Dolci pratiche

Papera

Ingredienti: Mr Cello, uno sgabello (fa pure rima), due tappetini blu e due paia di calzini, possibilmente di colori e fantasie improponibili. Procedimento: carichi come una coppia di novelli sposini usciti dalla prima gita all’IKEA, salite le scale del più grigio e amorfo parcheggio nel cuore del Porto Antico, ignorando gli sguardi inquisitori dei gabbiani-vedetta e le espressioni altrettanto eloquenti di chi il parcheggio lo usa, guarda un po’, per posteggiare la macchina. Siete all’ultimo piano. Uscite. l compagni di avventura yogica sono lì ad aspettarvi. Osservate. Sotto i piedi avete una colata di cemento da far invidia ai bunker della Linea Maginot. Quindi? Quindi andate oltre; il cemento grigio lo copre il tappetino blu. Distendetevi. Respirate. Schiacciate il tasto “On” sulla cordiera di Mr Cello, e lui si accorderà magicamente con i rumori del porto, vibrando in perfetta sincronia con l’aria e scherzando di tanto in tanto con i gabbiani sul risultato del derby Genoa-Samp. Ora aprite gli occhi. Quello che state  assaggiando è una stratosferica (di nome e di fatto) distesa di luce e colore, un immenso origami di cielo e nubi che darebbe del filo da torcere alle più posticce scenografie di Bollywood. Accompagnate la succulenta portata con una corroborante tisana a base di zenzero e anice e assaporate il tutto lentamente. Per ogni respiro un boccone di bellezza. Ecco a voi la ricetta della felicità.

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E poi? Poi c’è il ritorno a casa, con la ciliegina sulla torta (o meglio, con la torta senza la ciliegina).

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INGREDIENTI x una tortiera da 18 cm:

  • 170 g di farina di farro integrale
  • 80 g di zucchero di canna
  • 8 g di lievito in polvere bio
  • 3 piccole pere coscia
  • 50 g di noci
  • 150 g di latte vegetale (preferibilmente già piuttosto dolce, come quello di riso. Noi abbiamo usato latte di miglio aromatizzato carruba, che in questa torta dà veramente il meglio di sé!)
  • 60 g di olio di semi di mais
  • 1 c di cannella in polvere
  • 1 pizzico di sale

Mescolare in una terrina farina, zucchero, cannella e sale. Aggiungere poco alla volta l’olio e poi il latte, mescolando bene. Setacciare il lievito e unirlo all’impasto. Tagliare le pere a fette e aggiungerle infine al composto assieme alle noci sbriciolate. Mescolare bene e versare nella teglia rivestita di carta da forno. Cuocere a 190°C per circa 35 minuti.
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INGREDIENTS (for a 18 cm/7-inch cake pan):

  • 170 g whole spelt flour
  • 80 g of brown sugar
  • 8 g of baking powder
  • 3 small pears
  • 50 g of nuts
  • 150 g of vegetable milk (better if it’s pretty sweet, like rice drink. We used carob flavored millet milk, which really gives this cake its best!)
  • 60 g of corn oil
  • 1/2 teaspoon ground cinnamon
  • 1 pinch of salt

Mix in a bowl flour, sugar, cinnamon and salt. Slowly add the oil and then the milk, stirring well. Sift the baking powder and add it to the mixture. Cut the pears into slices and then add them and the chopped nuts to the mixture. Mix well and pour into the baking tray lined with baking paper. Bake at 190 ° C for about 35 minutes.

Ciao ciao!

NdC

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“Guido” il trattore

16 settembre 2012, ore 09.45: partenza da Ravascletto, meravigliosa oasi di pace nel cuore della Carnia. Ore 18.45 del medesimo giorno: arrivo in quel di Zena. Totale: 9 ore (ebbene sì!) di viaggio e di progressivo “ritorno alla civiltà”. Difficile, difficilissimo spiegare cosa significhi partire da QUI…
e ritrovarsi catapultati nella stazione di Milano a fare lo slaloom tra migliaia di valigie-schiacciasassi, scie chimiche ascellari e schermi pubblicitari con un numero di pollici che neanche i più fantasiosi racconti di Asimov avrebbero potuto concepire. I due Musicanti osservano catatonici lo spaccato di umanità che si para loro davanti, dopodiché si gettano nella calca. Un minuto di silenzio per la fine della settimana di vera Pace montanara DOC (quella in cui se incontri un essere umano per strada, vista l’eccezionalità dell’evento, non solo lo saluti, ma ci scambi anche due chiacchiere… pensate un po’!). E dire che la Rossa Cantante, colta da un raptus di entusiasmo, aveva pure fantasticato su una vita da vera carnica, con tanto di patente per trattore (che abbiamo affettuosamente soprannominato “Guido”)…

Vabbè. Sorvoliamo sulla depressione post-partenza e passiamo alla ricetta. Signori e signore… non ci crederete, ma anche all’Eurospar “locale” (a 20 km da Ravascletto) esistono latte di riso e tofu! Se poi aggiungiamo le mele degli alberi di casa (attimo di commozione per il coraggio dimostrato nel sopravvivere alle ammaccature post-grandinata estiva…),

ecco servito per voi un dessert da giardino coi fiocchi. Considerate che le dosi dipendono molto dal tipo di tofu (che può dare un composto più o meno cremoso) e dalla dolcezza desiderata.
INGREDIENTI x 3/4 persone:

  • 200 g di tofu al naturale tagliato a dadini
  • 1 vasetto di yogurt di soia (noi abbiamo usato quello alla vaniglia, già dolcificato)
  • 2 C di malto di mais (regolatevi, comunque, in base alla dolcezza dello yogurt)
  • 2 mele tagliate a dadini (se preferite potete usare delle pere)
  • 3 C di cocco disidratato in polvere
  • cannella qb
  • 2 C di zucchero

Saltare in padella le mele con lo zucchero, finché non saranno ammorbidite e caramellate. Far lessare il tofu per pochi minuti, scolare e frullare insieme a malto e yogurt. Aggiungere 2 C di cocco e gran parte delle mele e mescolare. Servire la crema in bicchierini, guarnendo con il cocco, la cannella e le mele restanti.
Ascolto del giorno: Stelutis alpinis.

Ciao ciao!
NdC

INGREDIENTS (serves 2-3)

 

  • 200 g of natural tofu, cut into cubes
  • 1 cup soy yogurt (we used the vanilla yogurt, already sweetened)
  • 2-3 tblsp of corn malt (according to the sweetness of your yogurt)
  • 2 apples, diced (you can use pears, if you prefer)
  • 3 tblsp desiccated coconut powder
  • cinnamon to taste
  • tbsp sugar

Pan the apples with sugar, until they are softened and caramelized. Boil the tofu for a few minutes, drain and blend together with malt and yogurt. Add 2 tbsp coconut and most of the apples and blend again. Serve the cream into small glasses and garnish with the coconut, cinnamon and apples.

A volte ritornano…

ATTENZIONE!!! Cabrini e la Rossa Cantante, in collegamento da una Genova fiacca e sudaticcia, ci tengono a rassicuravi sulle loro sorti: NON sono stati fagocitati dalla loro blobbosa pasta madre, NON sono rimasti vittima di avvelenamento a seguito di dubbi esperimenti culinari, NON sono nella lista degli “addotti” dagli alieni e, soprattutto, NON hanno mai smesso di leggere i vostri slurposissimi post! Urge una breve ma doverosa parentesi esplicativa: anche in un momento di crisi come questo, l’estate è il periodo in cui un po’ tutti i Musicanti si ritrovano a errare senza sosta da un palco all’altro, da una città all’altra. Si potranno così osservare chitarristi e bassisti che si trascinano dietro amplificatori alti il doppio di loro (perchè il loro è sicuramente migliore di quello del service), cantanti affette da crisi di panico per l’immancabile (e il più delle volte immaginario) mal di gola da aria condizionata e violoncellisti che rimangono incollati alla vernice del proprio strumento, che con lo zampino del Caronte di turno ha deciso per l’occasione di assumere la consistenza del malto di mais. Perdonateci, dunque, se fino alla fine di questa movimentata stagione il nostro povero blog languirà un po’. Intanto noi ci segniamo le vostre idee culinarie e, da bravi scolaretti, prendiamo appunti. In cucina, però, non demordiamo: Miss Pasta Madre esige attenzioni almeno una volta a settimana, e in cambio regala grandi soddisfazioni. Accendere il forno non è proprio la cosa più salutare, in questo periodo, ma portarsi in viaggio paninazzi veg interamente fatti in casa non ha veramente prezzo. Niente di meglio, per consolare il povero musicista afflitto dai ritardi di Trenitalia e da nugoli di zanzare inferocite. Prima di passare a una semplice e rinfrescante ricetta, eccovi un assaggio virtuale del pane di Casa Cabrini…
Questa, invece, è un’idea sfiziosa per dei dolcetti al cucchiaio ideali per concludere in bellezza e senza mattoni sullo stomaco una cena estiva fra amici.
INGREDIENTI x 4 mini-dessert:

  • 300 g di latte di riso + mandorla (o solo di mandorla, o di riso)
  • 35 g di amido di mais
  • 4 C di sciroppo di riso se il latte non è già dolcificato o, in caso contrario, 1 C
  • un pizzico di vaniglia in polvere
  • la scorza di un limone
  • cannella, cioccolato fondente, granella di nocciole, composta ai frutti di bosco, cocco e chipiùnehapiùnemetta per decorare

Versare la maizena in un pentolino e stemperarla con il latte, aggiungendolo poco alla volta e mescolando con cura. Mettere il pentolino sul fuoco e continuare a mescolare, in modo che non si formino grumi. Una volta raggiunta l’ebollizione, far bollire ancora per 2 minuti e spegnere il fuoco. Far riposare per 5 minuti e versare la crema in 4 piccole coppette, decorando a piacere. Lasciare in frigorifero fino al momento di servire.
Vi lasciamo con una foto della Rossa Cantante impazzita sulla spiaggia prima del recente concerto a Casablanca e con la nostra ultima creazione musicale :-).


Ciao ciao!

NdC

INGREDIENTS (serves 4):

 

  • 300 g of rice+almond milk  (or just almond milk, or rice milk)
  • 35 g of corn starch
  • 4 tbsp rice syrup if the milk is not sweetened or, otherwise, 1 tbsp
  • a pinch of vanilla powder
  • the zest of one lemon
  • cinnamon, chocolate, chopped hazelnuts, jam, coconut powder and everything you like to decorate

Pour the cornstarch in a small saucepan and add the milk a little at a time, stirring carefully. Put the pan on the heat and continue to stir so that no lumps are formed. Once you reach a boil, boil for 2 minutes and turn off the heat. 5 minutes later, pour the cream into 4 small bowls, garnishing as desired. Leave in the refrigerator until the time of serving.

Tempo di tempeh…

We’re back! Altro periodo di scorribande nella penisola, incastrati tra la folla urlante e sudaticcia del concertone del primo maggio, date Almost 3, convegno fiorentino di Terra Nuova sulla decrescita felice e scoperta di un ristorantino veg da leccarsi le orecchie (‘Dolce Vegan’, in via S.Gallo a Firenze).

Finalmente a casa con mille idee su nuove ricette da sperimentare, ci siamo accorti che il nostro povero blog languiva, abbandonato a se stesso.
Questione annosa: chi di voi ama il tempeh? Il mondo sembra dividersi in due fazioni: quelli che non lo conoscono e quelli a cui non piace :-O. Abbiamo infatti constatato con amarezza che i quintali di libri di cucina che abbiamo accumulato nel tempo dedicano pagine e pagine al blasonato fratello Tofu, relegando il poveretto a un paragrafino striminzito (quando va bene). Diciamoci la verità: l’aspetto “cervellotico” non è propriamente fashion, e l’idea che in fondo non sia altro che un panetto di fagioli fermentati farebbe fuggire all’istante anche l’intestino più audace. A ben vedere, però, un gruppetto di sostenitori accaniti (anche tra voi bloggers!) lo ha racimolato anche lui. Potevano gli Almost 3 non abbracciare la causa di un povero emarginato? Certo che no. Dobbiamo confessarlo: la prima volta che lo abbiamo provato, convinti che nulla avrebbe potuto fermarci, è stata anche la prima in vita nostra in cui qualcosa è finito direttamente dalla padella alla spazzatura (N.B: se c’è una cosa che detestiamo, è buttare il cibo!). Il primo assaggio, seguito da espressioni di delusione/disgusto/depressione post-fallimento culinario, non ha lasciato adito a dubbi: BLEAH! Siamo quindi passati a secondo, terzo, quarto boccone, nella speranza che il BLEAH lasciasse il posto a un BLEAHINO e poi a un “Ma sai che in fondo….!”. Niente da fare. BLEAH, BLEAH e RIBLEAH. Ma gli Almost 3 non si arrendono facilmente. Ci sono voluti 6 mesi prima che il pensiero che la marca potesse fare la differenza sfiorasse il nostro cervello. Forti di una rinnovata speranza, dunque, abbiamo optato (si può dire?) per il marchio “Fonte della vita”. Però! Completamente diverso! Gusto molto meno aggressivo, papille gustative quasi folgorate al primo assaggio. Dunque il nostro uhlmaniano amico ritrovato ci accompagna in cucina ormai da un annetto, eppure… Arcipuffolina, anche noi ci siamo resi conto di averlo ingiustamente ignorato, all’interno del blog! Sembra che il tempeh si porti dietro un alone di sfiga dalla nascita. Non potevamo non rimediare, quindi, dedicandogli una ricetta. C’è da dire che abbiamo sperimentato parecchio, perchè il gusto forte di questa pietanza necessita di “compagni” altrettanto spavaldi, in grado di tenergli testa. Niente di meglio, quindi, di asparagi, cavolo cappuccio e… Tanto curry!

Prima di passare alla ricetta, altre due considerazioni.
1) E’ ottimo tagliato a triangolini e cotto al forno, dopo una marinatura a base di tamari, aceto di riso, acqua, zenzero e malto di mais (ricetta trovata saltellando per il web, quando ancora non sapevamo dove mettere le mani).
2) L’ideale, se lo si salta in padella, è tagliarlo a fettine molto sottili. In questo modo si insaporirà al meglio e il suo gusto deciso non prenderà il sopravvento sugli altri ingredienti.
INGREDIENTI x 2 persone:

  • 4 foglie grandi di cavolo cappuccio
  • una dozzina di asparagi
  • 200/250g di tempeh
  • 1 c abbondante di curry
  • 2 C di tamari
  • sale qb
  • 1 C di olio evo

Tagliare a striscioline il cavolo cappuccio e a fettine sottili il tempeh. Privare gli asparagi della parte più dura dei gambi e tagliarli in diagonale a rondelle. Far scaldare l’olio in una padella antiaderente, dopodichè aggiungere le verdure, salarle e farle saltare. Dopo circa 5 minuti unire il tempeh, il tamari e il curry e, se necessario, un po’ d’acqua calda, per evitare che il tutto si attacchi. Coprire e cuocere per altri 5 minuti, aggiustando di sale alla fine.

Ascolto del giorno: GnuQuartet al primo maggio!

Ciao ciao!

NdC

  INGREDIENTS (serves 2):

 

  • 4 large leaves of cabbage
  • a bunch of asparagus spears, tough ends trimmed or peeled
  • 200/250 g of tempeh
  • 1 tsp of curry
  • 2 tbsp tamari
  • salt to taste
  • 1 tbsp extra virgin olive oil

Cut the cabbage into thin strips and slice the tempeh.  Cut asparagus diagonally. Heat the oil in a pan, then add the vegetables. Season with salt and toss. After about 5 minutes add tempeh, tamari and the curry and, if necessary, a bit of hot water, in order to prevent sticking. Cover and cook for another 5 minutes, adding salt at the end.

Pic (nic) Indolor

Ore 8:30, casa Cabrini.
E’ una mattina di solemanontroppo, quella di Pasquetta. Sarà che gli Almost 3 la sera precedente hanno sfornato dei super paninazzi home-made, ma il raptus da gita fuori porta ha contagiato anche loro. Eh, sì. Proprio loro, che in genere evitano le folle come due volpacchiotti del deserto, si ritrovano a inzeppare il paniere con farifrittata, hamburger veg e panini, tutto autoprodotto dall’Azienda Agricola a km zero Musicanti Affamati.

-Ma sì, tanto il tempo regge… Sta spuntando pure un po’ di sole!-
Piano della giornata: camminata sul sentiero panoramico verso Portofino, picnic sulla romanticissima panchina a metà strada, sole caldo e tuttivisserofelicicontentiemagariabbronzati.

Ore 9:30, sempre casa Cabrini.
Rapido sguardo fuori dalla finestra. Del “solemanontroppo” pare essere rimasto solo il “nontroppo”. Niente paura: si passa al piano B: treno per Camogli, pranzetto al sacco in un angolino caratteristico con vista sul mare e tuttivisserofeliciecontentisenzaabbronzatura. Si parte!

Ore 10:00, stazione di Piazza Principe.
Chissà per quale strano fenomeno di telepatia collettiva, TUTTA  Genova ha deciso di prendere QUEL treno, a QUELL’ora e verso QUELLA meta. Venticello polare, 11°C e una densità umana che va contro al principio di impenetrabilità dei corpi. MA c’è pur sempre un Signor Picnic da consumare! Cabrini e la Rossa Cantante non si danno per vinti e affrontano le orde di famigliole festanti sul treno della speranza con indomito coraggio, giungendo a destinazione con un girovita da fare invidia a Audrey Hepburn (merito dell’effetto “inscatolamento selvaggio”).

Ore 10:30, Camogli.
Ah, la meraviglia dei colori, degli scorci, delle onde che si infrangono sulla battigia…!
-Certo che fa freddino, per essere Aprile…-

Ore 11:00, sempre Camogli.
Dubbio amletico: ma il treno era diretto a Camogli o a Goteborg? Urge un caffettino d’orzo anti-naso che cola, giusto per riprendere contatto con mani e piedi ibernati.

Ore 12:00, come sopra.
Una fresca pioggerella tutt’altro che primaverile infradicia anche l’ultimo brandello di speranza in un picnic all’aria aperta. Cabrini guarda BB, BB guarda Cabrini, Cabrini guarda i panini, BB guarda la stazione dei treni…

Ore 12:30, treno della speranza bis, Camogli-Genova
Gli Almost 3 sono musicanti di parola. Il picnic si farà. Così è stato deciso e così sarà.
-Vedrai che a Nervi non piove!-
Growl.
-Era il tuo stomaco?- -No, era il mio.-

Ore 12:45, come sopra, in quel della fermata di Nervi.
Pioggia. Vento.
Ri-growl.
-Stavolta era il mio.-

Morale della favola: il picnic si fa. Qui. Adesso.
Ah, la bellezza del sedile blu vintage del regionale, la soavità del paesaggio che scorre fuori dai finestrini…!
E tuttivisserofelici. E pure contenti. In barba alla gita fuori porta.
-Però, ‘bboni i panini!-

A seguire la ricetta per gli hamburger, ispirata a un’altra “chicca” trovata sull’ultimo, fantastico numero di Terra Nuova.

INGREDIENTI:

  • 90 g di farina di glutine (o seitan istantaneo)
  • 60 g di semi di girasole tritati
  • 80 g di polpa di pomodoro bio
  • 30 g di olio evo
  • 1 c di paprika
  • pepe nero qb
  • cumino qb
  • mezza cipolla rossa
  • 1 pizzico di sale

Rosolare la cipolla tritata finemente con un cucchiaio scarso d’olio (aggiungere un po’ d’acqua, se necessario). Mescolare gli ingredienti secchi (compresi sale e spezie), unire la polpa di pomodoro, il restante olio, il tamari e amalgamare. Trasferire l’impasto su un tagliere, tritarlo con un coltello e formare 3 hamburger pressandoli con le dita in un coppapasta (diametro: 8cm). Disporli su carta da forno e cuocerli a vapore per circa 20 minuti. Dopo averli fatti raffreddare, cuocerli senza aggiunta di olio in una padella antiaderente ben calda.

Ciao ciao!
NdC

A-Roma

Quasi alla fine di questo lungo periodo nella capitale; Almost 3 in versione “Vacanze romane”, a spasso per la città con un entusiasmo da Giovani Marmotte. A seguire i punti salienti del soggiorno…
Individuazione immediata del più vicino negozietto “Notedicucina-style” con conseguente scorta di seitan, latte d’avena e tofu (di cui il correttore automatico di TextEdit pare non contemplare l’esistenza, visto che continua a sostituirlo con “tufo”, decisamente friabile ma certamente più indigesto); visita al nuovissimo e imperdibile museo d’arte contemporanea Maxxi, la cui variopinta e contorta struttura vale già il costo del biglietto, e alla collezione stabile del Museo di Arte Moderna di villa Borghese, con Klimt, Fattori e Mirò mozzafiato appostati dietro ogni angolo come se niente fosse;

attacchi di fame chimica in pieno Foro romano (mai sottovalutare il tempo che richiede una visita ai reperti romani ed entrare all’ora di pranzo: gli ipnotici dedali del Foro non vi restituiranno alla città prima delle 3 e mezza del pomeriggio…);

scoperta delle meraviglie del quartiere Coppedè in compagnia degli zii romani della Rossa Cantante (case da fiaba, da gustarsi in ogni piccolo particolare: dalle inferriate degli ascensori alle decorazioni campanelli); muro di suono spettina-pubblico all’Angelo Mai di uno GnuQuartet in versione rocchettara cassain4edistorsori; chilometriche passeggiate per centro e parchi con annessi postumi serali (ma volete mettere la soddisfazione di sfoggiare sotto gli alluci vesciche ecosostenibili?); e infine…la mostra di Steve McCurry al Macro (ex mattatoio al Testaccio). Immagini forti racchiuse in una struttura che già di per sé colpisce con i crudi particolari che ricordano continuamente al visitatore la sua precedente funzione.

Poi esci dalla mostra, ti volti a guardare il retro del triste panorama e scopri una realtà che, per il contesto in cui è inserita, acquista un valore doppio. Un mercatino bio con banchetti e bancarelle di tutti i tipi, libreria, bar, stand dell’Equo e solidale, mini-supermarket di prodotti a chilometri zero e biosteria chicchettosamanontroppo. Tante proposte per i vegetariani, un po’ meno per i vegani; in ogni caso la zuppa di ceci era una delizia (abbiamo appena deciso che nella prossima vita rinasceremo cani, così finalmente coroneremo il sogno di leccare senza ritegno la scodella).

Che altro aggiungere? Non basterebbero 6 mesi per scovare tutte le meraviglie di una città caotica, satura, contraddittoria, ma al tempo stesso di un’unicità e di una bellezza disarmanti. E adesso, in onore alle strutture geometriche del Maxxi, ecco i cubotti al grano saraceno.

INGREDIENTI:

  • 1 vasetto di yogurt di soia
  • 3 vasetti di farina di grano saraceno
  • 2 vasetti di zucchero integrale
  • 1/2 vasetto di semi o evo
  • la scorza grattugiata di un limone bio
  • 1 bustina di lievito al cremortartaro
  • 4-5 noci normali
  • 4-5 noci brasiliane
  • una manciata di pinoli
  • latte di soia qb

Versare in una terrina lo yogurt, utilizzando poi il vasetto per dosare gli altri ingredienti. Mescolare farina, zucchero e lievito e aggiungerli allo yogurt, unendo poi la scorza di limone, l’olio e la frutta secca. A questo punto non disperate: non dovrete usare il vostro impasto come malta per un nuovo muretto in giardino (l’aspetto e la consistenza sono più o meno quelli). Basterà aggiungere latte di soia poco per volta, finchè il composto non risulterà abbastanza morbido da essere mescolato con facilità. Versare in una teglia rettangolare a bordi alti rivestita con carta da forno e infornare a 180°C per 35-40 minuti. Dopo averla lasciata raffreddare, spolverare la torta con zucchero a velo e tagliarla a cubetti. Se poi vi trovate in quel di Roma, il consiglio è di farcirla con quella meraviglia che è la marmellata di visciole. Slurp!

Ascolto del giorno: ‘Er barcarolo romano

Ciao ciao! NdC

Il post giusto dove mangiare!

Fine settimana bolognese per questa sesta settimana del tour di “Eretici e corsari”. Non poteva capitarci un post(o) migliore! Stavolta i nostri spostamenti sono stati preceduti da un planning degno di un’operazione della CIA, con tanto di mappe prestabilite e percorsi precisi al millimetro che unissero hotel, teatro e… Luogo in cui mangiare “alla nostra maniera”(cene incastrate tra soundcheck e spettacolo incluse).
Tre buoni motivi per trovare in Bologna l’habitat ideale:

1- Una gitarella al Museo Morandi a Palazzo d’Accursio, con relative vedute dall’alto di Piazza Maggiore.


2- Caffettino da Eataly sfogliando libri di cucina alle “Librerie coop” e scovando “Piccola pasticceria naturale” di Boscarello che spunta dallo scaffale più nascosto.


3- Sfamarsi e sbavare come boxer al “Centro Natura”, self service e take away in via degli Albari. Due parolette in più per questa fantastica scoperta: il posto che ognuno vorrebbe dietro casa e che rimpiangeremo a lungo, con una varietà di cibi bio/vegetariani/vegani e una qualità mai trovate. Qualche esempio, tanto per rendere l’idea delle cose assaggiate: polpette di seitan  con salsa di funghi, insalata tricolore con salsa di mele, stufato di zucca, bietole e sedano rapa, semifreddo ai datteri, kanten di castagne e mele e copiose spolverate di lievito alimentare/germe di grano/gomasio.

Veniamo alla ricetta di oggi, sempre sfruttando l’archivio accumulato da Cabrini nel suo fine settimana di “riposo” :-). Una piccola anticipazione da un’altra recente scoperta, un libro di cui vi parleremo presto, comprato dal Maestro in un attacco di cenerentolite (le massaie gli fanno un baffo…).

INGREDIENTI x 4 persone:

  • 100 g di rucola
  • 5/6 noci
  • una manciata di pinoli
  • 1 o 2 zucchine
  • qualche cucchiaio di acqua tiepida
  • sale qb
  • pane

Frullare la rucola spezzettata con le noci e i pinoli. Non servirà olio, perchè quello che rilasciano naturalmente le noci sarà sufficiente a rendere cremosa la salsa; basterà aiutarsi aggiungendo l’acqua tiepida in base alla consistenza desiderata. Aggiustare di sale la crema. Tostare le fette di pane in forno e grigliare le zucchine, tagliate sottili per lungo. Comporre i crostini spalmando la crema e adagiandovi un “nastro” di zucchina.

Ascolto del giorno: Ella&Louis.

Ciao ciao!

NdC

To(u)rta da viaggio

Cari amici, eccoci all’ennesima postata di “Violoncell(err)ando“. In collegamento, in diretta da Firenze, abbiamo Cantante Rossa, appena separatasi da un Cabrini impegnato a difendere un povero strumento inerme (che ormai regge il ponti-cello con la sola forza di volontà) dagli attacchi dei -17°C di Pavia. Riassunto flash delle puntate precendenti: Pallettate di neve e piedi ibernati a rischio amputazione in quel di Modena, receptionists molesti che chiamano in camera con nonchalance all’una di notte per avere informazioni sullo sconosciuto vicino di stanza (un certo Marcelo Gonzales), 45 gradi in hotel e -10 fuori con relativi scompensi nella termoregolazione interna, treni… Vabbè (Pietoso Velo, aiutaci tu), quintali di verdure bollite e pane (pretendere di essere vegetariani in Emilia è più o meno come chiedere un crodino all’Oktoberfest), donne delle pulizie indemoniate che si litigano lo swiffer alle 8 di mattina proprio davanti alla porta della tua stanza, intossicazioni alimentari da PAA (Peperone Agliato Assassino), uno GnuQuartet in splendida forma che sconvolge tranquilli locali (nel senso di “pub”, ma anche di attoniti “nativi del luogo”) sciorinando a sorpresa pezzi dei Muse con un’energia più da rinoceronte che da ungulato (siam mica qui a smacchiare i giaguari…), ecc. ecc. Ecco. Dopo tutto ciò, immaginiamo Cabrini e BB finalmente di ritorno a casa, mentre percorrono controvento e carichi come muli i 100 metri che li separano dall’amato Nido con le stalattiti che pendono dal naso; giunti al portone e infilata la chiave nella toppa, pregustandosi l’agognato calduccio domestico, si trovano invece a far capolino in una cella frigorifera. Ora, è risaputo che le caldaie vanno talvolta in blocco a causa di imprevedibili cali di pressione; noto a pochi è però il fatto che, per farlo, attendono con minuziosa, malvagia pianificazione il momento di maggior bisogno. Lo stesso comportamento ostile assume il Salvavita, che se ne infischia dei tuoi geloni e decide che la combo “forno+stufetta+microonde” non è proprio sostenibile -senza se e senza ma!- e che sì, se non vuoi finire come l’uomo di Similaun devi accendere una candela (o un cero alla Madonna?), cercare la chiave sepolta chissadove e scendere in cantina a riattivare il contatore, ovviamente riuscendoci solo al terzo tentativo. Dopo tutto ciò, affamati e in procinto di gettare la spugna di fronte a un frigo più vuoto della scatola cranica di Flavia Vento che evidentemente aderisce al complotto degli elettrodomestici (si veda il riferimento a un certo monologo di un certo Marcorè in un certo spettacolo…), i nostri eroi ricordano improvvisamente quel tranquillo sabato pomeriggio culinario di una settimana fa. Aprono il freezer e LEI è lì, che li guarda serafica con materna benevolenza…

INGREDIENTI:

Per la pasta

  • 250 g di farina integrale
  • 4 C di olio evo
  • acqua qb
  • una presa di sale fino
Per il ripieno:
  • 500 g di cime di broccolo
  • 200 g di seitan al naturale
  • 2 manciate di olive nere denocciolate
  • 1 C di tamari
  • 2-3 C di olio evo

Impastare la farina e il sale con l’olio e l’acqua (aggiungendone poca alla volta per regolarsi meglio). Quando la pasta avrà la giusta consistenza, preparare la classica “palla”, coprire con un panno e lasciare riposare per almeno 30 minuti. Nel frattempo lessare le cimette di broccolo per 5 minuti in acqua salata, tagliare a dadini il seitan e sminuzzare le olive. Dopo aver scolato le cime, spezzettarle grossolanamente con il coltello e trasferirle in una padella antiaderente oliata (1 cucchiaio è sufficiente) insieme al seitan e le olive. Cuocere ancora per una decina di minuti, aggiungendo il tamari e via via un po’ di acqua calda, se necessario. Intanto stendere due sfoglie con l’impasto precedentemente preparato e adagiare la prima su una teglia rivestita di carta da forno. Riempire poi con i broccoli, le olive e il seitan e chiudere la torta salata con la seconda sfoglia, spennellandone poi la superficie con un po’ d’olio. Cuocere in forno a 200°C per 30 minuti.

Ascolto del giorno: Muse

Ciao ciao!

NdC

U-don-tres…

ZUPPAsito palante Maria…

Scusate.
E’ il freddo che dà alla testa…


Lasciamo Ricky Martin alle sue mossette da macho(…) latino e torniamo alla cucina, che è meglio. Come promesso, eccoci in collegamento in diretta dalla stanzetta d’hotel di una Modena imbiancata e imbacuccata. Avessimo una casseruola di questa zuppa sotto mano, in questo momento, probabilmente ci infileremmo direttamente in pentola noi, tanto per riprendere contatto con i pollicioni dei piedi assiderati; ma -ahinoi- possiamo solo accontentarci del ricordo che ha lasciato domenica a pranzo alle nostre papille gustative, felici di godersi finalmente il ritorno a casa e ignare del destino ramingo che le avrebbe ancora attese per più di un mese. Un zuppetta confortante finto-Japanese da mangiare con le bacchette o le cannucce, se si è in difficoltà (così si tirano su spaghetti e brodaglia in un colpo solo e non ci si pensa più). La ricetta da cui abbiamo preso spunto prevedeva lenticchie di Castelluccio, tubetti, aglio, salvia, miso e cipolla. Dopo l’apertura di qualche sportello, Cabrini ha finto estrema consapevolezza e ispirazione e sfoderato con nonchalance una ricetta-variante (nel senso che dell’originale sono rimasti praticamente solo sale e pepe) a base di lenticchie Beluga e udon, probabilmente dimenticati in epoche remote da un precedente inquilino del Sol Crescente (questa è per i musicisti :-)).

INGREDIENTI x 4 persone:

  • 200 g di lenticchie beluga o di Castelluccio
  • 200 g di udon di riso
  • 5 cipollotti
  • 2 C di olio evo
  • 1 foglia di alloro
  • 1 rametto di rosmarino
  • 300 g di polpa di pomodoro bio
  • 1,5 l di brodo vegetale circa
  • sale e pepe qb

Fare appassire nell’olio i cipollotti tagliati fini con un pizzico di sale; aggiungere poi le lenticchie, l’alloro e il rosmarino e mescolare. Unire il pomodoro e circa metà del brodo, poi cuocere per 3o minuti salando leggermente. Versare il brodo rimanente, riportare a ebollizione e buttare la pasta (il tempo di cottura è di circa 8 minuti); infine aggiustare di sale e pepe. Lasciar riposare per qualche minuto prima di servire.

Ascolto del giorno: Zoe Keating

Ciao ciao!

NdC

Ti lascio un(a) calZone

E’ iniziato il dicembre dei viaggi (meglio spostamenti) per tanti concerti. Guide notturne, nebbioni, treni presi senza prese, soundcheck infiniti e caffettini multipli all’Autogrill quasiSantoSubito. Due trottole che rimbalzano in lungo e largo. Felici ogni tanto di incontrarsi e “scontrarsi” in qualche punto della penisola per poter suonare insieme. Vita da Almost 3. Vita da musicisti e da foodbloggers in perenne movimento. Scrittura da viaggio, di quella portatile e un po’ take away. Quando “diventa” un lusso poter coccolarsi a casa, fare le foto fèscion o progettare una ricetta golosa, ma tranquilli: cisiamoabituati. Dove eravamo rimasti? Ah, la ricetta! Prima di rivelarvela abbiamo pensato di scrivere un itinerario dei nostri concerti di questo mese. Magari qualcuno di voi riesce a partecipare :-). Per info contattateci o date un’occhiata alle nostre pagine Facebook.

07 dicembre Flavia – Blue Dolls Show – Busca (CN)
08 dicembre Flavia/Stefano – Almost 3 – Fiumaretta (SP)
10 dicembre Stefano – Pivio&Aldo de Scalzi – Noirfest Courmayeur (AO)
10 dicembre Flavia- Blue Dolls Show – Crescentino (VC)
11 dicembre Flavia – The Sixters – Parma
15 dicembre Flavia – Blue Dolls Show – Sangano (TO)
16 dicembre Flavia – Blue Dolls Show – Castellone (CR)
16 dicembre Stefano – GnuQuartet/Neri Marcorè Genova
17 dicembre Flavia – The Sixters – Firenze
17 dicembre Stefano – GnuQuartet/Neri Marcorè Genova
20 dicembre Stefano – GnuQuartet/Gino Paoli and friends – Genova
31 dicembre Stefano – GnuQuartet – La Claque – Genova
02 gennaio Flavia/Stefano – Almost 3 – Sestriere (TO)
03 gennaio Flavia/Stefano – Almost 3 – Cesana (TO)

Accorrete!!!!

INGREDIENTI x 2/3 persone:

  • 250 g di farina di farro integrale
  • 1/4 di bicchiere di olio
  • acqua tiepida
  • un pizzico di bicarbonato
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 1 finocchio
  • 150 g di seitan
  • una dozzina di olive verdi
  • sale, pepe e origano cubì

La ricetta per l’impasto di questi cassoni romagnoli è una leccornia di Claudia, che ci ha letteralmente aperto un mondo :-D. Irresistibili!
Dare vita alla “piadina” impastando la farina, l’olio, un pizzico di sale e tanta acqua quanto basta per avere un impasto morbido. Per il ripieno per cui abbiamo optato, preparare il trito con finocchio, seitan e olive, facendolo ‘andare’ in un filo d’olio per una decina di minuti. Salare, pepare e profumare con l’origano. Domenica, replicando la ricetta, ci siamo sbizzarriti in una “farcia” di cavolo rosso, seitan e patate. Dunque… Largo alla fantasia! Salare, pepare e profumare con l’origano. Dividere l’impasto delle piadine in due parti uguali, meglio simili dai 😉 e stenderle sino a ottenere due dischi. Sistemare la farcia su una metà del disco e richiudere, formando un bel calzone (“cassone”, come Claudia ci insegna ;-)). Sigillare bene i bordi “forchettando”. Cuocere in una padella antiaderente ben calda 3 minuti per lato. Creano dipendenza!!!!

Ciao ciao!

NdC