150 sfumature di verde…

Avete mai provato a contare le sfumature di verde di un bosco? Ecco. Provateci. Specialmente se siete succubi del nuovo fenomeno editoriale che imperversa in autogrill, edicole, librerie ed e-book stores. Non ce ne voglia l’autore (i libri non li abbiamo neanche letti), ma di  grigio, rosso e nero non se ne può davvero più. Anche quest’estate di “fenomeni” ne abbiamo sopportati a sufficienza: allegri pulcini stesi da crudeli trattori (siamo un blog cruelty-free, ma forse in questo caso il trattore l’avremmo guidato volentieri noi contro gli autori della “canzone”), marronate varie (e non ci riferiamo all’ottima conserva) che infestano ogni frequenza della radio a tutte le ore e il mantra della famigerata “crescita economica” propinato in ogni edizione del TG. Consolatevi: basta un salto in montagna e tutte queste tonnellate di paccottiglia svaniscono in un istante. Questo è ufficialmente il primo post di “Note di cucina” scritto a mille metri di altitudine con i piedi nell’erba del giardino e i profili dei monti davanti. Il “click” della tastiera del computer diventa quasi fastidioso, se consideriamo che avremo avvistato sì e no 5 esemplari di Homo sapiens nell’arco dell’intera giornata. La fortuna di essere musicisti è anche questa: “incastrare” le vacanze nei momenti in cui il 90% dei villeggianti ha già fatto ritorno a casa (magari più stanco di prima). Se la connessione dovesse concederci di pubblicare questo post, sarà solo per un atto di misericordia nei confronti del blog. Se ciò non dovesse accadere, pace. Ogni tanto non avere Internet non è affatto malaccio. A nostra discolpa, contro chi pensa ai musicisti come eterni nullafacenti, diciamo che non staremo con le mani in mano: Cabrini è impegnato nella scrittura di un programma per piffero (davvero!!!), fisarmonica e archi ed è reduce dalla direzione d’orchestra per il nuovo spot di “Autostrade per l’Italia” (non si sa se per la prima o la seconda cosa, ha iniziato a bere vino e grappa); la Rossa Cantante, da parte sua, si smazza 10 nuovi pezzi per il nuovo spettacolo delle Blue Dolls di fine ottobre, che verrà presentato al teatro Gioiello di Torino. Questi erano i buoni propositi. Di fatto oggi, primo giorno di ritiro montano, i due si sono fatti un “pisolino pomeridiano” della durata di 3 ore e mezzo O.o.
Eccovi una ricetta ispirata da una nuova applicazione per iPad, fonte inesauribile di spunti culinari e fotografici.
INGREDIENTI x 4 persone:

  • 1 cipolla piccola tagliata finemente
  • 2 carote tagliate a dadini
  • 3 patate tagliate a dadini
  • 200 g di lenticchie rosse
  • 1mela tagliata a dadini
  • 1l di brodo vegetale
  • 5C di salsa di pomodoro
  • 1C di curry
  • 1c di zenzero in polvere o fresco, tagliato sottile
  • 1c di curcuma
  • 1 pizzico di peperoncino
  • prezzemolo tritato qb
  • semi di zucca e girasole tostati per guarnire
  • 3C di olio evo
  • sale qb

Scaldare i 3C d’olio in una casseruola capiente a fuoco medio e aggiungere la cipolla, lo zenzero, le spezie e la salsa di pomodoro. Dopo un minuto unire patate, carote, mela e lenticchie e mescolare per un altro minuto, versando poi il brodo vegetale. Abbassare il fuoco e lasciar sobbollire per 30 minuti, mescolando di tanto in tanto. Assaggiare e aggiustare di sale e spezie, se necessario. La zuppa è pronta quando le lenticchie sono disfatte. Servire guarnendo con semi tostati e prezzemolo.

Nota: questi i possibili effetti collaterali della carenza di ossigeno cui ci ha sottoposto l’altitudine…
Ascolto del giorno: i rumori del bosco.

Ciao ciao!
NdC

 INGREDIENTS (serves 4):

  • 1 small onion, finely chopped
  • 2 carrots, diced
  • 3 potatoes, diced
  • 200 g red lentils
  • 1 apple, diced
  • 1 liter of vegetable broth
  • 5 tblsp tomato sauce
  • 1/2 to 1 tblsp curry
  • 1 teaspoon powdered ginger (or fresh, thinly sliced)
  • 1 teaspoon turmeric
  • 1 pinch of pepper
  • finely chopped parsley to taste
  • a handful of roasted sunflower and pumpkin seeds
  • 3 tblsp extra virgin olive oil
  • salt to taste

Heat the oil in a large pot over medium heat and add the onion, ginger, spices and tomato sauce. After a minute, add potatoes, carrots, apples and lentils and stir for another minute, then pour the vegetable broth into the pot. Reduce heat to low and simmer for 30 minutes, stirring occasionally. Taste and add salt and spices, if necessary. Serve garnished with toasted seeds and parsley.

Chi l’ha vista?

AIUTATELA!

Questa torta, di sole 20 ore di vita (la vedete qui ritratta pochi istanti dopo la sua nascita), è scomparsa oggi (02-09-2012) da Casa Cabrini, nel cuore di Genova. Sembra che due individui di età compresa tra i 25 e i 41 anni siano stati visti aggirarsi intorno al luogo della scomparsa alle ore 15.00 del giorno corrente. I RIS stanno procedendo con le analisi delle tracce rinvenute in loco. Brandelli di una sostanza di colore brunito rinvenuti sul pavimento durante il sopralluogo, purtroppo, fanno temere il peggio. La polizia, tuttavia, si dichiara ancora fiduciosa e chiede il massimo riserbo sulle indagini, al fine di non ostacolarne lo sviluppo. Chiunque possa fornire segnalazioni in merito può telefonare al numero verde 800.000.000.000, attivo 24h su 24. Qualsiasi indizio, anche apparentemente insignificante, può rivelarsi d’importanza decisiva per la risoluzione del caso.
Ecco l’identikit, ricostruito in base alle analisi dei RIS sulla composizione del materiale organico rinvenuto sul luogo della scomparsa:

  • 190 g di farina
  • 60 g di cioccolato fondente
  • 50 g di nocciole
  • 55 g di burro vegetale di prima qualità BurrOlì
  • 50 g  di zucchero integrale di canna
  • 1/2 banana matura
  • 10 g di farina di carrube
  • 1,1 dl di latte di soia
  • 1/2 bustina di cremortartaro
  • un pizzico di sale

La torta, di dimensioni medio-piccole (prima della scomparsa indossava una teglia di colore blu del diametro di 18 cm), aveva un aspetto estremamente curato, ed emanava una delicata fragranza. Si teme che i 2 individui avvistati dai testimoni possano aver compiuto un efferato delitto, servendosi forse di un coltello rinvenuto in un cassonetto nei pressi dell’abitazione. A seguito riportiamo il protocollo seguito in laboratorio dal nucleo investigativo per ricostruire l’identikit della vittima.

Sminuzzare le nocciole con un frullatore e ridurre a pezzettini il cioccolato. Mescolare i due ingredienti, tenendone da parte un cucchiaio. Mescolare in una ciotola farina, farina di carrube, sale, lievito e granella di nocciole e cioccolato. Schiacciare con cura la banana e unirla al latte, versando poi quest’ultimo nella ciotola. Lavorare il composto e incorporare poco alla volta il burro ammorbidito a pomata. Versarlo in una teglia rivestita di carta da forno e infornarlo a 180°C per 20 minuti, quindi cospargerlo con il cucchiaio di nocciole e cioccolato tenuto da parte e proseguire la cottura per circa 10 minuti. Sfornare e lasciar raffreddare.

 INGREDIENTS:

 

  • 190 g of flour
  • 60 g of dark chocolate
  • 50 g of hazelnuts
  • 55 g of vegetable butter (pay attention to hydrogenated fats!)
  • 50 g of integral sugar
  • 1/2 ripe banana
  • 10 g of carob flour
  • 1.1 dl of soy milk
  • 1/2 packet of baking powder
  • a pinch of salt

Chop the hazelnuts in a food processor and reduce the chocolate to small pieces. Mix the two ingredients, then keep aside a spoon of it. Mix in a bowl flour, carob flour, salt, baking powder and hazelnuts and chocolate. Mash the banana and blend it with the milk, then pour it into the bowl. Keep blending the mixture and gradually incorporate the softened butter cream. Pour into a baking tray lined with baking paper and bake at 180 ° C for 20 minutes, then sprinkle with the remaining tablespoon of nuts and chocolate and continue cooking for about 10 minutes. Remove from the oven and allow to cool.

Autumn (1000)Leaves

Dunque…
Due cose hanno determinato questo lungo (peraltro annunciato) silenzio:
1) Decine di concerti e migliaia di chilometri fatti in queste settimane: si narra che Cabrini sia stato avvistato alla stessa ora dello stesso giorno in Salento a sorseggiare una pina colada e sulle Dolomiti a scorrazzare nei prati e mungere strane vacche razza “Soiamilk”, sperando di ricavarne una corroborante bevanda.
2) Come molti di voi, non reggevamo più i vari Caronte, Lucifero, Grande Puffo, Paperoga e Tex Willer. Vi basti sapere che la vernice del cello si è praticamente liquefatta, e abbiamo trovato il povero strumento incollato alla custodia; sollevandolo, ha lasciato un alone in stile “Sacra Sindone”, già mèta di pellegrinaggi a casa nostra da oltre una settimana. Pare che c’entrino Templari, Giacobbo e la fine del mondo del 21 dicembre. Fatto sta che, pur di non alzare la temperatura in casa da 30.1 a 30.2°C, i fornelli sono rimasti intonsi per decine di giorni (ecco perchè erano così stranamente brillanti…). Cabrini, felice come una Pasqua, osserva il flacone di detersivo autoprodotto (vedasi questo link), orgoglioso per la prodigiosa durata del miscuglio; la Rossa Cantante gli fa altresì notare che in 2 mesi saranno stati in casa sì e no 10 giorni…

Fatto sta che, con l’arrivo di Beatrice (poi qualcuno ci spiegherà ‘sta moda di battezzare ogni nuvoletta che passi sulle nostre teste), l’entusiamo culinario è riemerso dal letargo estivo. A dire il vero, eravamo talmente entusiasti che siamo andati al mercato con guanti e sciarpe e ci siamo dati direttamente alla preparazione di un piatto autunnale. Ecco a voi la millefoglie di finocchi con cavolo rosso e crema di zucca al curry :-).
INGREDIENTI x 2 persone:

  • 2 finocchi “maschi” (meno “cicciosi” possibile)
  • 1/4 di cavolo rosso di medie dimensioni
  • 1/4 di zucca Delica
  • sale e pepe qb
  • 2 C di olio evo
  • 1/2 c di curry
  • semi di girasole e zucca

Tagliare a cubetti la zucca e farla stufare in un pentolino coperto con pochissima acqua a fuoco medio, per circa 15 minuti. Aggiungere un pizzico di sale e il curry e frullare al minipimer, ottenendo una crema. Tagliare per lungo i finocchi, ricavandone delle fette molto sottili. Ungere con 1C di olio evo una padella antiaderente e arrostirle 2 minuti per parte, salando e pepando. Tagliare a listarelle il cavolo e unirvi gli “scarti” dei finocchi, ovvero le parti rischiose da affettare, specialmente per un violoncellista :-). Aggiungere alla padella già usata il restante olio e far saltare le verdure a fuoco alto per circa 3 minuti, in modo che risultino croccanti. Comporre il piatto a “strati”, alternando in ordine crema di zucca, finocchio e verdure saltate. Decorare con i semi e una spolverata di pepe nero.
Ascolto del giorno: Chet Baker… Autumn Leaves!

Ciao ciao!
NdC

  INGREDIENTS (serves 2):

 

  •  2 fennels
  • 1/4 of red cabbage (medium-sized)
  • 1/4 of Delica pumpkin
  • salt and pepper to taste
  • 2 tbsp extra virgin olive oil
  • 1/4 teaspoon of curry
  • a handful of sunflower and pumpkin seeds

Dice the pumpkin and let it simmer in a saucepan over medium heat for about 15 minutes, with a little water. Add a pinch of salt and curry powder and blend with the Minipimer to obtain a cream. Cut the fennels for long, into very thin slices. Brush a frying pan with 1 tbsp of extra virgin olive oil and roast the slices 2 minutes on each side, adding salt and pepper. Cut the cabbage into thin slices and add the “waste” of fennels. Add the remaining oil to the pan you’ve already used and sauté the vegetables over high heat for about 3 minutes, until they are crisp. To assemble the dish in “layers”, alternate pumpkin cream, fennel and sautéed vegetables. Garnish with seeds and a sprinkling of black pepper.

A volte ritornano…

ATTENZIONE!!! Cabrini e la Rossa Cantante, in collegamento da una Genova fiacca e sudaticcia, ci tengono a rassicuravi sulle loro sorti: NON sono stati fagocitati dalla loro blobbosa pasta madre, NON sono rimasti vittima di avvelenamento a seguito di dubbi esperimenti culinari, NON sono nella lista degli “addotti” dagli alieni e, soprattutto, NON hanno mai smesso di leggere i vostri slurposissimi post! Urge una breve ma doverosa parentesi esplicativa: anche in un momento di crisi come questo, l’estate è il periodo in cui un po’ tutti i Musicanti si ritrovano a errare senza sosta da un palco all’altro, da una città all’altra. Si potranno così osservare chitarristi e bassisti che si trascinano dietro amplificatori alti il doppio di loro (perchè il loro è sicuramente migliore di quello del service), cantanti affette da crisi di panico per l’immancabile (e il più delle volte immaginario) mal di gola da aria condizionata e violoncellisti che rimangono incollati alla vernice del proprio strumento, che con lo zampino del Caronte di turno ha deciso per l’occasione di assumere la consistenza del malto di mais. Perdonateci, dunque, se fino alla fine di questa movimentata stagione il nostro povero blog languirà un po’. Intanto noi ci segniamo le vostre idee culinarie e, da bravi scolaretti, prendiamo appunti. In cucina, però, non demordiamo: Miss Pasta Madre esige attenzioni almeno una volta a settimana, e in cambio regala grandi soddisfazioni. Accendere il forno non è proprio la cosa più salutare, in questo periodo, ma portarsi in viaggio paninazzi veg interamente fatti in casa non ha veramente prezzo. Niente di meglio, per consolare il povero musicista afflitto dai ritardi di Trenitalia e da nugoli di zanzare inferocite. Prima di passare a una semplice e rinfrescante ricetta, eccovi un assaggio virtuale del pane di Casa Cabrini…
Questa, invece, è un’idea sfiziosa per dei dolcetti al cucchiaio ideali per concludere in bellezza e senza mattoni sullo stomaco una cena estiva fra amici.
INGREDIENTI x 4 mini-dessert:

  • 300 g di latte di riso + mandorla (o solo di mandorla, o di riso)
  • 35 g di amido di mais
  • 4 C di sciroppo di riso se il latte non è già dolcificato o, in caso contrario, 1 C
  • un pizzico di vaniglia in polvere
  • la scorza di un limone
  • cannella, cioccolato fondente, granella di nocciole, composta ai frutti di bosco, cocco e chipiùnehapiùnemetta per decorare

Versare la maizena in un pentolino e stemperarla con il latte, aggiungendolo poco alla volta e mescolando con cura. Mettere il pentolino sul fuoco e continuare a mescolare, in modo che non si formino grumi. Una volta raggiunta l’ebollizione, far bollire ancora per 2 minuti e spegnere il fuoco. Far riposare per 5 minuti e versare la crema in 4 piccole coppette, decorando a piacere. Lasciare in frigorifero fino al momento di servire.
Vi lasciamo con una foto della Rossa Cantante impazzita sulla spiaggia prima del recente concerto a Casablanca e con la nostra ultima creazione musicale :-).


Ciao ciao!

NdC

INGREDIENTS (serves 4):

 

  • 300 g of rice+almond milk  (or just almond milk, or rice milk)
  • 35 g of corn starch
  • 4 tbsp rice syrup if the milk is not sweetened or, otherwise, 1 tbsp
  • a pinch of vanilla powder
  • the zest of one lemon
  • cinnamon, chocolate, chopped hazelnuts, jam, coconut powder and everything you like to decorate

Pour the cornstarch in a small saucepan and add the milk a little at a time, stirring carefully. Put the pan on the heat and continue to stir so that no lumps are formed. Once you reach a boil, boil for 2 minutes and turn off the heat. 5 minutes later, pour the cream into 4 small bowls, garnishing as desired. Leave in the refrigerator until the time of serving.

Meno male che cischeic!

Come molti di voi avranno intuito, gli Almost 3 sono spesso soggetti a infatuazioni culinarie monotematiche (qualcuno li chiamerebbe, forse più scientificamente, ‘disturbi ossessivo-compulsivi’). Dopo mandorle e carrube, è la volta del famigerato cheesecake vegan. Folgorati sulla via di Damasco da quello assaggiato a ‘Dolce Vegan’ a Firenze, ancora adesso i nostri eroi si svegliano nel cuore della notte madidi di sudore al pensiero del momento dell’affondo del cucchiaino nella crema, rivivendo la soave esperienza in slow-motion. Ovviamente da quel preciso istante è partita una ricerca capillare tra libri e siti Internet della Ricetta Perfetta (roba da far impallidire il KGB). Tanti spunti interessanti, MA… Quel gusto così formaggioso non poteva essere solo frutto di un momentaneo obnubilamento dei sensi. La Rete Globale svela finalmente l’arcano: alla base di tutto c’è il formaggio vegan spamabile, il famigerato “Sheese”! Chi di voi l’ha provato?
Sta di fatto che la pigrizia verso gli ordini online e la voglia di sperimentare una ricetta salva-fegato, nel caso degli Almost 3, hanno stuzzicato la fantasia. Perchè dover incaponirsi a ricreare il gusto del formaggio impazzendo con oli e grassi vegetali e surrogati, quando si può avere un dessert un peletto più leggero ma comunque decisamente slurposo? Complice una riunione con il GenoVEGas, recentissima e stimolante (anche per le papille gustative :-P) scoperta, Cabrini e BB si sono cimentati con una versione “Cheesecake 1.0” a base di latte di cocco e tofu. Tanto bello e fotogenico, ma un po’ deboluccio per quanto riguarda il gusto della crema. Per l’appunto, alla riunione, di tofu-cake ce n’erano ben due, e quello preparato da Sandro tuttofare ha dato il ‘La’ per lanciarsi in una versione 2.0. Intanto un Cabrini iperattivo ha organizzato il primo Instameet genovese (conoscete l’app “Instagram”?), con chili di focaccia zeneize e vinello ligure (tanto, in un modo o nell’altro, si finisce sempre a magna’).

Non contento di una settimana di scrittura di arrangiamenti per il nuovo album di Niccolò Fabi, poi, ieri sera guardava eccitato la Rossa Cantante esclamando:

-Oggi faccio il detersivo per piatti!-

Ci sono donne che combattono perchè il proprio compagno sparecchi la tavola dopo mangiato. Cabrini produce persino il detersivo. Ah, come cambiano i tempi!
E, per finire, stamattina il laboratorio “Note di cucina” non poteva non sfornare una pizzata home made con tanto di Mozzarisella, altra recente scoperta.

Ma come si potrà autoprodurre in casa…?

TO BE CONTINUED…

Intanto beccatevi il tofu-cake 2.0.

INGREDIENTI x 2 bicchieri monoporzione:

  • 100 g di yogurt di soia ai frutti di bosco
  • 150 g di silken tofu
  • 1 C e 1/2 di malto di mais
  • 1 C di sciroppo d’acero
  • 1/2 c scarso di agar agar in polvere
  • 6 biscotti vegan
  • 3 C di latte vegetale a piacere o succo di mela limpido
  • composta di albicocche qb
  • 6 mirtilli rossi disidratati

Preparare la base, sbriciolando i biscotti e bagnandoli con il latte o il succo di mela. Stendere il tutto sul fondo dei due bicchierini, compattandolo con le dita inumidite. Riporre in freezer per circa 10 minuti, dopodichè trasferire in frigo. Intanto unire il sliken tofu allo yogurt e frullare con il minipimer. Aggiungere il malto e lo sciroppo d’acero e frullare ancora, fino a ottenere un composto omogeneo. Sciogliere l’agar agar in un dito d’acqua fredda, trasferirlo in un pentolino, unirvi la crema e portare a ebollizione. Far bollire ancora per un paio di minuti, girando continuamente. Una volta raffreddatasi un po’, versare la crema nei bicchierini. Lasciare in frigorifero per un’oretta, dopodichè guarnire con uno strato di composta e i mirtilli rossi.
Ascolto del giorno: The Sixters

Ciao ciao! NdC

Tempo di tempeh…

We’re back! Altro periodo di scorribande nella penisola, incastrati tra la folla urlante e sudaticcia del concertone del primo maggio, date Almost 3, convegno fiorentino di Terra Nuova sulla decrescita felice e scoperta di un ristorantino veg da leccarsi le orecchie (‘Dolce Vegan’, in via S.Gallo a Firenze).

Finalmente a casa con mille idee su nuove ricette da sperimentare, ci siamo accorti che il nostro povero blog languiva, abbandonato a se stesso.
Questione annosa: chi di voi ama il tempeh? Il mondo sembra dividersi in due fazioni: quelli che non lo conoscono e quelli a cui non piace :-O. Abbiamo infatti constatato con amarezza che i quintali di libri di cucina che abbiamo accumulato nel tempo dedicano pagine e pagine al blasonato fratello Tofu, relegando il poveretto a un paragrafino striminzito (quando va bene). Diciamoci la verità: l’aspetto “cervellotico” non è propriamente fashion, e l’idea che in fondo non sia altro che un panetto di fagioli fermentati farebbe fuggire all’istante anche l’intestino più audace. A ben vedere, però, un gruppetto di sostenitori accaniti (anche tra voi bloggers!) lo ha racimolato anche lui. Potevano gli Almost 3 non abbracciare la causa di un povero emarginato? Certo che no. Dobbiamo confessarlo: la prima volta che lo abbiamo provato, convinti che nulla avrebbe potuto fermarci, è stata anche la prima in vita nostra in cui qualcosa è finito direttamente dalla padella alla spazzatura (N.B: se c’è una cosa che detestiamo, è buttare il cibo!). Il primo assaggio, seguito da espressioni di delusione/disgusto/depressione post-fallimento culinario, non ha lasciato adito a dubbi: BLEAH! Siamo quindi passati a secondo, terzo, quarto boccone, nella speranza che il BLEAH lasciasse il posto a un BLEAHINO e poi a un “Ma sai che in fondo….!”. Niente da fare. BLEAH, BLEAH e RIBLEAH. Ma gli Almost 3 non si arrendono facilmente. Ci sono voluti 6 mesi prima che il pensiero che la marca potesse fare la differenza sfiorasse il nostro cervello. Forti di una rinnovata speranza, dunque, abbiamo optato (si può dire?) per il marchio “Fonte della vita”. Però! Completamente diverso! Gusto molto meno aggressivo, papille gustative quasi folgorate al primo assaggio. Dunque il nostro uhlmaniano amico ritrovato ci accompagna in cucina ormai da un annetto, eppure… Arcipuffolina, anche noi ci siamo resi conto di averlo ingiustamente ignorato, all’interno del blog! Sembra che il tempeh si porti dietro un alone di sfiga dalla nascita. Non potevamo non rimediare, quindi, dedicandogli una ricetta. C’è da dire che abbiamo sperimentato parecchio, perchè il gusto forte di questa pietanza necessita di “compagni” altrettanto spavaldi, in grado di tenergli testa. Niente di meglio, quindi, di asparagi, cavolo cappuccio e… Tanto curry!

Prima di passare alla ricetta, altre due considerazioni.
1) E’ ottimo tagliato a triangolini e cotto al forno, dopo una marinatura a base di tamari, aceto di riso, acqua, zenzero e malto di mais (ricetta trovata saltellando per il web, quando ancora non sapevamo dove mettere le mani).
2) L’ideale, se lo si salta in padella, è tagliarlo a fettine molto sottili. In questo modo si insaporirà al meglio e il suo gusto deciso non prenderà il sopravvento sugli altri ingredienti.
INGREDIENTI x 2 persone:

  • 4 foglie grandi di cavolo cappuccio
  • una dozzina di asparagi
  • 200/250g di tempeh
  • 1 c abbondante di curry
  • 2 C di tamari
  • sale qb
  • 1 C di olio evo

Tagliare a striscioline il cavolo cappuccio e a fettine sottili il tempeh. Privare gli asparagi della parte più dura dei gambi e tagliarli in diagonale a rondelle. Far scaldare l’olio in una padella antiaderente, dopodichè aggiungere le verdure, salarle e farle saltare. Dopo circa 5 minuti unire il tempeh, il tamari e il curry e, se necessario, un po’ d’acqua calda, per evitare che il tutto si attacchi. Coprire e cuocere per altri 5 minuti, aggiustando di sale alla fine.

Ascolto del giorno: GnuQuartet al primo maggio!

Ciao ciao!

NdC

  INGREDIENTS (serves 2):

 

  • 4 large leaves of cabbage
  • a bunch of asparagus spears, tough ends trimmed or peeled
  • 200/250 g of tempeh
  • 1 tsp of curry
  • 2 tbsp tamari
  • salt to taste
  • 1 tbsp extra virgin olive oil

Cut the cabbage into thin strips and slice the tempeh.  Cut asparagus diagonally. Heat the oil in a pan, then add the vegetables. Season with salt and toss. After about 5 minutes add tempeh, tamari and the curry and, if necessary, a bit of hot water, in order to prevent sticking. Cover and cook for another 5 minutes, adding salt at the end.

Pic (nic) Indolor

Ore 8:30, casa Cabrini.
E’ una mattina di solemanontroppo, quella di Pasquetta. Sarà che gli Almost 3 la sera precedente hanno sfornato dei super paninazzi home-made, ma il raptus da gita fuori porta ha contagiato anche loro. Eh, sì. Proprio loro, che in genere evitano le folle come due volpacchiotti del deserto, si ritrovano a inzeppare il paniere con farifrittata, hamburger veg e panini, tutto autoprodotto dall’Azienda Agricola a km zero Musicanti Affamati.

-Ma sì, tanto il tempo regge… Sta spuntando pure un po’ di sole!-
Piano della giornata: camminata sul sentiero panoramico verso Portofino, picnic sulla romanticissima panchina a metà strada, sole caldo e tuttivisserofelicicontentiemagariabbronzati.

Ore 9:30, sempre casa Cabrini.
Rapido sguardo fuori dalla finestra. Del “solemanontroppo” pare essere rimasto solo il “nontroppo”. Niente paura: si passa al piano B: treno per Camogli, pranzetto al sacco in un angolino caratteristico con vista sul mare e tuttivisserofeliciecontentisenzaabbronzatura. Si parte!

Ore 10:00, stazione di Piazza Principe.
Chissà per quale strano fenomeno di telepatia collettiva, TUTTA  Genova ha deciso di prendere QUEL treno, a QUELL’ora e verso QUELLA meta. Venticello polare, 11°C e una densità umana che va contro al principio di impenetrabilità dei corpi. MA c’è pur sempre un Signor Picnic da consumare! Cabrini e la Rossa Cantante non si danno per vinti e affrontano le orde di famigliole festanti sul treno della speranza con indomito coraggio, giungendo a destinazione con un girovita da fare invidia a Audrey Hepburn (merito dell’effetto “inscatolamento selvaggio”).

Ore 10:30, Camogli.
Ah, la meraviglia dei colori, degli scorci, delle onde che si infrangono sulla battigia…!
-Certo che fa freddino, per essere Aprile…-

Ore 11:00, sempre Camogli.
Dubbio amletico: ma il treno era diretto a Camogli o a Goteborg? Urge un caffettino d’orzo anti-naso che cola, giusto per riprendere contatto con mani e piedi ibernati.

Ore 12:00, come sopra.
Una fresca pioggerella tutt’altro che primaverile infradicia anche l’ultimo brandello di speranza in un picnic all’aria aperta. Cabrini guarda BB, BB guarda Cabrini, Cabrini guarda i panini, BB guarda la stazione dei treni…

Ore 12:30, treno della speranza bis, Camogli-Genova
Gli Almost 3 sono musicanti di parola. Il picnic si farà. Così è stato deciso e così sarà.
-Vedrai che a Nervi non piove!-
Growl.
-Era il tuo stomaco?- -No, era il mio.-

Ore 12:45, come sopra, in quel della fermata di Nervi.
Pioggia. Vento.
Ri-growl.
-Stavolta era il mio.-

Morale della favola: il picnic si fa. Qui. Adesso.
Ah, la bellezza del sedile blu vintage del regionale, la soavità del paesaggio che scorre fuori dai finestrini…!
E tuttivisserofelici. E pure contenti. In barba alla gita fuori porta.
-Però, ‘bboni i panini!-

A seguire la ricetta per gli hamburger, ispirata a un’altra “chicca” trovata sull’ultimo, fantastico numero di Terra Nuova.

INGREDIENTI:

  • 90 g di farina di glutine (o seitan istantaneo)
  • 60 g di semi di girasole tritati
  • 80 g di polpa di pomodoro bio
  • 30 g di olio evo
  • 1 c di paprika
  • pepe nero qb
  • cumino qb
  • mezza cipolla rossa
  • 1 pizzico di sale

Rosolare la cipolla tritata finemente con un cucchiaio scarso d’olio (aggiungere un po’ d’acqua, se necessario). Mescolare gli ingredienti secchi (compresi sale e spezie), unire la polpa di pomodoro, il restante olio, il tamari e amalgamare. Trasferire l’impasto su un tagliere, tritarlo con un coltello e formare 3 hamburger pressandoli con le dita in un coppapasta (diametro: 8cm). Disporli su carta da forno e cuocerli a vapore per circa 20 minuti. Dopo averli fatti raffreddare, cuocerli senza aggiunta di olio in una padella antiaderente ben calda.

Ciao ciao!
NdC

www…urstel!

“Che è ‘sta roba”, direte voi? Che il violoncellista sia stato colto da un raptus di Vangoghiana follia, amputandosi le dita? Tranquilli, niente di tutto ciò: i salsicciotti in questione sono assolutamente cruelty free. Cabrini e la Rossa Cantante, folgorati dall’ultimo numero di Terra Nuova, si lanciano sulla ricetta dei famigerati wurstel di tofu. BB, che non avrebbe scommesso un cece secco sulla riuscita dell’esperimento (ancora le è rimasto il sopracciglio alzato, e non vuole saperne di tornare al suo posto), continua a interrogarsi su come possa essere avvenuta questa strana alchimia. Sta di fatto che i wurstel in questione sono talmente wurstelosi da incutere un po’ di timore. A fare da cavia a cena è stato San Luigi da Zena, che si è prestato con convinzione a spazzolarsi una cena vegan in piena regola. Farifrittata, cremina formaggiosa di tofu, hummus, salsina alle olive, spiedini di tofu alle olive con pomodorini e avocado, piadine, insalatona, i fantomatici wurstel e, per finire, tartufi raw.
Un successone! Cuochi e cavia felici e zavorr(burp!)ati quanto basta.
In più… E’ finalmente online il nuovo sito degli Almost 3! Foto, video, date, store e chipiunehapiunemetta: se come noi siete curiosi come macachi giapponesi, non potete non dare una spulciatina :-)!
E ora… La ricetta: provare per credere!!!
INGREDIENTI:

  • 180 g di tofu al naturale
  • 60 g di farina di glutine (o seitan istantaneo)
  • 4 C di lievito in scaglie
  • 2 o 3 c di paprika
  • 2 C di olio evo
  • noce moscata qb
  • sale qb
  • pepe nero macinato qb

Essendo il nostro primo esperimento del genere abbiamo fatto i bravi e, per una volta, abbiamo seguito per filo e per segno la ricetta. La prossima volta, però, largo all’inventiva, soprattutto con le spezie!
Scolare il tofu, tagliarlo a pezzetti e frullarlo nel mixer. Unire gli ingredienti secchi (compresi sale e pepe), l’olio e frullare per alcuni secondi per amalgamare. Dividere l’impasto in 4 parti e formare 4 wurstel, prima aiutandosi con le mani e poi facendoli rotolare su un tagliere. Avvolgerli in carta da forno e poi nella carta d’alluminio, chiudendo le estremità a caramella. Cuocerli a vapore per 20-25 minuti e lasciarli raffreddare. Ottimi rosolati alla piastra, nelle insalate, in hot dog, ecc. ecc. Per salutarci, ecco un gioiellino di Luigi (il nostro ospite-cavia), con le musiche di Cabrini. Enjoy it! 🙂

Ciao ciao!

NdC

Not(t)e di cucina

Se guardassimo la tv, nostro sommo desiderio sarebbe sgranocchiare popcorn davanti alla sitcom “casa Cabrini”; le scorse giornate avrebbero certamente meritato un post_o d’onore nella topten delle puntate più esilaranti. La “puntata tipo” potrebbe svolgersi così: gli Almost 3 devono suonare di sera in una live bettola genovese, davanti a un pubblico di afficionados del blues americano più genuino. Alle prime note di “Smalltown Boy” con il suo “acusticissimo” arrangiamento (loop station+elettronica+iPad :-/) uno strano rumore di mascelle bloccate si diffonde in sala. Ok. Urge cambiare scaletta in corso d’opera. Alla fine grande successo, grazie a Luigi Tenco, Violeta Parra, Noir Desir e, tripudio finale di demenzialità, “Butta la chiave” di Peter Van Wood. La mattina dopo Cabrini decide che, dopo _ _ mesi/anni (per pudore taceremo la cifra esatta), sia giunto il momento di lavare i vetri, e dopo aver intrugliato un po’ in cucina si presenta convintissimo brandendo uno spruzzino Ikea verde speranza colmo della sua soluzione “naturale” appena progettata e mai testata. Poteva andare meglio. Allo sporco decennale si è sostituita una patina di grasso di foca. I vicini del palazzo di fronte ora finalmente si vedono, ma hanno l’aspetto di ectoplasmi evanescenti. Ci sono inquietudine e brama di conoscenza, nell’aria. Basta attendere poche ore e vediamo la Rossa Cantante seduta davanti al Mac che prende free lessons su YouTube da un padre gesuita del Michigan sul suo cromatissimo Tin Whistle in D. Alla sera, non paghi della giornata, Cabrini si alza e dice: -Faccio il seitan-. Memore del successo della poltiglia lavavetri, BB riesce a convincerlo con tecniche sofistiche, utilissima reminescenza degli studi classici. Si opta quindi per una couscake, riadattando vari spunti e ottimizzando in base a quello che si ha in casa (marmellata estiva e crema di mandorle autoprodotte).

Pronta la torta, si presenta un piccolo problema: serve qualche ora di frigo, ed è mezzanotte. Non resta che trascinarsi mesti a letto e attendere il mattino dopo per l’agognato assaggio. All’una di notte ancora si odono provenire dalla stanza strani suoni. Cabrini legge sull’iPad la sua nuova scoperta: un’interessantissima rivista SUL MEDIOEVO(!), con uno speciale sui canti dell’epoca fornito di links per ascoltare in tempo reale. Con questa celestiale colonna sonora come sottofondo, la Rossa Cantante si applica sul suo manuale di ufologia di 600 pagine, in particolare sul paragrafo “Avvistamenti UFO nel Rinascimento”. Una volta addormentati, la brama di couscake non si placa, ma va anzi ad acuirsi nel corso delle ore. Risultato: alle 6 di mattina i due si ritrovano con occhi pallati e un solo pensiero in testa a sciabattare in direzione della cucina, entrambi fingendo di aver goduto di un sonno breve ma stranamente rigenerante. Ecco svelato il segreto della luce anemica delle foto.

Finalmente paghi del riuscitissimo esperimento, i due concludono con un ottimo caffè d’orzo e si dichiarano pronti ad affrontare con grande energia la giornata che si para loro davanti.

Dopo 10 minuti sono spalmati l’una sull’altro sul divano in posizione tetris con un cuscino rosso sulla testa per parare la luce. Si sveglieranno solo a mattina inoltrata.

N.B: Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente REALE.
INGREDIENTI:

Per la torta:

  • 1 tazza di cous cous
  • 1 tazza di succo di mela limpido
  • 1/2 tazza di uvetta ammollata
  • 2 C di mandorle tritate
  • marmellata a piacere (meglio se senza zucchero e autoprodotta)
  • farina di cocco qb

Per la crema:

  • 50 g  di mandorle sgusciate
  • 135 ml di acqua
  • 125 g di malto di mais
  • 25 g di maizena
  • vaniglia in polvere qb
  • scorza di cedro
  • 1 pizzico di sale
  • latte d’avena (o riso, o soia) qb

Innanzitutto preparare la crema. Tritare le mandorle nel mixer, poi aggiungere 50 ml di acqua e ripetere l’operazione, poi ancora 25 ml e così via, fino a terminare la dose indicata. Mettere i 2/3 del latte cremoso così ottenuto in un pentolino con il malto, il sale e la scorza di cedro (va benissimo anche il limone) e portare a ebollizione. A questo punto unire  la maizena, sciolta nel frattempo a parte nel latte restante. Mescolare per pochi attimi con una frusta. Lasciar raffreddare, prelevarne 3 cucchiai e frullarli nuovamente con poco latte di avena, sino a ottenere una crema liscia e spalmabile. Passare alla torta, mettendo il succo di mela, un  pizzico di sale e l’uvetta in una casseruola. Una volta raggiunta l’ebollizione, unire il cous cous, spegnere il fuoco, mescolare e lasciare coperto per 15 minuti. A questo punto aggiungere le mandorle. Prendere una teglia di 18/20 cm di diametro con cerchio apribile e adagiarvi metà dell’impasto, compattandolo con la pressione delle dita. Spalmarvi la crema di mandorle e ricoprire con il cous cous restante, facendo la stessa operazione. Completare con uno strato di marmellata e spolverare con farina di cocco.

Ciao ciao!

NdC

Carrubean party

Ancora sotto con le sperimentazioni culinarie, in casa Cabrini… Questo è il secondo post “monotematico”. Come avrete intuito, i nuovi acquisti esercitano un effetto ipnotico sui due musicanti, che assumono nei loro confronti lo stesso atteggiamento di un bimbo con il giocattolo nuovo: ci si appat(d)ellano e non lo mollano più (ci perdoneranno i sostenitori di un’alimentazione VARIA ed equilibrata…).
Dopo la Mandorla Pigliatutto, è la volta della Carruba Allucinogena; la Rossa Cantante, reduce da due giorni di preparazioni a base di farina di carrube scovata a Roma (vi ricordate i tartufi dello scorso post? ecco, è sempre lei), si è infatti svegliata in piena notte descrivendo per filo e per segno al povero Maestro il fantomatico “kushmiti”, strumento musicale (o arma di distruzione di massa?) costituito di improbabili tentacoli metallici sognato in preda a deliri mistici. Che il sogno fosse un’indicazione oracolare su nuove frontiere musicali per gli Almost 3, non è dato saperlo; ci è però venuto il dubbio che BB, nell’impastare, di quella polvere di carruba se ne fosse sniffata un po’ troppa. Ma passiamo ai fatti.

1) Primo parto: crema nocciolarruba.
INGREDIENTI:

  • 140 g di nocciole
  • 60 g di farina di carrube
  • 50 g di olio di mais
  • 125 g  di latte di riso
  • 55 g di zucchero di canna integrale
  • 1/2 c di vaniglia in polvere
Frullare le nocciole con lo zucchero, dopodichè aggiungere la farina di carrube, la vaniglia, l’olio e il latte di riso e continuare a frullare, fino a ottenere una goduriosissima crema spalmabile.

2) Secondo parto: Tartellette alla crema nocciolarruba. Regalino della Rossa Cantante a un Cabrini famelico di ritorno dall’ennesimo concerto :-).


INGREDIENTI PER 7/8 TARTELLETTE (a seconda della grandezza degli stampini, che comunque devono essere piccoli, formato “pasticcino”):
Per la crema, vd sopra. Per la pasta (qui abbiamo riesumato la frolla light del caro vecchio Boscarello, che ha sfornato da poco un’altra leccornia cartacea):

  • 125 g di farina 0
  • 30 g di malto di mais
  • 30 ml di olio di semi
  • 35 ml di acqua tiepida
  • 1 pizzico di sale
  • 1/2 c di cannella
  • 5 g di lievito al cremortartaro bio
  • lucido (1 C di malto e 3 C di acqua)
Mescolare farina, lievito, sale e cannella. Miscelare a parte il malto con l’acqua e unirli agli ingredienti secchi. Lavorare l’impasto fino a ottenere un panetto elastico, dopodichè coprirlo con un panno e lasciarlo riposare in frigo per 30 minuti. Stendere l’impasto con il mattarello fino a dargli uno spessore di circa 3 mm. Ritagliare dei dischi di pasta regolandosi in base alla grandezza degli stampini (è bene tenerli un po’ più grandi, eliminando poi il bordo in eccesso). Foderare gli stampi con la similfrolla premendo con le dita per modellare le tartellette. Bucherellare la base con una forchetta, coprirla con dei ritagli di carta da forno e riempire con uno strato di legumi secchi. Cuocere in forno a 180 °C per 18 minuti (la cottura può comunque variare in base alle caratteristiche del forno, quindi… Tenetele d’occhio!). Estrarre dal forno, eliminare legumi e carta e lasciar raffreddare. Spennellare con il lucido e riempire con la crema di carrube. Guarnire a piacere (cocco, nocciole mandorle…).
3) Terzo parto (poi abbiamo finito, giurin giuretto!): variazione sul tema di una vecchia ricetta.
INGREDIENTI per 2 tortini:
  • 40 g di farina 00
  • 10 g di farina di castagne
  • 25 g di farina di carrube
  • 40 g di zucchero integrale di canna
  • 70 g di latte di riso
  • 1/4 di bustinadi lievito al cremortartaro
  • 1 C di malto d’orzo
  • 1 c di caffè solubile
  • 1 pizzico di sale
  • 1 pizzico di vaniglia
  • 2 c di confettura di rose bio
Frullare nel mixer gli ingredienti solidi, aggiungere il latte tiepido e il malto e dare un’altra ripassatina per amalgamare il tutto. Versare 2/3 del composto in ognuno dei due stampini foderati con carta da forno, inserire il cucchiaino di marmellata di rose  al centro e coprire con l’impasto restante. Cuocere a 180°C per 20 minuti.
Bene. Ora che le carrube vi escono dalle orecchie, abbiamo concluso. Ah! Dimenticavamo… Ci vediamo al Veganfest? Noi ci faremo una suonatina. Chi non viene è un seme di cacao ;-).
Ciao ciao!
NdC