni, i mesi… e di Cabrini e della Rossa Cantante si perdono le tracce. Siate indulgenti; oltre che musicanti, siamo animali affetti da una terribile malattia: stiamo parlando della curiosità congenita, che ci rende molto difficile dedicarci con costanza settimanale all’impegno del blog. Ci saranno perciò fasi alterne, ma sappiate che in questi mesi si sono accavallati e si accavalleranno epiche colonne sonore, appassionati studi naturalistico-neurologici, cantate notturne con un inedito Cabrini al pianoforte, gite a 2000m in Carnia, giochi sfrenati su altalene isolate, ecc. ecc. Di tutto ciò, però, l’evento più degno di rilevanza è sicuramente il nostro ingresso nella Società Montanara come coppia di “ballerini” (ma “ini”…) di lissssio. Più che un debutto in pista, un “Mi butto in pista”. Sì, perché in Carnia il lisssio è quello vero, in cui le fisarmoniche cantano che è un piacere e l’unico ingrediente veramente necessario è il sorriso, che sia quello spensierato di un bimbo sdentato intento a schivare i piedoni dei grandi o quello, altrettanto sincero (e altrettanto sdentato), di un arzillo novantenne. In mezzo stanno giovani e meno giovani, camicie a quadri, alluci malmessi, guance rubiconde, aliti al tritolo e teste che girano. Roba per stomaci forti. Per sostenere la spesa energetica, ovviamente, il carburante a base di polenta e “tai di vin” si rivela imprescindibile.
Insomma… Siamo tornati! Ora tirate giù quello scettico sopracciglio alzato, aprite i vostri cuori, concedeteci benevolenza e magnanimità e osservate con quale eleganza (felpa grigia e pile in tinta ne sono la prova lampante) e leggiadria voliamo sulle note di un valzer carnico DOC.
Ma ciancio alle bande. Ecco a voi una velocissima e corroborante zuppetta del rientro, ottimo antidoto per le anime attanagliate dalla nostalgia delle zucchine dell’orto.
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INGREDIENTI x 2 persone:

  • 1/2 Kg di zucchine fresche
  • i fiori delle suddette
  • 1 manciata di pinoli
  • 1/2 c di curry
  • 1 pizzico di pepe
  • 2 C d’olio evo
  • acqua e sale qb

Dopo averle lavate e private del fiore, tagliare a dadini le zucchine, rosolarle in pentolino con un cucchiaio d’olio per 2-3 minuti e coprirle a filo con l’acqua. Portare a ebollizione e far cuocere ancora per 7-8 minuti, aggiungendo curry e sale. Intanto privare i fiori del pistillo e tagliarli a striscioline, poi saltarli in padella per 2-3 minuti con il restante cucchiaio d’olio salando e pepando a piacere. A cottura delle zucchine ultimata, toglierle dal fuoco e frullare con il Minipimer. Tostare i pinoli in una padella antiaderente per un paio di minuti, girando continuamente in modo che non si brucino. Versare la zuppa in tazze o piatti fondi, guarnendo con i fiori saltati e i pinoli.
ImmagineCiao ciao!

NdC

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INGREDIENTS (serves 2):

  • 1/2 kg of fresh zucchini with their flowers
  • 1 handful of pine nuts
  • 1/2 teaspoon of curry powder
  • 1 pinch of pepper
  • 2 tablespoons extra virgin olive oil
  • water and salt to taste

After separating the flowers, wash zucchini and dice. Sauté in a pan with a tablespoon of olive oil for 2-3 minutes, then cover with a little water. Bring to a boil and cook for 7-8 minutes, adding curry powder and salt. Meanwhile, deprive the flowers of the pistil and cut into strips, then fry in a pan for 2-3 minutes with the remaining tablespoon of olive oil, salt and pepper to taste. When zucchini are cooked, remove from heat and blend with the Minipimer. Toast the pine nuts in a pan until they emit their aroma. Pour the soup in cups and garnish with flowers and pine nuts.

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Una zucchina non fa primavera

-Flavia, com’è che  si inseriscono le faccine nei commenti?-

Dopo l’ultima telefonata questo post lo ha vinto, honoris causa, la nonna della Rossa Cantante. Classe 1931, nata in un fiabesco paesino di montagna, emancipata per natura; di quelle che, quando si uccideva il maiale, piangevano a dirotto per giorni e cercavano di ribellarsi nonostante la fame (quella vera). A Natale decidiamo di regalarle nientepopodimeno che un computer. Ricevute poche istruzioni di base su come pilotare l’ordigno in questione, dopo essere stata rassicurata sul fatto che attualmente non esiste una combinazione di tasti in grado di provocare l’autodistruzione immediata del suddetto “coso” ed essere inciampata un paio di volte in siti di scambisti, nonna Velia ha lasciato a bocca aperta tutti. Dopo una settimana usava Facebook meglio di una teenager dei Parioli, si godeva i concerti dei 2Cellos su YouTube e cercava ricette di cucina naturale su Google. Il suo ragù è a base di soia, legge articoli di attualità online e, grazie alla rete, non perde un aggiornamento delle nipoti lontane. Perché la curiosità non ha età, è semplicemente un modus vivendi. Dunque, per voi e per tutte le nonne vegetariane sintonizzate, ecco una semplicissima, ottima insalata primaverile (ma ‘sta primavera voi l’avete vista? Noi no…) di lenticchie e sedano.

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INGREDIENTI x 2 persone:

  • 250 g circa di lenticchie precedentemente cotte o conservate al naturale
  • 4 gambi di sedano
  • le foglie tenere del sedano
  • 1 zucchina piccola tagliata a dadini
  • 1 manciata di capperi dissalati
  • 1 manciata di olive taggiasche sminuzzate
  • cavolo cappuccio, lattughino e radicchio tagliati finemente
  • 1 C di tamari
  • 1 C scarso di succo di limone
  • 2 C di olio evo
  • sale qb

Attenzione al procedimento, complicatissimo: mescolare tutti gli ingredienti.
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Ascolto del giorno: The Piano Guys

Ciao ciao!
NdC

flag_uk  INGREDIENTS (serves 2):

 

  • 250 g of previously cooked lentils
  • 4 stalks of celery
  • the tender leaves of celery
  • 1 small zucchini, diced
  • 1 handful of capers
  • 1 handful of chopped black olives
  • red cabbage, lettuce and radicchio finely chopped
  • 1 tbsp tamari
  • 1 tbsp lemon juice
  • 2 tbsp extra virgin olive oil
  • salt to taste

Soooo difficult… Mix all the ingredients! 😀

Tor(ti)no subito!

Coff coff… Avete presente il classico “La dieta la comincio da lunedì”? Ecco. Traslate questa eccellente filosofia di vita sul blog di due musicanti (ancora) travolti da uno tsunami di note da scrivere/editare/cantare/suonare e otterrete la ricetta per un ottimo BFP (Blogger Fallito Perfetto). Riassunto in poche righe degli ultimi 4 mesi (O.O): Cabrini ha scritto la colonna sonora per…ehm…i… 2 Soliti Idioti (ecco: l’abbiamo detto e ci siamo tolti un peso), evitando accuratamente di andare poi a vederlo al cinema; ha poi conosciuto di persona e fatto l’autografo nientepopodimenoche ai Muse (!!!) e scritto varie orchestrazioni per Sanremo, e ora giace sul divano inerte come un gelato di soia sciolto al sole. La Rossa Cantante, dopo aver scoperto la sua reincarnazione in una foto degli anni ’40 (vedasi la figura a destra che guarda con occhi languidi il Trio Lescano)…
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è stata contattata dal regista di “Outing – fidanzati per sbaglio” per scrivere insieme al gelato sciolto due canzoni poprockettareparaculemanontroppo per il film (una per i titoli di testa e di coda, l’altra sotto una scena romanticonastrappabudella). Ci perdonerete? Vi ricorderete ancora di noi? Boh, noi ci proviamo. Abbiamo più volte recuperato in extremis la nostra eroica pasta madre, possiamo riuscirci anche con il blog :-). Eccovi un semplicissimo ma superappetitoso tortino di riso Venere con crema di fave:
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INGREDIENTI x 2 persone:

  • 140 g di riso Venere
  • fave secche spezzate decorticate
  • una manciata di nocciole
  • sale e pepe
  • olio evo
  • prezzemolo

Mettere in una pentola le fave (la quantità è a piacere, perché per la ricetta ne servono ben poche; vi consigliamo di cuocerne di più e usarle in varie preparazioni), coprirle con acqua fredda e farle cuocere finché non si disferanno facilmente con una forchetta, ottendendo una purea della densità desiderata. Intanto cuocere il riso Venere secondo i tempi indicati sulla confezione. Far tostare le nocciole in padella antiaderente o in forno finché non sprigioneranno tutto il loro aroma e tritarle leggermente al coltello. Condire il riso con poco olio e comporre i tortini utilizzando un coppapasta e coprendo con la purea di fave precedentemente salata e pepata. Guarnire con la granella di nocciole, un filo d’olio e prezzemolo tritato.
ImmagineAscolto del giorno: Woodkid

Ciao ciao!
NdC

flag_uk     INGREDIENTS (serves 2):

  • 140 g of Venus rice
  • 2 handfuls of dried fava beans
  • a handful of hazelnuts
  • salt and pepper
  • extra virgin olive oil
  • parsley

Cook the favas and the Venus rice as indicated on the packages. Toast the hazelnuts in a pan or in the oven until they emit their aroma and chop with a knife. Season the rice with a little oil, put the rice into two pastry rings and cover with the mashed beans previously salted and peppered. Remove the pastry rings and garnish with the chopped hazelnuts, a little olive oil and chopped parsley.

Un nuovo tipo di collante!

Accade talvolta che Cabrini e BB, verso le undici di sera, siano colti da pseudo-folgorazioni riguardo a sperimentazioni culinarie in stile “saltonelbuiosenzaparacadute”. Ancora non è ben chiaro se il fattaccio sia dovuto a sostanze occulte presenti nei quintali di zucca che i due tendono a consumare in questo periodo; fatto sta che l’ideona di ieri sera è stata:

-Perché non proviamo a imitare la Mozzarisella o la Spalmarisella?-

Per chi non lo sapesse, si tratta di due prodotti in commercio golosi quanto basta ma non esattamente “anticrisi” :-/. Ecco com’è andata:

Dopo aver letto gli ingredienti e tentato improponibili calcoli per riprodurre le giuste proporzioni, i due hanno optato per il metodo della nonna: no bilancina, no cups, no tablespoons, ma il caro, vecchio “occhio”. Il procedimento è stato il seguente: far stracuocere 50 g di riso in acqua salata (è buona regola “sperimentare” a piccole dosi, onde evitare sprechi nel caso il risultato fosse un epic fail), scolarlo tenendo da parte l’acqua di cottura, frullarlo con 6 cucchiai di acqua di cottura, aggiungere un cucchiaio di succo di limone, un cucchiaino da tè di lievito alimentare in fiocchi e un cucchiaio di olio di semi bio. A questo punto aggiustare di sale, rimettere in un pentolino, scaldare bene e aggiungere 1 g di agar agar in polvere sciolto in due cucchiai di acqua. Oliare una ciotolina, versarvi il composto, lasciarlo raffreddare e metterlo in frigorifero.
Al mattino i due si sono svegliati con un entusiasmo degno di quello dei bimbi la mattina di Natale. La curiosità era tanta. Ci piacerebbe potervi dire che il risultato era perfetto, ma saremmo dei gigioni. La consistenza era Vinavil-style e l’agar agar, forse per l’eccessiva presenza di riso rispetto alla fase liquida, non aveva svolto il suo compito a dovere, lasciando il composto cremoso e non ben solidificato. Cabrini ha avuto persino il coraggio di dire: – Ma sai che spalmato sui crackers è buono?-. Solito inguaribile ottimista. Tuttavia non aveva tutti i torti. Il problema, infatti, non era il sapore, ma la consistenza. Due veri pionieri della cucina sperimentale, però, non si arrendono facilmente: MAI  cestinare qualcosa che possa tornare in qualche modo utile. Tranquilli: i due non hanno usato lo pseudo-formaggio per stuccare i buchi della casa, né hanno venduto il brevetto per le prossime scene di arrampicata sui muri di Spiderman. A venir loro incontro è stata un’ulteriore (stavolta meno fallimentare) illuminazione: Il mitico erbazzone di Sara! Ecco, quindi, la soluzione definitiva: pasta dell’erbazzone e ripieno a base di avanzi e… formaggino Tincolla. Sì, perchè come ogni colla che si rispetti il nostro surrogato di nonsoche si è rivelato un legante incredibile… Altro che tofu! E il sapore del risultato finale era davvero da leccarsi i baffi (qui dovete abbassare il sopracciglio che state tenendo sollevato da quando avete iniziato a leggere il post e…fidarvi)! Quindi…

INGREDIENTI:
Per la pasta:

  • Farina di farro integrale
  • 1/2 bicchiere di olio evo
  • 1/2 bicchiere d’acqua
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato
  • una presa di sale

Per il ripieno:

  • zucca e broccoli romani cotti al vapore (circa mezzo broccolo di medie dimensioni e 5-6 fettine di zucca)
  • Formaggino “Tincolla”, ottenuto a partire da 50 g di riso
  • sale e pepe qb


Mettere in una ciotola l’acqua, l’olio, il bicarbonato e il sale. Aggiungere la farina poca alla volta, fino a ottenere un impasto sodo e omogeneo, non appiccicoso. Lavorare per qualche minuto l’impasto e lasciarlo riposare al fresco. Intanto schiacciare grossolanamente la zucca e i broccoli, aggiungere il formaggio Tincolla e amalgamare bene il composto, salando e pepando. Prendere l’impasto, dividerlo in due (una parte dev’essere leggermente più grande dell’altra) e stendere con il mattarello due sfoglie sottili. Adagiare la sfoglia di dimensioni maggiori su una teglia ricoperta di carta da forno, spalmarvi il ripieno e chiudere lo pseudo-erbazzone con l’altra sfoglia, arricciando poi i bordi. Cuocere in forno a 200 °C per 30-35 minuti.

Ascolto del giorno: Radio “Note di cucina” (puntata 3)
Ciao ciao!
NdC

One of the most important things, for vegetarians and vegans, is to use imagination. Yesterday, as we often do, we tried to make an experiment: rice cheese! Well… Sometimes something go wrong. The taste was good, but the consistence, very sticky, wasn’t the right one :-/. Could we throw it away? Not at all! It was a perfect binding agent to make a delicious filling for a pie! 🙂

INGREDIENTS for the “Sticky rice cheese ^ ^”:

  • 50 g of rice
  • salt
  • 1 tbsp lemon juice
  • 1 tbsp corn oil
  • 1 teaspoon nutritional yeast flakes
  • 1/4 teaspoon agar agar powder

Overcook the rice in salted water, drain and keep aside the cooking water. With the Minipimer, blend together rice, 6 tablespoons of cooking water,  lemon juice, nutritional yeast flakes and corn oil. Put the mixture in a saucepan, heat and add agar agar powder melted in 2 tablespoons of water. Pour the mixture in a small oiled bowl, let it cool and put it in the refrigerator.

INGREDIENTS for “Erbazzone” pie:

For the pastry:

  • Wholemeal spelt flour
  • 1/2 cup extra virgin olive oil
  • 1/2 cup of water
  • 1/2 teaspoon baking soda
  • a pinch of salt

For the filling:

  • pumpkin and broccoli, steamed (about half a medium-sized broccoli and 5-6 slices of pumpkin)
  • rice cheese
  • salt and pepper to taste

In a large bowl, mix the water, oil, baking soda and salt. Add the flour a little at a time until dough is firm and smooth, not sticky. Work the dough for a few minutes. Meanwhile, crush the pumpkin and broccoli with a fork, add the “cheese” and mix well, seasoning with salt and pepper. Take the dough, divide it into two parts (one part should be a little bit  bigger than the other) and roll out two thin sheets. Put the wider sheet on a baking pan covered with parchment paper, spread the filling on it and cover with the other sheet, then curl the edges. Bake at 200 ° C for 30-35 minutes.

Attenti al vegano!

Ultimo collegamento da Genova della Rossa Cantante prima di tornare nella torrida Firenze e mettersi sotto con le prove, in vista delle 3 repliche dello spettacolo “Dal Trio Lescano agli U2” che il trio “Swing in blue” e l’Orchestra Toscana proporranno nel mese di luglio. A proposito… Se per caso passaste da quelle parti, ecco gli appuntamenti:
– 19 luglio, Altopascio (LU), Teatro Puccini, ore 21.30
– 20 luglio, Corsanico (LU), Pieve San Michele Arcangelo, ore 21.30
– 23 luglio, Santa Fiora (GR), Auditorium della Pescheria, ore 21.30

Fine del messaggio promozionale :-).

Passiamo a un’altra, saliente questione: lo sapevate che i vegani mangiano solo cipolle fritte?
Ebbene, l’anziana ma arzilla proprietaria di una trattoria zeneize “old-style” (per ulteriori informazioni si consulti questo illuminante link), dopo aver avuto a che fare con numerosi adepti di quella misteriosa setta esoterica chiamata “Veganismo”, ne era fermamente convinta. A nulla serviva spiegarle che, dovendo scegliere tra focaccia al formaggio di Recco, ripieni di carne, polpo con patate e frittura di acciughe e anelli di cipolla… sì, il vegano opterebbe per le cipolle, o, nel caso non fosse finita, per una bella farinata: ciò NON implica che egli si nutra ESCLUSIVAMENTE di anelli di cipolla fritti. Pare che agli occhi della gente, comunque, l’immagine del Vegano tenda ad assumere contorni mistici dai risvolti vagamente inquietanti. Si noti anche l’espressione comune “E’ UN Vegano”, invece della più anonima asserzione “E’ vegano”; un po’ come dire: “E’ uno DI LORO!”.
A giudicare da certe fantasiose descrizioni, il Vegano sarebbe quindi uno strano essere mitologico poco incline alle relazioni sociali, generalmente bianchiccio, sospettoso, molliccio e ossuto e affetto da disturbi ossessivo-compulsivi ancora ignoti alla scienza. Fonti non confermate asseriscono che tali individui si ritrovino ogni anno sulla cima del Monte Makalu in occasione del Solstizio di Primavera, per ottimizzare la composizione di nuove flatulente pozioni a base di ingredienti esotici dai nomi impronunciabili. Un esempio: solo pochi giorni fa, Cabrini e la Rossa Cantante se la ridevano sotto i baffi di fronte a una scena esilarante…
Due turisti romani, entrati con convinzione nel bel ristorantino nel centro di Zena in cui i due musicanti si stanno sollazzando festeggiando un certo anniversario, si siedono a tavola sussurrandosi dolci paroline nelle orecchie. Locale chicchettoso quanto basta, personale sorridente e cortese, ma… quale sgomento nei loro occhi, quando gli sguardi famelici arrivano a scorrere il menù! SEITAN?! TEMPEH?! TOFU?! Arghhhh! Un ristorante ALTERNATIVO! Superato il panico iniziale, lui propone di filarsela sfruttando la momentanea assenza del cameriere che li ha accompagnati al tavolo. Lei gli fa notare che hanno già bevuto l’acqua e occupato dei posti, quindi dovrebbero comunque pagare la consumazione. Morale della favola: i due scelgono le pietanze dai nomi più rassicuranti e si mettono l’anima in pace. Un’ora dopo i piatti sono vuoti e gli stomaci soddisfatti e increduli. Detto questo, “Note di cucina”, dopo aver sfornato torte al cioccolato, hamburger, wurstel e polpette…
per non minare eccessivamente le convinzioni di chi ancora crede che i vegetariani/vegani mangino solo lattuga (e, talvolta, paffuti bambini che hanno smarrito la via di casa), pubblicherà con orgoglio la sua prima ricetta per una gustosa insalata estiva. Ciò, ovviamente, non prima di aver compiuto rituali propiziatori ululando alla luna…
INGREDIENTI x 2 persone:

  • insalata mista a piacere (lattuga, radicchio, valeriana, iceberg e chipiunehapiunemetta)
  • 2 pomodori
  • 1/2 avocado
  • 1 C di semi di zucca/girasole)
  • 1 finocchio
  • 200 g di tempeh
  • 1 c di paprika dolce
  • 2 C di tamari
  • lievito alimentare in fiocchi
  • olio evo
  • sale

Tagliare il tempeh a triangolini spessi un po’ meno di 1cm e saltarlo in padella a fuoco medio-alto con un cucchiaio d’olio, unendo il tamari (sempre un cucchiaio) e la paprika; quest’ultima darà carattere al piatto, conferendo al nostro tempeh un gusto forte (noi lo abbiamo ribattezzato “pancetTempeh”:-)). Quando i triangolini saranno dorati e croccanti, spegnere il fuoco. Pulire l’avocado dividendolo in due parti e scavandone l’interno con un cucchiaio, e tagliarlo a dadini. Tagliare a listarelle il finocchio e a fettine sottili il pomodoro. Unire il tutto all’insalata, aggiungere i semi e il tempeh e condire con olio evo, 1 C di tamari e una presa di sale. Servire cospargendo l’insalata con una manciata di lievito in fiocchi.

Ciao ciao!
NdC

INGREDIENTS (serves 2):

 

  • mixed salad as you like (lettuce, radish, iceberg…)
  • 2 tomatoes
  • 1/2 avocado
  • 1 tbsp pumpkin/sunflower seeds
  • 1 fennel
  • 200 g of tempeh
  • 1 tsp sweet paprika
  • 2 tbsp tamari
  • nutritional yeast flakes
  • extra virgin olive oil
  • salt

Cut the tempeh into small triangles, brush a frying pan with 1 tbsp of extra virgin olive oil and roast the tempeh for a few minutes, adding 1 tbsp of tamari and the paprika, which will give the tempeh a strong, delicious taste. When the triangles are crisp and golden brown, turn off the heat. Clean the avocado dividing it into two parts and excavating the inside with a spoon and dice it. Cut the fennel and the tomatoes into thin slices. Combine all the ingredients, add the seeds and season with olive oil, 1 tbsp tamari and a pinch of salt. Serve your salad sprinkled with a handful of yeast flakes.

Pic (nic) Indolor

Ore 8:30, casa Cabrini.
E’ una mattina di solemanontroppo, quella di Pasquetta. Sarà che gli Almost 3 la sera precedente hanno sfornato dei super paninazzi home-made, ma il raptus da gita fuori porta ha contagiato anche loro. Eh, sì. Proprio loro, che in genere evitano le folle come due volpacchiotti del deserto, si ritrovano a inzeppare il paniere con farifrittata, hamburger veg e panini, tutto autoprodotto dall’Azienda Agricola a km zero Musicanti Affamati.

-Ma sì, tanto il tempo regge… Sta spuntando pure un po’ di sole!-
Piano della giornata: camminata sul sentiero panoramico verso Portofino, picnic sulla romanticissima panchina a metà strada, sole caldo e tuttivisserofelicicontentiemagariabbronzati.

Ore 9:30, sempre casa Cabrini.
Rapido sguardo fuori dalla finestra. Del “solemanontroppo” pare essere rimasto solo il “nontroppo”. Niente paura: si passa al piano B: treno per Camogli, pranzetto al sacco in un angolino caratteristico con vista sul mare e tuttivisserofeliciecontentisenzaabbronzatura. Si parte!

Ore 10:00, stazione di Piazza Principe.
Chissà per quale strano fenomeno di telepatia collettiva, TUTTA  Genova ha deciso di prendere QUEL treno, a QUELL’ora e verso QUELLA meta. Venticello polare, 11°C e una densità umana che va contro al principio di impenetrabilità dei corpi. MA c’è pur sempre un Signor Picnic da consumare! Cabrini e la Rossa Cantante non si danno per vinti e affrontano le orde di famigliole festanti sul treno della speranza con indomito coraggio, giungendo a destinazione con un girovita da fare invidia a Audrey Hepburn (merito dell’effetto “inscatolamento selvaggio”).

Ore 10:30, Camogli.
Ah, la meraviglia dei colori, degli scorci, delle onde che si infrangono sulla battigia…!
-Certo che fa freddino, per essere Aprile…-

Ore 11:00, sempre Camogli.
Dubbio amletico: ma il treno era diretto a Camogli o a Goteborg? Urge un caffettino d’orzo anti-naso che cola, giusto per riprendere contatto con mani e piedi ibernati.

Ore 12:00, come sopra.
Una fresca pioggerella tutt’altro che primaverile infradicia anche l’ultimo brandello di speranza in un picnic all’aria aperta. Cabrini guarda BB, BB guarda Cabrini, Cabrini guarda i panini, BB guarda la stazione dei treni…

Ore 12:30, treno della speranza bis, Camogli-Genova
Gli Almost 3 sono musicanti di parola. Il picnic si farà. Così è stato deciso e così sarà.
-Vedrai che a Nervi non piove!-
Growl.
-Era il tuo stomaco?- -No, era il mio.-

Ore 12:45, come sopra, in quel della fermata di Nervi.
Pioggia. Vento.
Ri-growl.
-Stavolta era il mio.-

Morale della favola: il picnic si fa. Qui. Adesso.
Ah, la bellezza del sedile blu vintage del regionale, la soavità del paesaggio che scorre fuori dai finestrini…!
E tuttivisserofelici. E pure contenti. In barba alla gita fuori porta.
-Però, ‘bboni i panini!-

A seguire la ricetta per gli hamburger, ispirata a un’altra “chicca” trovata sull’ultimo, fantastico numero di Terra Nuova.

INGREDIENTI:

  • 90 g di farina di glutine (o seitan istantaneo)
  • 60 g di semi di girasole tritati
  • 80 g di polpa di pomodoro bio
  • 30 g di olio evo
  • 1 c di paprika
  • pepe nero qb
  • cumino qb
  • mezza cipolla rossa
  • 1 pizzico di sale

Rosolare la cipolla tritata finemente con un cucchiaio scarso d’olio (aggiungere un po’ d’acqua, se necessario). Mescolare gli ingredienti secchi (compresi sale e spezie), unire la polpa di pomodoro, il restante olio, il tamari e amalgamare. Trasferire l’impasto su un tagliere, tritarlo con un coltello e formare 3 hamburger pressandoli con le dita in un coppapasta (diametro: 8cm). Disporli su carta da forno e cuocerli a vapore per circa 20 minuti. Dopo averli fatti raffreddare, cuocerli senza aggiunta di olio in una padella antiaderente ben calda.

Ciao ciao!
NdC

Sperimentavoca(n)do

Dopo il soggiorno roman(tic)o, ancora qualche giorno di lontananza tra Cabrini e la Rossa Cantante; l’uno impegnato nelle ultimissime date marchigiane del tour con fior di cenette annesse, l’altra in una toccata e fuga in quel di Firenze, ma con valigia ancora intonsa (biancheria sporca a parte, s’intende!) causa concerto imminente nel cuneese. Come forse qualcuno di voi avrà intuito, quando i chilometri li separano, caratterizza i nostri due beniamini una spiccata propensione a gettarsi sui fornelli al grido di:
-Carenze d’affètto? Affétta!-
Freddure a parte, la Rossa Cantante si piazza dunque ai fornelli comb_attiva e propositiva, puntando sulla tattica del “rischiatutto” e sperimentando all’impazzata qualsiasi idea le ronzi per la testa, complice la presenza di due coraggiose cavie pronte a immolarsi per la causa, alias madre e sorella maggiore (ribadiamo con convinzione il nostro NO alla vivisezione, con la sola eccezione dei due succitati individui, che accettano di sottoporsi volontariamente ai trattamenti). Sarà che ancora non sono stati riscontrati casi di avvelenamento, ma in casa BarBacetto (ecco svelato il mistero del soprannome ‘BB’…) i manicaretti vengono solitamente accolti con entusiasmo. Non fanno eccezione queste crespelle con crema di avocado, broccoli e tofu. Il trucco è quello di far assaggiare il manicaretto PRIMA di elencarne gli ingredienti. Dopo l’approvazione da parte della cavia, si potrà procedere alla descrizione della preparazione, svelando che sì, dentro c’era quell’avocado del diavolo che a una delle due proprio non piace. Eppure… Saranno i capperi, sarà la salsa di soia, sarà quel che sarà, ma le crespelle vegan hanno avuto vita breve. R.I.P…

INGREDIENTI x 4 crespelle:

Per il ripieno:

  •  1/2 avocado di medie dimensioni
  • 150 g di tofu
  • le cime di 1 broccolo
  • 1C di lievito alimentare in scaglie
  • 1 C di capperi dissalati
  • 1/2 bicchiere di acqua di cottura dei broccoli
  • sale, pepe e timo qb

Per le crespelle:

  • 3 C di farina “00”
  • 5 C di farina integrale
  • 2 bicchieri scarsi di latte di soia non zuccherato
  • 1 C di olio evo
  • una presa di sale
  • salsa di soia a piacere
  • olio evo per ungere la padella

Lessare le cime di broccolo in acqua salata per 8 minuti. Scolare e trasferire nel frullatore, unendo il tofu e l’avocado fatti a pezzetti, i capperi, sale, pepe, lievito, timo e l’acqua di cottura (poco alla volta, dosandola in modo da ottenere un composto cremoso). Versare le farine setacciate, il sale e il cucchiaio d’olio in una terrina, aggiungendo il latte di soia poco alla volta mescolando con cura, in modo da evitare la formazione di grumi. Mettere sul fuoco una padella antiaderente capiente dopo averla unta con un po’ di carta assorbente imbevuta d’olio. Quando sarà ben calda, servirsi di un mestolo per dosare l’impasto (una “mestolata” per ogni crespella). Cuocere ogni lato per 2/3 minuti. Spalmare un po’ di crema al centro di ogni crespella e richiuderla arrotolandola. Se siete amanti della salsa di soia, versatene qualche goccia sui vostri “cannoli”, darà una “spinta” in più :-).

Ascolto del giorno: Quartetto Cetra

Ciao ciao!

NdC

Ti lascio un(a) calZone

E’ iniziato il dicembre dei viaggi (meglio spostamenti) per tanti concerti. Guide notturne, nebbioni, treni presi senza prese, soundcheck infiniti e caffettini multipli all’Autogrill quasiSantoSubito. Due trottole che rimbalzano in lungo e largo. Felici ogni tanto di incontrarsi e “scontrarsi” in qualche punto della penisola per poter suonare insieme. Vita da Almost 3. Vita da musicisti e da foodbloggers in perenne movimento. Scrittura da viaggio, di quella portatile e un po’ take away. Quando “diventa” un lusso poter coccolarsi a casa, fare le foto fèscion o progettare una ricetta golosa, ma tranquilli: cisiamoabituati. Dove eravamo rimasti? Ah, la ricetta! Prima di rivelarvela abbiamo pensato di scrivere un itinerario dei nostri concerti di questo mese. Magari qualcuno di voi riesce a partecipare :-). Per info contattateci o date un’occhiata alle nostre pagine Facebook.

07 dicembre Flavia – Blue Dolls Show – Busca (CN)
08 dicembre Flavia/Stefano – Almost 3 – Fiumaretta (SP)
10 dicembre Stefano – Pivio&Aldo de Scalzi – Noirfest Courmayeur (AO)
10 dicembre Flavia- Blue Dolls Show – Crescentino (VC)
11 dicembre Flavia – The Sixters – Parma
15 dicembre Flavia – Blue Dolls Show – Sangano (TO)
16 dicembre Flavia – Blue Dolls Show – Castellone (CR)
16 dicembre Stefano – GnuQuartet/Neri Marcorè Genova
17 dicembre Flavia – The Sixters – Firenze
17 dicembre Stefano – GnuQuartet/Neri Marcorè Genova
20 dicembre Stefano – GnuQuartet/Gino Paoli and friends – Genova
31 dicembre Stefano – GnuQuartet – La Claque – Genova
02 gennaio Flavia/Stefano – Almost 3 – Sestriere (TO)
03 gennaio Flavia/Stefano – Almost 3 – Cesana (TO)

Accorrete!!!!

INGREDIENTI x 2/3 persone:

  • 250 g di farina di farro integrale
  • 1/4 di bicchiere di olio
  • acqua tiepida
  • un pizzico di bicarbonato
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 1 finocchio
  • 150 g di seitan
  • una dozzina di olive verdi
  • sale, pepe e origano cubì

La ricetta per l’impasto di questi cassoni romagnoli è una leccornia di Claudia, che ci ha letteralmente aperto un mondo :-D. Irresistibili!
Dare vita alla “piadina” impastando la farina, l’olio, un pizzico di sale e tanta acqua quanto basta per avere un impasto morbido. Per il ripieno per cui abbiamo optato, preparare il trito con finocchio, seitan e olive, facendolo ‘andare’ in un filo d’olio per una decina di minuti. Salare, pepare e profumare con l’origano. Domenica, replicando la ricetta, ci siamo sbizzarriti in una “farcia” di cavolo rosso, seitan e patate. Dunque… Largo alla fantasia! Salare, pepare e profumare con l’origano. Dividere l’impasto delle piadine in due parti uguali, meglio simili dai 😉 e stenderle sino a ottenere due dischi. Sistemare la farcia su una metà del disco e richiudere, formando un bel calzone (“cassone”, come Claudia ci insegna ;-)). Sigillare bene i bordi “forchettando”. Cuocere in una padella antiaderente ben calda 3 minuti per lato. Creano dipendenza!!!!

Ciao ciao!

NdC

Il Ringraziamento del pollo

Capita di stare via per due giorni in giro per concerti, per forza di cose lontani; uno a casa uno in giro, uno in giro uno a casa. Cene al ristorante, tanta musica, poche ore di sonno, un po’ di “divanite” in arretrato. Cosa c’è di meglio che scendere dal treno all’una e mezza con una fame da gibbone, trovare l’altro che ti aspetta al binario, arrivare a casa trascinandosi dietro la fedele compagna di viaggio Valigia (Luigia per gli amici), aprire il portone e sentire un profumino killer che ti accoglie già dall’androne del palazzo? Stavolta a godere di questo momento idilliaco è stata BB, accolta, al suo ritorno, da un piatto cabriniano che aveva del commovente.

INGREDIENTI x 2 persone:

  • 100 g di riso basmati bollito
  • 150 g di seitan al naturale
  • 140 g di piselli al naturale
  • 200 ml di latte di cocco
  • due cucchiaini di curry circa
  • sale e pepe qb
  • un filo d’olio evo

Tagliare a cubetti piuttosto grossolani il seitan e farlo insaporire per 5 minuti in un filo d’olio insieme ai piselli, salando e pepando a piacere. Aggiungere il latte di cocco e, quando la salsa comincia a rapprendersi, unire il curry, bilanciando la quantità a seconda dei gusti e della consistenza desiderata per la salsa. Servire  con il riso basmati semplice o aromatizzato a piacere (cannella, anice stellato, chiodi di garofano, cardamomo, cumino, ecc.), dopodichè spalmarsi sul divano come foche monache spiaggiate leccandosi i baffi.