America’s cups

Può capitare che Cabrini, sfogliando virtualmente riviste digitali (si trova bene, ma ancora soffre per non potersi leccare il dito tra una pagina e l’altra), se ne esca fuori con: -Dai, domattina proviamo le cups e i tablespoons!-.
!!!
Dopo oltre due anni di vita insieme, la Rossa Cantante scopre gli scheletri nelsecondocassettopartendodall’alto del mobile della cucina. Da qui l’impellente necessità di testare questi simpatici aggeggini con una ricetta really anglosaxon.
A venire in soccorso ai nostri eroi è LEI. Astro nascente della cucina vegan, vincitrice del programma “Cupcake Wars” e donna dall’intramontabile sorriso a 83 denti (niente paura: tra un’inquadratura e l’altra abbiamo notato una lieve variazione nell’inclinazione del lembo sinistro del labbro superiore). Dunque… Pancakes per tutti! Per chi non avesse i suddetti aggeggini, ecco un utilissimo link per la conversione delle dosi.

INGREDIENTI x 2 persone:

  • 1 cup di farina 00
  • 1 tablespoon di lievito in polvere bio
  • 1/2 teaspoon di sale
  • 1/4 di teaspoon di cannella in polvere
  • 3/4 di cup (meglio scarsi, per mantenere la consistenza meno liquida) di acqua
  • 3 tablespoons di sciroppo d’acero, più altro per guarnire
  • frutta a piacere (fichi, frutti di bosco, mirtilli…)
  • olio di mais bio

In una terrina mescolare farina, lievito, sale e cannella. In un altro recipiente miscelare acqua e sciroppo e versarli nella terrina con gli ingredienti solidi. Amalgamare il tutto con una frusta. Ungere una padella antiaderente e versare 1/4 di cup per ogni pancake. Girare quando sulla superficie appariranno delle bollicine e cuocere l’altro lato per circa 1 minuto. Servire con frutta a piacere, aggiungendo eventualmente qualche goccia di sciroppo d’acero.

INGREDIENTS (serves 2):

  • 1 cup all-purpose flour
  • 1 tablespoon baking powder
  • 1/2 teaspoon salt
  • 1/4 teaspoon ground cinnamon
  • 3/4 cup water
  • 3 tablespoons maple syrup, plus extra for serving
  • fresh fruit
  • corn oil

In a large bowl, whisk together flour, baking powder, salt and cinnamon. In a separate small bowl, whisk together water and maple syrup. Add the liquid to the flour mixture and whisk until just combined. Lightly oil a large nonstick skillet and heat over medium-high heat. For each pancake, pour 1/4 cup of batter onto the skillet. When small bubbles appear in the center of the pancake, it’s time to flip it. Let it cook on the other side until lightly browned, about 1 minute. Serve pancakes with fresh fruit and maple syrup.

Ascolto del giorno: Muse

Ciao ciao!
NdC

Pancettempeh!

-Ho messo su un po’ di pancetta…-

-Pancetta? Ma va’, sei un figurino!-

-Ma no, dico sulla zuppa!-

…attimi di silenzio…

-Tesoro, ma non eravamo vegetariani?-

-E dire che l’avevo presa rossa, pensando che le bionde fossero svampite… E’ “pancettempeh”, BB! Sveglia!-

Ebbene sì. Torna l’autunno, torna il tempeh in casa Cabrini. Sarà anche esotico, sfigatello e sottovalutato dai più per il suo gusto particolare, ma noi non possiamo che  confermare il nostro parere: è un GRANDE ingrediente. Per dimostrarvelo, è con immenso orgoglio che vi presentiamo il parto del giorno: pancettempeh e zuppa di funghi porcini.

INGREDIENTI x 2 persone:

  • 250 g di funghi porcini già puliti e tagliati a dadini
  • 200 g di patate a dadini
  • 750 g di brodo vegetale
  • 1 cipollotto/porro/scalogno (a seconda dei gusti) tagliati sottili
  • maggiorana fresca
  • olio evo qb
  • sale e pepe qb
  • 4 fettine sottili di tempeh
  • paprika dolce o pimenton (paprika affumicata)
  • 1 C di salsa di soia

Per la zuppa:

Insaporire per 1 minuto in un cucchiaio d’olio i funghi, la patata e il cipollotto. Coprire con il brodo bollente e proseguire la cottura a fuoco medio con il coperchio per circa 30 minuti. Frullare con il Minipimer e aggiustare di sale e pepe.

Per la pancettempeh:
Arrostire le fettine di tempeh in una padella antiaderente con 1 cucchiaio d’olio e la salsa di soia, aggiungendo sale, pepe e abbondante paprika. Quando le fettine saranno ben dorate, spegnere il fuoco.

Servire la zuppa decorandola con il tempeh.

Ascolto del giorno: Metamorfosi

Ciao ciao!

NdC

INGREDIENTS (serves 2):

 

  • 250 g porcini mushrooms, already cleaned and cut into cubes
  • 200 g potatoes, diced
  • 750 g of vegetable broth
  • 1 spring onion / leek / scallion (according to taste), thinly sliced
  • fresh marjoram
  • extra virgin olive oil to taste
  • salt and pepper to taste
  • 4 thin slices of tempeh
  • sweet paprika or pimenton
  • 1 tbsp soy sauce

Flavor for 1 minute in a tablespoon of olive oil mushrooms, potatoes and onions. Cover with the boiling broth and cook over medium heat with the lid on for about 30 minutes. Blend with the Minipimer and season with salt and pepper.

Roast the slices of tempeh in a pan with 1 tablespoon oil and soy sauce, adding salt, pepper and paprika. When the slices are golden brown, turn off the heat.

Serve the soup decorating it with tempeh.

150 sfumature di verde…

Avete mai provato a contare le sfumature di verde di un bosco? Ecco. Provateci. Specialmente se siete succubi del nuovo fenomeno editoriale che imperversa in autogrill, edicole, librerie ed e-book stores. Non ce ne voglia l’autore (i libri non li abbiamo neanche letti), ma di  grigio, rosso e nero non se ne può davvero più. Anche quest’estate di “fenomeni” ne abbiamo sopportati a sufficienza: allegri pulcini stesi da crudeli trattori (siamo un blog cruelty-free, ma forse in questo caso il trattore l’avremmo guidato volentieri noi contro gli autori della “canzone”), marronate varie (e non ci riferiamo all’ottima conserva) che infestano ogni frequenza della radio a tutte le ore e il mantra della famigerata “crescita economica” propinato in ogni edizione del TG. Consolatevi: basta un salto in montagna e tutte queste tonnellate di paccottiglia svaniscono in un istante. Questo è ufficialmente il primo post di “Note di cucina” scritto a mille metri di altitudine con i piedi nell’erba del giardino e i profili dei monti davanti. Il “click” della tastiera del computer diventa quasi fastidioso, se consideriamo che avremo avvistato sì e no 5 esemplari di Homo sapiens nell’arco dell’intera giornata. La fortuna di essere musicisti è anche questa: “incastrare” le vacanze nei momenti in cui il 90% dei villeggianti ha già fatto ritorno a casa (magari più stanco di prima). Se la connessione dovesse concederci di pubblicare questo post, sarà solo per un atto di misericordia nei confronti del blog. Se ciò non dovesse accadere, pace. Ogni tanto non avere Internet non è affatto malaccio. A nostra discolpa, contro chi pensa ai musicisti come eterni nullafacenti, diciamo che non staremo con le mani in mano: Cabrini è impegnato nella scrittura di un programma per piffero (davvero!!!), fisarmonica e archi ed è reduce dalla direzione d’orchestra per il nuovo spot di “Autostrade per l’Italia” (non si sa se per la prima o la seconda cosa, ha iniziato a bere vino e grappa); la Rossa Cantante, da parte sua, si smazza 10 nuovi pezzi per il nuovo spettacolo delle Blue Dolls di fine ottobre, che verrà presentato al teatro Gioiello di Torino. Questi erano i buoni propositi. Di fatto oggi, primo giorno di ritiro montano, i due si sono fatti un “pisolino pomeridiano” della durata di 3 ore e mezzo O.o.
Eccovi una ricetta ispirata da una nuova applicazione per iPad, fonte inesauribile di spunti culinari e fotografici.
INGREDIENTI x 4 persone:

  • 1 cipolla piccola tagliata finemente
  • 2 carote tagliate a dadini
  • 3 patate tagliate a dadini
  • 200 g di lenticchie rosse
  • 1mela tagliata a dadini
  • 1l di brodo vegetale
  • 5C di salsa di pomodoro
  • 1C di curry
  • 1c di zenzero in polvere o fresco, tagliato sottile
  • 1c di curcuma
  • 1 pizzico di peperoncino
  • prezzemolo tritato qb
  • semi di zucca e girasole tostati per guarnire
  • 3C di olio evo
  • sale qb

Scaldare i 3C d’olio in una casseruola capiente a fuoco medio e aggiungere la cipolla, lo zenzero, le spezie e la salsa di pomodoro. Dopo un minuto unire patate, carote, mela e lenticchie e mescolare per un altro minuto, versando poi il brodo vegetale. Abbassare il fuoco e lasciar sobbollire per 30 minuti, mescolando di tanto in tanto. Assaggiare e aggiustare di sale e spezie, se necessario. La zuppa è pronta quando le lenticchie sono disfatte. Servire guarnendo con semi tostati e prezzemolo.

Nota: questi i possibili effetti collaterali della carenza di ossigeno cui ci ha sottoposto l’altitudine…
Ascolto del giorno: i rumori del bosco.

Ciao ciao!
NdC

 INGREDIENTS (serves 4):

  • 1 small onion, finely chopped
  • 2 carrots, diced
  • 3 potatoes, diced
  • 200 g red lentils
  • 1 apple, diced
  • 1 liter of vegetable broth
  • 5 tblsp tomato sauce
  • 1/2 to 1 tblsp curry
  • 1 teaspoon powdered ginger (or fresh, thinly sliced)
  • 1 teaspoon turmeric
  • 1 pinch of pepper
  • finely chopped parsley to taste
  • a handful of roasted sunflower and pumpkin seeds
  • 3 tblsp extra virgin olive oil
  • salt to taste

Heat the oil in a large pot over medium heat and add the onion, ginger, spices and tomato sauce. After a minute, add potatoes, carrots, apples and lentils and stir for another minute, then pour the vegetable broth into the pot. Reduce heat to low and simmer for 30 minutes, stirring occasionally. Taste and add salt and spices, if necessary. Serve garnished with toasted seeds and parsley.

Autumn (1000)Leaves

Dunque…
Due cose hanno determinato questo lungo (peraltro annunciato) silenzio:
1) Decine di concerti e migliaia di chilometri fatti in queste settimane: si narra che Cabrini sia stato avvistato alla stessa ora dello stesso giorno in Salento a sorseggiare una pina colada e sulle Dolomiti a scorrazzare nei prati e mungere strane vacche razza “Soiamilk”, sperando di ricavarne una corroborante bevanda.
2) Come molti di voi, non reggevamo più i vari Caronte, Lucifero, Grande Puffo, Paperoga e Tex Willer. Vi basti sapere che la vernice del cello si è praticamente liquefatta, e abbiamo trovato il povero strumento incollato alla custodia; sollevandolo, ha lasciato un alone in stile “Sacra Sindone”, già mèta di pellegrinaggi a casa nostra da oltre una settimana. Pare che c’entrino Templari, Giacobbo e la fine del mondo del 21 dicembre. Fatto sta che, pur di non alzare la temperatura in casa da 30.1 a 30.2°C, i fornelli sono rimasti intonsi per decine di giorni (ecco perchè erano così stranamente brillanti…). Cabrini, felice come una Pasqua, osserva il flacone di detersivo autoprodotto (vedasi questo link), orgoglioso per la prodigiosa durata del miscuglio; la Rossa Cantante gli fa altresì notare che in 2 mesi saranno stati in casa sì e no 10 giorni…

Fatto sta che, con l’arrivo di Beatrice (poi qualcuno ci spiegherà ‘sta moda di battezzare ogni nuvoletta che passi sulle nostre teste), l’entusiamo culinario è riemerso dal letargo estivo. A dire il vero, eravamo talmente entusiasti che siamo andati al mercato con guanti e sciarpe e ci siamo dati direttamente alla preparazione di un piatto autunnale. Ecco a voi la millefoglie di finocchi con cavolo rosso e crema di zucca al curry :-).
INGREDIENTI x 2 persone:

  • 2 finocchi “maschi” (meno “cicciosi” possibile)
  • 1/4 di cavolo rosso di medie dimensioni
  • 1/4 di zucca Delica
  • sale e pepe qb
  • 2 C di olio evo
  • 1/2 c di curry
  • semi di girasole e zucca

Tagliare a cubetti la zucca e farla stufare in un pentolino coperto con pochissima acqua a fuoco medio, per circa 15 minuti. Aggiungere un pizzico di sale e il curry e frullare al minipimer, ottenendo una crema. Tagliare per lungo i finocchi, ricavandone delle fette molto sottili. Ungere con 1C di olio evo una padella antiaderente e arrostirle 2 minuti per parte, salando e pepando. Tagliare a listarelle il cavolo e unirvi gli “scarti” dei finocchi, ovvero le parti rischiose da affettare, specialmente per un violoncellista :-). Aggiungere alla padella già usata il restante olio e far saltare le verdure a fuoco alto per circa 3 minuti, in modo che risultino croccanti. Comporre il piatto a “strati”, alternando in ordine crema di zucca, finocchio e verdure saltate. Decorare con i semi e una spolverata di pepe nero.
Ascolto del giorno: Chet Baker… Autumn Leaves!

Ciao ciao!
NdC

  INGREDIENTS (serves 2):

 

  •  2 fennels
  • 1/4 of red cabbage (medium-sized)
  • 1/4 of Delica pumpkin
  • salt and pepper to taste
  • 2 tbsp extra virgin olive oil
  • 1/4 teaspoon of curry
  • a handful of sunflower and pumpkin seeds

Dice the pumpkin and let it simmer in a saucepan over medium heat for about 15 minutes, with a little water. Add a pinch of salt and curry powder and blend with the Minipimer to obtain a cream. Cut the fennels for long, into very thin slices. Brush a frying pan with 1 tbsp of extra virgin olive oil and roast the slices 2 minutes on each side, adding salt and pepper. Cut the cabbage into thin slices and add the “waste” of fennels. Add the remaining oil to the pan you’ve already used and sauté the vegetables over high heat for about 3 minutes, until they are crisp. To assemble the dish in “layers”, alternate pumpkin cream, fennel and sautéed vegetables. Garnish with seeds and a sprinkling of black pepper.

Attenti al vegano!

Ultimo collegamento da Genova della Rossa Cantante prima di tornare nella torrida Firenze e mettersi sotto con le prove, in vista delle 3 repliche dello spettacolo “Dal Trio Lescano agli U2” che il trio “Swing in blue” e l’Orchestra Toscana proporranno nel mese di luglio. A proposito… Se per caso passaste da quelle parti, ecco gli appuntamenti:
– 19 luglio, Altopascio (LU), Teatro Puccini, ore 21.30
– 20 luglio, Corsanico (LU), Pieve San Michele Arcangelo, ore 21.30
– 23 luglio, Santa Fiora (GR), Auditorium della Pescheria, ore 21.30

Fine del messaggio promozionale :-).

Passiamo a un’altra, saliente questione: lo sapevate che i vegani mangiano solo cipolle fritte?
Ebbene, l’anziana ma arzilla proprietaria di una trattoria zeneize “old-style” (per ulteriori informazioni si consulti questo illuminante link), dopo aver avuto a che fare con numerosi adepti di quella misteriosa setta esoterica chiamata “Veganismo”, ne era fermamente convinta. A nulla serviva spiegarle che, dovendo scegliere tra focaccia al formaggio di Recco, ripieni di carne, polpo con patate e frittura di acciughe e anelli di cipolla… sì, il vegano opterebbe per le cipolle, o, nel caso non fosse finita, per una bella farinata: ciò NON implica che egli si nutra ESCLUSIVAMENTE di anelli di cipolla fritti. Pare che agli occhi della gente, comunque, l’immagine del Vegano tenda ad assumere contorni mistici dai risvolti vagamente inquietanti. Si noti anche l’espressione comune “E’ UN Vegano”, invece della più anonima asserzione “E’ vegano”; un po’ come dire: “E’ uno DI LORO!”.
A giudicare da certe fantasiose descrizioni, il Vegano sarebbe quindi uno strano essere mitologico poco incline alle relazioni sociali, generalmente bianchiccio, sospettoso, molliccio e ossuto e affetto da disturbi ossessivo-compulsivi ancora ignoti alla scienza. Fonti non confermate asseriscono che tali individui si ritrovino ogni anno sulla cima del Monte Makalu in occasione del Solstizio di Primavera, per ottimizzare la composizione di nuove flatulente pozioni a base di ingredienti esotici dai nomi impronunciabili. Un esempio: solo pochi giorni fa, Cabrini e la Rossa Cantante se la ridevano sotto i baffi di fronte a una scena esilarante…
Due turisti romani, entrati con convinzione nel bel ristorantino nel centro di Zena in cui i due musicanti si stanno sollazzando festeggiando un certo anniversario, si siedono a tavola sussurrandosi dolci paroline nelle orecchie. Locale chicchettoso quanto basta, personale sorridente e cortese, ma… quale sgomento nei loro occhi, quando gli sguardi famelici arrivano a scorrere il menù! SEITAN?! TEMPEH?! TOFU?! Arghhhh! Un ristorante ALTERNATIVO! Superato il panico iniziale, lui propone di filarsela sfruttando la momentanea assenza del cameriere che li ha accompagnati al tavolo. Lei gli fa notare che hanno già bevuto l’acqua e occupato dei posti, quindi dovrebbero comunque pagare la consumazione. Morale della favola: i due scelgono le pietanze dai nomi più rassicuranti e si mettono l’anima in pace. Un’ora dopo i piatti sono vuoti e gli stomaci soddisfatti e increduli. Detto questo, “Note di cucina”, dopo aver sfornato torte al cioccolato, hamburger, wurstel e polpette…
per non minare eccessivamente le convinzioni di chi ancora crede che i vegetariani/vegani mangino solo lattuga (e, talvolta, paffuti bambini che hanno smarrito la via di casa), pubblicherà con orgoglio la sua prima ricetta per una gustosa insalata estiva. Ciò, ovviamente, non prima di aver compiuto rituali propiziatori ululando alla luna…
INGREDIENTI x 2 persone:

  • insalata mista a piacere (lattuga, radicchio, valeriana, iceberg e chipiunehapiunemetta)
  • 2 pomodori
  • 1/2 avocado
  • 1 C di semi di zucca/girasole)
  • 1 finocchio
  • 200 g di tempeh
  • 1 c di paprika dolce
  • 2 C di tamari
  • lievito alimentare in fiocchi
  • olio evo
  • sale

Tagliare il tempeh a triangolini spessi un po’ meno di 1cm e saltarlo in padella a fuoco medio-alto con un cucchiaio d’olio, unendo il tamari (sempre un cucchiaio) e la paprika; quest’ultima darà carattere al piatto, conferendo al nostro tempeh un gusto forte (noi lo abbiamo ribattezzato “pancetTempeh”:-)). Quando i triangolini saranno dorati e croccanti, spegnere il fuoco. Pulire l’avocado dividendolo in due parti e scavandone l’interno con un cucchiaio, e tagliarlo a dadini. Tagliare a listarelle il finocchio e a fettine sottili il pomodoro. Unire il tutto all’insalata, aggiungere i semi e il tempeh e condire con olio evo, 1 C di tamari e una presa di sale. Servire cospargendo l’insalata con una manciata di lievito in fiocchi.

Ciao ciao!
NdC

INGREDIENTS (serves 2):

 

  • mixed salad as you like (lettuce, radish, iceberg…)
  • 2 tomatoes
  • 1/2 avocado
  • 1 tbsp pumpkin/sunflower seeds
  • 1 fennel
  • 200 g of tempeh
  • 1 tsp sweet paprika
  • 2 tbsp tamari
  • nutritional yeast flakes
  • extra virgin olive oil
  • salt

Cut the tempeh into small triangles, brush a frying pan with 1 tbsp of extra virgin olive oil and roast the tempeh for a few minutes, adding 1 tbsp of tamari and the paprika, which will give the tempeh a strong, delicious taste. When the triangles are crisp and golden brown, turn off the heat. Clean the avocado dividing it into two parts and excavating the inside with a spoon and dice it. Cut the fennel and the tomatoes into thin slices. Combine all the ingredients, add the seeds and season with olive oil, 1 tbsp tamari and a pinch of salt. Serve your salad sprinkled with a handful of yeast flakes.

Miss Mayonesis, sora Pasta Madre e Ivo Deters

Chi fa da sè fa per 3. In che senso? Nel senso che in casa Cabrini la settimana si è svolta all’insegna dell’autoproduzione, con 3 punti cardine che riassumeremo per la gioia del palato, del pulito e del pelato (che non c’entra niente, ma mancava la terza rima). Apriamo le danze con la prima protagonista del post:  Miss Mayonesis di Mandorle. Per mesi Cabrini e la Rossa Cantante, vedendo sugli scaffali delle librerie il libro “Cucina vegana” di Simone Salvini, avevano storto il naso, relegandolo tra  quei manuali di altacucinaperpochiradicalchic tutti fumo e niente arrosto (di seitan, ovvio!). Ebbene: a incrinare tale incrollabile convinzione nel giro di 8 millisecondi è bastato l’assaggio di una cremina “Salvini-style” portata da un componente del GenoVEGas, più convincente di qualsiasi campagna pubblicitaria. Dalle papille gustative in estasi alle pupille in cerca dell’agognato libro, il giorno dopo, il passo è stato breve. La prima foto che ha aumentato la salivazione dopo l’acquisto è stata quella della maionese a base di latte di mandorle. Non slurposa… Di più! Piccolo problema: le dosi erano per un vasetto e mezzo abbondante. Il rischio d’indigestione, vista la bontà, era imminente. E’ venuta in soccorso dei nostri eroi Cinzia, altra componente del GenoVEGas che si è gentilmente prestata a fare da cavia. In una piazza assolata è avvenuto un losco baratto di barattoli: una maionese di mandorle per una marmellata alla rosa canina. Eccovi la ricetta di Simone…
INGREDIENTI:

  • 200 g di latte di mandorle al naturale (non zuccherato)
  • 220 g di olio di mais
  • 30 g di olio evo
  • succo di mezzo limone (25 ml)
  • 4 g di sale

Nel bicchiere del mixer a immersione, frullate per pochi secondi il latte di mandorla, il sale e il succo di limone. Unite i due tipi di olio e versate a filo nel bicchiere; emulsionate ancora in modo da far incorporare più aria possibile. Alla fine dell’operazione la maionese avrà assunto una consistenza spumosa e ferma. Lasciate riposare in frigo per un’oretta, prima di servire.
La seconda new entry è LEI:
Una tenera colonia di silenziosi e obbedienti pargoletti pronti a spingere gli impasti verso l’infinito e oltre. Bisogna dar loro una rinfrescata ogni tanto, fare il bagnetto se necessario e massaggiarli un po’, ma tutto sommato non danno più da fare di un pesce rosso o un tamagotchi. E’ servita un’accurata indagine in Rete per rintracciare lo spacciatore di pasta madre a cui ci siamo rivolti, ma ce l’abbiamo fatta. Date un’occhiata a questo sito, e d’ora in poi considerateci novelli pusher…
Ultima scoperta della settimana: chi è riuscito a moltiplicare i pani e i pesci, poi avrà necessitato di una doppia razione di detersivo per lavare i piatti. Cabrini si sta ancora esercitando con il pane (il pesce lo lascia sguazzare felice), ma col detersivo ce l’ha fatta! Non pienamente soddisfatto del primo risultato (si veda lo scorso post: buona resa nel lavare, ma si finisce per consumarne troppo), si è dato al “raddoppio del detersivo”, dopo l’illuminante lettura di “Saponi e detersivi naturali” di Liliana Paoletti. E stavolta c’è pure il video, a incastrarlo!

Ascolto del giorno: Giorgio Gaber.

Ciao ciao!

NdC

Simone Salvini’s mayonnaise INGREDIENTS:

 

  • 200 g unsweetened almond milk
  • 220 g of corn oil
  • 30 g of extra virgin olive oil
  • 25 ml lemon juice
  • 4 g of salt

In a measuring jug, blend for a few seconds almond milk, salt and lemon juice. Keep blending and add the two types of oil pouring them slowly into the jug; continue to emulsify, in order to incorporate air in the mixture. At the end of the operation the mayonnaise will be foamy and firm. Let stand in refrigerator for unless an hour before serving.

Meno male che cischeic!

Come molti di voi avranno intuito, gli Almost 3 sono spesso soggetti a infatuazioni culinarie monotematiche (qualcuno li chiamerebbe, forse più scientificamente, ‘disturbi ossessivo-compulsivi’). Dopo mandorle e carrube, è la volta del famigerato cheesecake vegan. Folgorati sulla via di Damasco da quello assaggiato a ‘Dolce Vegan’ a Firenze, ancora adesso i nostri eroi si svegliano nel cuore della notte madidi di sudore al pensiero del momento dell’affondo del cucchiaino nella crema, rivivendo la soave esperienza in slow-motion. Ovviamente da quel preciso istante è partita una ricerca capillare tra libri e siti Internet della Ricetta Perfetta (roba da far impallidire il KGB). Tanti spunti interessanti, MA… Quel gusto così formaggioso non poteva essere solo frutto di un momentaneo obnubilamento dei sensi. La Rete Globale svela finalmente l’arcano: alla base di tutto c’è il formaggio vegan spamabile, il famigerato “Sheese”! Chi di voi l’ha provato?
Sta di fatto che la pigrizia verso gli ordini online e la voglia di sperimentare una ricetta salva-fegato, nel caso degli Almost 3, hanno stuzzicato la fantasia. Perchè dover incaponirsi a ricreare il gusto del formaggio impazzendo con oli e grassi vegetali e surrogati, quando si può avere un dessert un peletto più leggero ma comunque decisamente slurposo? Complice una riunione con il GenoVEGas, recentissima e stimolante (anche per le papille gustative :-P) scoperta, Cabrini e BB si sono cimentati con una versione “Cheesecake 1.0” a base di latte di cocco e tofu. Tanto bello e fotogenico, ma un po’ deboluccio per quanto riguarda il gusto della crema. Per l’appunto, alla riunione, di tofu-cake ce n’erano ben due, e quello preparato da Sandro tuttofare ha dato il ‘La’ per lanciarsi in una versione 2.0. Intanto un Cabrini iperattivo ha organizzato il primo Instameet genovese (conoscete l’app “Instagram”?), con chili di focaccia zeneize e vinello ligure (tanto, in un modo o nell’altro, si finisce sempre a magna’).

Non contento di una settimana di scrittura di arrangiamenti per il nuovo album di Niccolò Fabi, poi, ieri sera guardava eccitato la Rossa Cantante esclamando:

-Oggi faccio il detersivo per piatti!-

Ci sono donne che combattono perchè il proprio compagno sparecchi la tavola dopo mangiato. Cabrini produce persino il detersivo. Ah, come cambiano i tempi!
E, per finire, stamattina il laboratorio “Note di cucina” non poteva non sfornare una pizzata home made con tanto di Mozzarisella, altra recente scoperta.

Ma come si potrà autoprodurre in casa…?

TO BE CONTINUED…

Intanto beccatevi il tofu-cake 2.0.

INGREDIENTI x 2 bicchieri monoporzione:

  • 100 g di yogurt di soia ai frutti di bosco
  • 150 g di silken tofu
  • 1 C e 1/2 di malto di mais
  • 1 C di sciroppo d’acero
  • 1/2 c scarso di agar agar in polvere
  • 6 biscotti vegan
  • 3 C di latte vegetale a piacere o succo di mela limpido
  • composta di albicocche qb
  • 6 mirtilli rossi disidratati

Preparare la base, sbriciolando i biscotti e bagnandoli con il latte o il succo di mela. Stendere il tutto sul fondo dei due bicchierini, compattandolo con le dita inumidite. Riporre in freezer per circa 10 minuti, dopodichè trasferire in frigo. Intanto unire il sliken tofu allo yogurt e frullare con il minipimer. Aggiungere il malto e lo sciroppo d’acero e frullare ancora, fino a ottenere un composto omogeneo. Sciogliere l’agar agar in un dito d’acqua fredda, trasferirlo in un pentolino, unirvi la crema e portare a ebollizione. Far bollire ancora per un paio di minuti, girando continuamente. Una volta raffreddatasi un po’, versare la crema nei bicchierini. Lasciare in frigorifero per un’oretta, dopodichè guarnire con uno strato di composta e i mirtilli rossi.
Ascolto del giorno: The Sixters

Ciao ciao! NdC

Pic (nic) Indolor

Ore 8:30, casa Cabrini.
E’ una mattina di solemanontroppo, quella di Pasquetta. Sarà che gli Almost 3 la sera precedente hanno sfornato dei super paninazzi home-made, ma il raptus da gita fuori porta ha contagiato anche loro. Eh, sì. Proprio loro, che in genere evitano le folle come due volpacchiotti del deserto, si ritrovano a inzeppare il paniere con farifrittata, hamburger veg e panini, tutto autoprodotto dall’Azienda Agricola a km zero Musicanti Affamati.

-Ma sì, tanto il tempo regge… Sta spuntando pure un po’ di sole!-
Piano della giornata: camminata sul sentiero panoramico verso Portofino, picnic sulla romanticissima panchina a metà strada, sole caldo e tuttivisserofelicicontentiemagariabbronzati.

Ore 9:30, sempre casa Cabrini.
Rapido sguardo fuori dalla finestra. Del “solemanontroppo” pare essere rimasto solo il “nontroppo”. Niente paura: si passa al piano B: treno per Camogli, pranzetto al sacco in un angolino caratteristico con vista sul mare e tuttivisserofeliciecontentisenzaabbronzatura. Si parte!

Ore 10:00, stazione di Piazza Principe.
Chissà per quale strano fenomeno di telepatia collettiva, TUTTA  Genova ha deciso di prendere QUEL treno, a QUELL’ora e verso QUELLA meta. Venticello polare, 11°C e una densità umana che va contro al principio di impenetrabilità dei corpi. MA c’è pur sempre un Signor Picnic da consumare! Cabrini e la Rossa Cantante non si danno per vinti e affrontano le orde di famigliole festanti sul treno della speranza con indomito coraggio, giungendo a destinazione con un girovita da fare invidia a Audrey Hepburn (merito dell’effetto “inscatolamento selvaggio”).

Ore 10:30, Camogli.
Ah, la meraviglia dei colori, degli scorci, delle onde che si infrangono sulla battigia…!
-Certo che fa freddino, per essere Aprile…-

Ore 11:00, sempre Camogli.
Dubbio amletico: ma il treno era diretto a Camogli o a Goteborg? Urge un caffettino d’orzo anti-naso che cola, giusto per riprendere contatto con mani e piedi ibernati.

Ore 12:00, come sopra.
Una fresca pioggerella tutt’altro che primaverile infradicia anche l’ultimo brandello di speranza in un picnic all’aria aperta. Cabrini guarda BB, BB guarda Cabrini, Cabrini guarda i panini, BB guarda la stazione dei treni…

Ore 12:30, treno della speranza bis, Camogli-Genova
Gli Almost 3 sono musicanti di parola. Il picnic si farà. Così è stato deciso e così sarà.
-Vedrai che a Nervi non piove!-
Growl.
-Era il tuo stomaco?- -No, era il mio.-

Ore 12:45, come sopra, in quel della fermata di Nervi.
Pioggia. Vento.
Ri-growl.
-Stavolta era il mio.-

Morale della favola: il picnic si fa. Qui. Adesso.
Ah, la bellezza del sedile blu vintage del regionale, la soavità del paesaggio che scorre fuori dai finestrini…!
E tuttivisserofelici. E pure contenti. In barba alla gita fuori porta.
-Però, ‘bboni i panini!-

A seguire la ricetta per gli hamburger, ispirata a un’altra “chicca” trovata sull’ultimo, fantastico numero di Terra Nuova.

INGREDIENTI:

  • 90 g di farina di glutine (o seitan istantaneo)
  • 60 g di semi di girasole tritati
  • 80 g di polpa di pomodoro bio
  • 30 g di olio evo
  • 1 c di paprika
  • pepe nero qb
  • cumino qb
  • mezza cipolla rossa
  • 1 pizzico di sale

Rosolare la cipolla tritata finemente con un cucchiaio scarso d’olio (aggiungere un po’ d’acqua, se necessario). Mescolare gli ingredienti secchi (compresi sale e spezie), unire la polpa di pomodoro, il restante olio, il tamari e amalgamare. Trasferire l’impasto su un tagliere, tritarlo con un coltello e formare 3 hamburger pressandoli con le dita in un coppapasta (diametro: 8cm). Disporli su carta da forno e cuocerli a vapore per circa 20 minuti. Dopo averli fatti raffreddare, cuocerli senza aggiunta di olio in una padella antiaderente ben calda.

Ciao ciao!
NdC

www…urstel!

“Che è ‘sta roba”, direte voi? Che il violoncellista sia stato colto da un raptus di Vangoghiana follia, amputandosi le dita? Tranquilli, niente di tutto ciò: i salsicciotti in questione sono assolutamente cruelty free. Cabrini e la Rossa Cantante, folgorati dall’ultimo numero di Terra Nuova, si lanciano sulla ricetta dei famigerati wurstel di tofu. BB, che non avrebbe scommesso un cece secco sulla riuscita dell’esperimento (ancora le è rimasto il sopracciglio alzato, e non vuole saperne di tornare al suo posto), continua a interrogarsi su come possa essere avvenuta questa strana alchimia. Sta di fatto che i wurstel in questione sono talmente wurstelosi da incutere un po’ di timore. A fare da cavia a cena è stato San Luigi da Zena, che si è prestato con convinzione a spazzolarsi una cena vegan in piena regola. Farifrittata, cremina formaggiosa di tofu, hummus, salsina alle olive, spiedini di tofu alle olive con pomodorini e avocado, piadine, insalatona, i fantomatici wurstel e, per finire, tartufi raw.
Un successone! Cuochi e cavia felici e zavorr(burp!)ati quanto basta.
In più… E’ finalmente online il nuovo sito degli Almost 3! Foto, video, date, store e chipiunehapiunemetta: se come noi siete curiosi come macachi giapponesi, non potete non dare una spulciatina :-)!
E ora… La ricetta: provare per credere!!!
INGREDIENTI:

  • 180 g di tofu al naturale
  • 60 g di farina di glutine (o seitan istantaneo)
  • 4 C di lievito in scaglie
  • 2 o 3 c di paprika
  • 2 C di olio evo
  • noce moscata qb
  • sale qb
  • pepe nero macinato qb

Essendo il nostro primo esperimento del genere abbiamo fatto i bravi e, per una volta, abbiamo seguito per filo e per segno la ricetta. La prossima volta, però, largo all’inventiva, soprattutto con le spezie!
Scolare il tofu, tagliarlo a pezzetti e frullarlo nel mixer. Unire gli ingredienti secchi (compresi sale e pepe), l’olio e frullare per alcuni secondi per amalgamare. Dividere l’impasto in 4 parti e formare 4 wurstel, prima aiutandosi con le mani e poi facendoli rotolare su un tagliere. Avvolgerli in carta da forno e poi nella carta d’alluminio, chiudendo le estremità a caramella. Cuocerli a vapore per 20-25 minuti e lasciarli raffreddare. Ottimi rosolati alla piastra, nelle insalate, in hot dog, ecc. ecc. Per salutarci, ecco un gioiellino di Luigi (il nostro ospite-cavia), con le musiche di Cabrini. Enjoy it! 🙂

Ciao ciao!

NdC

Tutta polpa delle mandorle

Storie di latte (di mandorle!) e suoi derivati, in casa Cabrini.
-Lo facciamo il latte di mandorle?- ed eravamo a Modena.
-Lo facciamo il latte di mandorle?- ed eravamo a Roma.
-Lo facciamo il latte di mandorle?-  ed eravamo a Fermo.
-Lo facciamo il latte di mandorle?- ed eravamo… Vabbè, anche basta.

Sta di fatto che, finalmente, eravamo A CASA! Attimo di commozione, gioia e tripudio.
Cabrini, pieno di energia post tour, si precipitò ad affittare un car sharing e lanciò uno sguardo macho alla Rossa Cantante esclamando: -Vieni, Pupa, oggi ti porto al Naturasì!-
I due salparono speranzosi alla volta dell’amato negozio, scoprendo che il lunedì mattina era chiuso e no, non erano disposti ad aprire il negozio solo per loro.

Ore 11.23:
-Lo facciamo il latte di mandorle?- ed eravamo davanti a Naturasì. Chiuso.

Secondo round, ore 15.29:
-Lo facciamo il latte di mandorle?- ed eravamo davanti a Naturasì. Stavolta, finalmente, APERTO!
A vederci arrivare dall’interno del negozio dovevamo assomigliare più a due esemplari di Phacochoerus africanus pronti a tutto pur di procurarsi bacche, radici e succulente larvette nella boscaglia che a due esseri umani.

Ore 17:00, finalmente a casa:
-Sai, pensavo che potremmo fare il… L_ _ _ E  D_  M_ _DO_ _ E (completare a piacere).-

Avevamo dimenticato le mandorle -_-.

Insomma, dopo tanto peregrinare riuscimmo a procurarcele, dando inizio a una vera e propria autoproduzione che ci vide grondare sudore per una giornata.
Ecco i frutti della produzione:
1) Latte di….. Vabbè, avete capito.
2) Patè di olive verdi e… Mandorle.
3) Hummus di lenticchie e… Mandorle.
4) Tartufi carrube, datteri e… Elrodnam (tanto per variare un po’).

Ecco qui le ricette:

1) Semplicissimo.
INGREDIENTI:
-125 g di mandorle pelate bio messe in ammollo per una notte
-160 ml di acqua+ altri 300 ml
-1/2 C di sciroppo d’acero (a piacere)

Frullare le mandorle con i 160 ml di acqua, dopodichè aggiungere quella restante e frullare ancora. Scolare bene il liquido (è sufficiente un semplice colino a maglie fitte) e strizzare bene la polpa restante. Dolcificare il latte così ottenuto con il succo d’acero e conservare in frigo (sempre che non ve lo siate scolato tutto prima del giorno successivo).

2) Operazione riciclaggio n°1. La scoperta dell’abbinamento favoloso mandorle/olive verdi!
INGREDIENTI:
-130 g di olive verdi in salamoia
-30 g di polpa di mandorle avanzata
-30 g di olio evo
-2 C di acqua

Difficilissimo. Accendere il frullatore, buttarci tutto dentro, preparare un pezzo di pane e sbocconcellarselo con soddisfazione dopo averci spalmato la cremina ottenuta.

3) Operazione riciclaggio n°2. Doppio riciclaggio, perchè le lenticchie erano del giorno prima. La foto non l’abbiamo, perciò ricicliamo pure quella. Beccatevi questi scorci di Porto Sant’Elpidio :-).

INGREDIENTI:
-2oo g di lenticchie lessate
-1 c di tahina
-una spruzzata di succo di limone
-cumino e sale qb
-1 C di olio evo
-2 C di polpa di mandorle
-acqua qb
Anche questo difficilissimo (se non vi è venuto bene quello prima, rinunciate). Frullare tutto e spalmare. Perdonateci per l’aglio mancante, ma BB è intollerante :-/.

4) Operazione riciclaggio n°3. Questi sono buonerrimi! Riadattamento di una ricetta scovata nell’app CrudoVegan.
INGREDIENTI:
-1 tazza di polpa di mandorle
-3/4 di tazza di farina di carrube
-3/4 di tazza di datteri
-1/2 tazza di uvetta (facoltativa)
-1 pizzico di sale

A questo punto il vostro frullatore sarà seriamente provato, ma voi ignorate le sue lamentele e procedete anche in questo caso all’operazione “sminuzzamento”, dopodichè formate delle palline, resistete alla tentazione di mangiarvele tutte subito e fatele riposare in frigo per una mezz’oretta almeno.

Ascolto del giorno: Kevin Fox.

Ciao ciao!
NdC