Ti lascio un(a) calZone

E’ iniziato il dicembre dei viaggi (meglio spostamenti) per tanti concerti. Guide notturne, nebbioni, treni presi senza prese, soundcheck infiniti e caffettini multipli all’Autogrill quasiSantoSubito. Due trottole che rimbalzano in lungo e largo. Felici ogni tanto di incontrarsi e “scontrarsi” in qualche punto della penisola per poter suonare insieme. Vita da Almost 3. Vita da musicisti e da foodbloggers in perenne movimento. Scrittura da viaggio, di quella portatile e un po’ take away. Quando “diventa” un lusso poter coccolarsi a casa, fare le foto fèscion o progettare una ricetta golosa, ma tranquilli: cisiamoabituati. Dove eravamo rimasti? Ah, la ricetta! Prima di rivelarvela abbiamo pensato di scrivere un itinerario dei nostri concerti di questo mese. Magari qualcuno di voi riesce a partecipare :-). Per info contattateci o date un’occhiata alle nostre pagine Facebook.

07 dicembre Flavia – Blue Dolls Show – Busca (CN)
08 dicembre Flavia/Stefano – Almost 3 – Fiumaretta (SP)
10 dicembre Stefano – Pivio&Aldo de Scalzi – Noirfest Courmayeur (AO)
10 dicembre Flavia- Blue Dolls Show – Crescentino (VC)
11 dicembre Flavia – The Sixters – Parma
15 dicembre Flavia – Blue Dolls Show – Sangano (TO)
16 dicembre Flavia – Blue Dolls Show – Castellone (CR)
16 dicembre Stefano – GnuQuartet/Neri Marcorè Genova
17 dicembre Flavia – The Sixters – Firenze
17 dicembre Stefano – GnuQuartet/Neri Marcorè Genova
20 dicembre Stefano – GnuQuartet/Gino Paoli and friends – Genova
31 dicembre Stefano – GnuQuartet – La Claque – Genova
02 gennaio Flavia/Stefano – Almost 3 – Sestriere (TO)
03 gennaio Flavia/Stefano – Almost 3 – Cesana (TO)

Accorrete!!!!

INGREDIENTI x 2/3 persone:

  • 250 g di farina di farro integrale
  • 1/4 di bicchiere di olio
  • acqua tiepida
  • un pizzico di bicarbonato
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 1 finocchio
  • 150 g di seitan
  • una dozzina di olive verdi
  • sale, pepe e origano cubì

La ricetta per l’impasto di questi cassoni romagnoli è una leccornia di Claudia, che ci ha letteralmente aperto un mondo :-D. Irresistibili!
Dare vita alla “piadina” impastando la farina, l’olio, un pizzico di sale e tanta acqua quanto basta per avere un impasto morbido. Per il ripieno per cui abbiamo optato, preparare il trito con finocchio, seitan e olive, facendolo ‘andare’ in un filo d’olio per una decina di minuti. Salare, pepare e profumare con l’origano. Domenica, replicando la ricetta, ci siamo sbizzarriti in una “farcia” di cavolo rosso, seitan e patate. Dunque… Largo alla fantasia! Salare, pepare e profumare con l’origano. Dividere l’impasto delle piadine in due parti uguali, meglio simili dai 😉 e stenderle sino a ottenere due dischi. Sistemare la farcia su una metà del disco e richiudere, formando un bel calzone (“cassone”, come Claudia ci insegna ;-)). Sigillare bene i bordi “forchettando”. Cuocere in una padella antiaderente ben calda 3 minuti per lato. Creano dipendenza!!!!

Ciao ciao!

NdC

Aspetta e (s)pera!

Spesso chi ci conosce ci fa notare che, per essere musicisti, stiamo un po’ troppo ai fornelli :-P. Ebbene… In realtà non passiamo le giornate a spadellare, lasciando il violoncello triste e solitario in un cantuccio e le corde vocali pure (oddio, quelle rimangono per forza di cose dove stanno -_-)… Il motto del blog è “cucina etica alla portata di tutti“, il che presuppone anche una certa velocità di preparazione. Ma diciamocelo: L’unico vero segreto degli Almost 3 è essere una band anche davanti ai fornelli. Purtroppo non siamo ancora riusciti a coinvolgere Mr.Cello nelle preparazioni culinarie, ma ci stiamo lavorando (usare l’archetto per girare la pasta potrebbe non essere una grande idea, in effetti). Tutta ‘sta pappa-rdella per sfatare un mito: chi l’ha detto che in cucina chi fa da sé fa per tre? Il segreto per non incastrarsi, soprattutto in un mini angolo cottura come il nostro, è la cara vecchia catena di montaggio: impasta-mettisulfuoco-gira-lava. Con 4 mani si dimezzano i tempi, ragazzi, è matematica! Ordunque… Mogli (o mariti): impegni permettendo, armatevi di mariti (o mogli) collaborativi/e e diventate anche voi promoter della cara vecchia filosofia del “Tu is megliu che uan” (ebbene sì… Pure in cucina!). Potreste cominciare, ad esempio, con una delle mirabilanti crostate di Mr. Pasquale Boscarello; N.B: non è pubblicità occulta, giuringiuretto :-). Per la verità non sappiamo neanche che faccia abbia! E’ che le sue ricette, a volte, hanno veramente del mirac(g)oloso! La frolla è la stessa della crostata di una recente ricetta, ma il dolce meritava decisamente un post per la geniale crema pasticc(p)era (scoprirete poi il perchè del nome), che abbiamo scovato nella sezione “creme” del libro e leggermente rivisitato a nostro gusto.

INGREDIENTI:

Per la frolla:

  • 250 g di farina tipo 0
  • 60 g di malto di mais
  • 6 cl di olio di semi
  • 7 cl di acqua tiepida
  • un pizzico di sale
  • 1/2 cucchiaino da caffè di cannella
  • la buccia grattugiata di mezzo limone
  • 10 g di lievito al cremortartaro.

Per la crema:

  • 500 g di pere già sbucciate
  • 500 g di malto di mais
  • 100 g di amido di mais
  • un pizzico di sale
  • 25 cl di acqua fredda
  • mezzo cucchiaino di vaniglia in polvere

Comincia il lavoro di squadra: uno si posiziona al piano per impastare, l’altra si piazza in zona fornelli. C’è da dire che i ruoli non sono mai gli stessi, perchè la soddisfazione di infarinarsi e impiastricciarsi col mattarello alla mano impone la regola del “una volta per uno”. Comunque… Pronti, Partenza, Via!
Cabrini esegue con Maestria le mosse del vero pasticcere naturale, ovvero:
Riunisce in una ciotola gli ingredienti asciutti: farina, lievito, buccia di limone, sale e cannella. Miscela l’olio e il malto di mais in un altro recipiente e li aggiunge alla parte asciutta insieme all’acqua tiepida. Mentre un’indisciplinata BB abbandona la crema con uno scatto felino e lecca il cucchiaino del malto, lui amalgama impassibile il tutto e lo versa su una spianatoia (se avete un robot da cucina potete fare la stessa operazione con la funzione “impastatrice”). Lavora poi l’impasto formando una palla, fino a ottenere un panetto omogeneo, morbido ed elastico. Copre con un panno e lascia riposare per mezz’ora, poi stende la simil-frolla con il matterello fino a formare una sfoglia di circa 30 cm di diametro. A questo punto BB, che nel frattempo ha terminato la preparazione della crema e ha assaggiato come un criceto impazzito tutto l’assaggiabile (persino pezzetti crudi di impasto), si rende utile e dà una mano a stendere il disco di pasta su una teglia da 28 cm rivestita di carta da forno. I nostri beniamini riempiono quindi la base con la crema: uno tiene la pentola, l’altro versa aiutandosi con il cucchiaio. Che bello essere in due! Cabrini aggiunge al fotofinish una manciata di granella di nocciole, che non guasta mai, e via in forno a 200 °C per 18 minuti circa.

Ma facciamo un rapido rewind e osserviamo la rossa Spilluzzicatrice alle prese con i fornelli. BB sbuccia le pere, le taglia a pezzettini e le frulla nel mixer con il malto e il pizzico di sale. Versa così il composto in una pentola e cuoce a fuoco basso, mescolando spesso per evitare che si attacchi. Nel frattempo scioglie in un boccale l’amido di mais nell’acqua fredda. Quando il composto di pere e malto ha raggiunto l’ebollizione, versa l’acqua con l’amido ben sciolto, mescolando con una frusta per evitare la formazione di grumi. In pochi minuti la crema si addensa, e il classico “pluf pluf” dà il segnale di spegnere il fuoco. Una volta che si è raffreddata, la frulla nuovamente per renderla ancora più vellutata. A questo punto, in attesa che la frolla finisca di riposare, BB rifocilla il Maestro Cabrini con un bel cucchiaio ricolmo per evitare il calo di zuccheri e osserva l’espressione mistica che assumono i suoi occhi dopo l’assaggio. Ricorda decisamente la crema pasticcera, ma con la base di pere ha una bella dose di fascino in più!

Et voilà! Anche domani una super-colazione è assicurata.

Ascolto del giorno: Hurts

Ciao ciao!

NdC

Batti un colpo se cheesecake!

Questa è la seconda puntata della miniserie “Il ringraziamento del pollo”. Eravamo rimasti a una BB affamata di ritorno dai concerti che si sgrifava seitan e basmati a velocità supersonica. Ma tra quegli attimi e il successivo momento “divanite”, in realtà, abbiamo trascurato un particolare tutt’altro che secondario. L’instancabile Cabrini, infatti, spalanca improvvisamente il frigo estraendone a sorpresa due conturbanti tofu-cakes (liberamente ispirati, ovviamente, al classicissimo e “onnivoro” cheesecake). Attimo di commozione, primo piano sullo sguardo languido di BB (brevissimo, per la verità, perchè nel giro di un microsecondo il primo cucchiaino è già nelle fauci della rossa cantante). Per giunta il suddetto dolcetto è pure super-sano, come nella miglior tradizione del Maestro Cabrini! No latticini, no zucchero. Neanche un briciolo di senso di colpa, dunque, a frapporsi tra le bocche e le due coppette. Ma bando alle ciance: raccontiamo la ricetta, onde evitare aumenti della salivazione incontrollati.

INGREDIENTI x 4 persone:

  • 250 g di tofu
  • 1 bicchiere e mezzo di latte di soia
  • 1 cucchiaino di vaniglia in polvere
  • 2 cucchiai di malto di mais
  • 100 g di mandorle sgusciate
  • una vaschetta di lamponi
  • 16 biscotti secchi al cacao vegan+poco latte per ammorbidirli

Sbriciolare i biscotti e aggiungere latte quanto basta per ottenere un composto appena umido, modellabile. Coprire il fondo di 4 coppette e tenerle una decina di minuti in freezer. Portare il latte a bollore con la vaniglia e aggiungere il malto e il tofu sbriciolato, lessandolo a fuoco basso per 10 minuti circa. Passare la crema al minipimer e far raffreddare. Intanto tostare le mandorle per pochi minuti in una padella antiaderente, dopodichè tritarle e unirle alla crema di tofu. Completare le coppette con il composto così ottenuto e decorare con i lamponi.

Ascolto del giorno: Aziza Zadeh

Ciao ciao!

NdC

Il Ringraziamento del pollo

Capita di stare via per due giorni in giro per concerti, per forza di cose lontani; uno a casa uno in giro, uno in giro uno a casa. Cene al ristorante, tanta musica, poche ore di sonno, un po’ di “divanite” in arretrato. Cosa c’è di meglio che scendere dal treno all’una e mezza con una fame da gibbone, trovare l’altro che ti aspetta al binario, arrivare a casa trascinandosi dietro la fedele compagna di viaggio Valigia (Luigia per gli amici), aprire il portone e sentire un profumino killer che ti accoglie già dall’androne del palazzo? Stavolta a godere di questo momento idilliaco è stata BB, accolta, al suo ritorno, da un piatto cabriniano che aveva del commovente.

INGREDIENTI x 2 persone:

  • 100 g di riso basmati bollito
  • 150 g di seitan al naturale
  • 140 g di piselli al naturale
  • 200 ml di latte di cocco
  • due cucchiaini di curry circa
  • sale e pepe qb
  • un filo d’olio evo

Tagliare a cubetti piuttosto grossolani il seitan e farlo insaporire per 5 minuti in un filo d’olio insieme ai piselli, salando e pepando a piacere. Aggiungere il latte di cocco e, quando la salsa comincia a rapprendersi, unire il curry, bilanciando la quantità a seconda dei gusti e della consistenza desiderata per la salsa. Servire  con il riso basmati semplice o aromatizzato a piacere (cannella, anice stellato, chiodi di garofano, cardamomo, cumino, ecc.), dopodichè spalmarsi sul divano come foche monache spiaggiate leccandosi i baffi.

Problemi di cròstata?

Premessa: BB e Cabrini (alias Flavia e Stefano) vanno letteralmente PAZZI per la pasta frolla; dopo il loro passaggio, qualsiasi teglia da crostata è tirata a lucido come la carrozzeria di una Cadillac appena uscita dal concessionario. Neanche una briciola residua. Niente di niente. Qualcuno potrebbe a questo punto alzare la mano e far  notare, a ragione, che la frolla non è esattamente una cosa da ingurgitare in stile Kinder Bueno, “a cuor leggero” (poi ci spiegherete come fa la succitata merendina a meritarsi tale definizione, con le sue 563 Kcal per 100 g -_-. D’accordo che pesa poco, ma…). Bello concedersi di sgarrare ogni tanto, ma se si vuole eliminare l'”ogni tanto” per far posto a uno “spesso”? Come evitare di trangugiare svariate fette di crostata fatta in casa senza  poi versare lacrimoni da coccodrillo? Ancora una volta ci viene in aiuto Boscarello, con la sua “Pasticceria naturale”. Certo, questo impasto non lascerà il retrogusto burroso in bocca, ma, assicurano dei frollofili doc, è goduriosissimo, a prova di rimorso e magicamente privo di uova, latticini e zucchero. Il sapore è decisamente meno stucchevole delle classiche basi per crostata, il che permette anche di utilizzare marmellate piuttosto dolci, ottenendo così un equilibrio perfetto. Assolutamente da provare!

INGREDIENTI:

  • 250 g di farina tipo 0
  • 60 g di malto di mais
  • 6 cl di olio di semi
  • 7 cl di acqua tiepida
  • un pizzico di sale
  • 1/2 cucchiaino da caffè di cannella
  • la buccia grattugiata di mezzo limone
  • 10 g di lievito al cremortartaro.

Riunire in una ciotola gli ingredienti asciutti: farina, lievito, buccia di limone, sale e cannella. Miscelare l’olio e il malto di mais in un altro recipiente e unirli alla parte asciutta insieme all’acqua tiepida. Amalgamare il tutto e versarlo su una spianatoia (se avete un robot da cucina potete fare la stessa operazione con la funzione “impastatrice”). Lavorare l’impasto formando una palla, fino a ottenere un panetto omogeneo, morbido ed elastico. Coprire  con un panno e lasciar riposare per mezz’ora, poi stendere la simil-frolla con il matterello fino a formare una sfoglia di circa 30 cm di diametro. Trasferire il disco di pasta su una teglia da 28 cm rivestita di carta da forno, riempire a piacere (noi abbiamo usato una marmellata di prugne) e modellare il bordo. Infornare a 200 °C per 18 minuti circa. Risultato: merende e colazioni “da campioni” e davvero “a cuor leggero” (alla faccia della Kinder).

Ascolto del giorno: Sakamoto

Ciao ciao!

NdC

Per non rimanere con l’amaro in bocca

D’accordo, il radicchio è indiscutibilmente, irrimediabilmente amaro e quasi tutti, da piccoli, lo odiavamo (nella top delle verdure più ostiche se la batteva con cavoli e cavolini vari, indivia, carciofi, ecc. ecc….). Tipica la scena in cui la nonna di turno tentava di rifilare al/la nipotino/a misteriose (e sospette) insalate, con la solita affermazione ‘Guarda che non è amara, è lattuga tenera tenera’, per poi beccarsi smorfie di profondo disgusto e disprezzo una volta inserita in bocca la prima forchettata -_-. Da qui l’idea di provare a ottenere un gusto più “rotondo” e meno aggressivo, senza privare il nostro povero, bistrattato ortaggio della sua personalità “di spicco”. Una specie di pesto-salsa di radicchio, con l’aggiunta di lievito, silk tofu e noci, per condire una pasta tipicamente ligure: i corzetti.

INGREDIENTI x due persone:

  • un cespo di radicchio di Chioggia
  • 160 g di corzetti (o altra pasta a piacere)
  • 4 noci
  • 1 C abbondante di silk tofu
  • 1 C di lievito alimentare in scaglie
  • 1 C di olio evo
  • sale e pepe qb

Far saltare per 5 minuti circa in padella il radicchio tagliato a striscioline, aggiungendo un po’ d’acqua di cottura della pasta per evitare di usare troppo olio, ottenendo quindi una salsa più leggera. Salare e pepare a piacere. Terminata la cottura, frullare al minipimer il radicchio con le noci, il silk tofu (quello morbido, per intendersi :-)) e il lievito. Una volta scolata la pasta, ripassarla in padella con la salsa ottenuta.

Ascolto del giorno: l’album scaricabile gratuitamente che Stefano ha scritto in treno con il suo iPhone durante i lunghi viaggi estivi 🙂

Ciao ciao!

NdC

My 7 link project

Partecipiamo volentieri anche noi a questa “catena”, invitati dalla nostra amica Sara. Visto che siamo piccolini, nati da poche settimane e con una manciata di post, abbiamo deciso di trasformare l’occasione parlando di musica.

Il brano più bello (durissima, dice BB):

basta non ascoltare: Pausini, Ferro, Amoroso, Errore, Modà, Ramazzotti, Antonacci, Masini, Povia, Pupo (…to be continued)

Il brano più utile:

King del rap – Marracash (rinominato “Marratrash”). Utilissimo perchè,  una volta sentitolo, ci si evita la perdita di tempo di ascoltarne altri. 😀

Il brano più popolare (quello che risuona più sovente durante le nostre preparazioni culinarie):

Bei mir bist du shoen – Puppini Sisters

Il brano dal (suc)cesso sorprendente:

Per la gioia del nostro intestino non ne mancano, però quello più utile degli ultimi tempi…

The winner is ….

Danza kuduro – Don Omar

Il brano sottovalutato:

Harmony korine – Steven Wilson (e godetevi la bellezza del video)

Il brano più controverso:

uno qualsiasi – Apicella feat. Berlusconi (perchè ci piacerebbe pensare che fosse sempre un brutto sogno)

Il brano di cui andiamo più fieri (sorridiamo un po’):

La nostra versione di Enjoy the silence dei Depeche Mode, con il video di Stefano Decarli

Siamo stati un po’ antipatici, forse … 😛

Ciao ciao

NdC

 

 

Di cocomeri e altri deliri notturni

Cocomeri?! Alla faccia della stagionalità degli ingredienti, direte voi! Tutto è cominciato da qui. D’accordo che i vegani sono maestri nello sfornare le cose più improbabili senza gli ingredienti base, con risultati ai limiti del fantascienticio (vd mozzarella e gorgonzola senza latte, torte senza uova e grassi, carbonare senza pancetta, ecc.ecc.), ma… La pizza senza lievito…! Il sogno di molti (soprattutto degli intolleranti ai lieviti) si realizza: mangiarne a volontà e non svegliarsi la mattina dopo con un’incudine sullo stomaco e la sensazione di aver ingoiato un’anguria intera dimenticandosi di tagliarla prima a fette. Potevamo resistere alla tentazione di provarla? Ovviamente no. Anche il test “di-gestione notturna” del cocomerozzo in pancia è stato ampiamente superato.

INGREDIENTI:

  • 200 g di farina manitoba BIO
  • 200 g di farina 0
  • 300 ml di acqua naturale
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato
  • passata di pomodoro
  • una manciata di capperi dissalati
  • olive nere a piacere
  • sale, origano e olio evo qb

Premessa: queste erano le dosi base della ricetta. Avendo noi variato il tipo di farina (era previsto l’uso di quella di kamut), e risultando l’impasto troppo morbido, abbiamo corretto il tiro strada facendo.
Versare l’acqua in una ciotola capiente e le farine setacciate con sale e bicarbonato in un’altra scodella. Versare lentamente la farina nella ciotola dell’acqua e mescolare l’impasto con la mano (la dose, come anticipato, si è rivelata un po’ scarsina, per cui ne abbiamo aggiunta a occhio finchè la pasta non ha smesso di prenderne). A questo punto formare la classica “palla” e stendere con il mattarello un disco di impasto alto circa 1 cm (nella zona centrale si può anche diminuire lo spessore, se si vuole una consistenza più leggera). Trasferire la pizza in una teglia rotonda da 25 cm (o 28, se si desidera un’altezza minore) e guarnire a piacere (noi abbiamo usato il pomodoro, le olive e i capperi). Cuocere in forno a 200°C per 20-25 minuti circa. Che dire… Risultato ottimo, impasto morbido ma croccante ai lati, nessun tempo di lievitazione… Grazie, Mus!

Ascolto del giorno: Johann Johannsson

Ciao ciao!

NdC

La dolce vita

Dopo i 7 vizi capitali, ci sono i 7 impasti base per dolci di Pasquale Boscarello. Montersino:Boscarello=Ricotta:Silk tofu. Il suo è un libro da mantra, della serie: “questo lo proviamo”. Ieri sera ci siamo cimentati con l’impasto “Dolce vita”, ottenendo una base per torta da farcire di sapore vagamente simile al pan brioche, visto l’impiego del lievito di birra, che conferisce, per forza di cose, un sapore peculiare. A questo punto siamo ansiosi di sapere se qualcuno di voi ha provato gli impasti di Boscarello e, soprattutto, le creme per farcitura, che ci incuriosiscono parecchio. In questo caso, avendo un bel barattolo di marmellata di zucca comprata alla fiera di Murta, la scelta del “ripieno” è stata davvero semplice. Variazioni sul tema: abbiamo sostituito l’olio di mais con olio di semi di girasole, avendone in quantità industriali causa Alzheimer galoppante e “morbo del Questociserve”(esattamente il motivo per cui ci ritroviamo spesso con 8 confezioni di farro in dispensa, 5 di fiocchi di azuki, ecc. ecc.); la vaniglia doveva essere in polvere, secondo ricetta, ma abbiamo preferito usare i semi di una stecca.

INGREDIENTI per una tortiera da 28 cm:

  • 140 g di farina tipo 0 BIO
  • 140 g di farina Manitoba BIO (mulino a pietra naturale)
  • 140 g di malto di mais
  • 55 g di olio di semi di girasole
  • 55 g di mandorle pelate, tostate e frullate
  • 160 g di mele Golden sbucciate e tagliate
  • 50 g d’uvetta lavata e scolata
  •  5 cl di acqua tiepida
  • 1 cubetto di lievito di birra fresco
  • 1 cucchiaino scarso di sale
  • i semi di mezza stecca di vaniglia
  • la buccia grattugiata di mezzo limone (occhio che sia BIO!)

Far sciogliere il lievito sbriciolato nell’acqua tiepida. Nel frattempo frullare insieme le mele, il sale, la vaniglia e la buccia di limone. Quando il composto sarà abbastanza omogeneo, unire le mandorle, l’olio e il malto, continuando a frullare fino a che il tutto non sarà ben amalgamato. In una scodella a parte mettere le due farine (meglio se setacciate, per evitare la formazione di grumi), l’uvetta, il composto precedentemente lavorato e l’acqua con il lievito. Mescolare con le mani fino a ottenere un impasto morbido: sollevandone un po’ con una mano e lasciandolo, dovrà cadere lentamente. Farlo riposare per circa mezz’ora, poi stenderlo nella teglia rivestita di carta da forno e far lievitare per un’altra mezz’oretta abbondante (possibilmente al “calduccio” :-)). Cuocere in forno a 190°C per venti minuti circa. Una volta sfornata la torta, lasciar raffreddare bene prima di procedere con la farcitura. Tagliare in senso orizzontale con un coltello grande seghettato (la lama liscia rischia di non essere efficace) e spalmare su una delle due metà il ripieno desiderato (la marmellata di zucca, nel nostro caso), dopodichè rimettere il “coperchio”. Perfetta per la colazione, forse un po’ meno adatta a una cena con gli amici per via del suo sapore “panoso”.

Ascolto del giorno: Saroos (dolce ricordo del bel concerto a cui abbiamo assistito ieri sera a Genova).

Ciao ciao!

NdC

Lo Sbarazzo per Gastronauti

Se c’è una certezza, nella nostra cucina, è che ogni 3-4 giorni si rivela necessaria una ricetta ‘svuotafrigoliberitutti’. Farro, riso, polenta, miglio (e chipiunehapiunemetta) si fanno sempre in doppia-tripla quantità, con la conseguente sfida “riassemblamento”. Ecco così aggirarsi in the kitchen forme “aliene” degne dei venusiani di David Icke, nella fattispecie: polpette di ogni foggia, hambuger, snack, torte e sformati, tutti rigorosamente improvvisati a partire da reliquie di pasti che furono. Stavolta, bisogna ammetterlo, ci siamo impegnati davvero poco, ma i nostri amici ortaggi erano talmente variopinti e fotogenici da meritare comunque un post.

Ecco gli INGREDIENTI (dei veri e propri evergreen, sulla nostra tavola):

  • Zucca mantovana bio a fette (assolutamente da mangiare anche la buccia!) cotta al forno (30 minuti a 200°), condita con un filo d’olio evo, rosmarino, tamari, sale e pepe
  • Dadolata di porri e carote al forno (20 minuti a 200°)
  • Farro lessato condito con lievito alimentare in scaglie e olio evo
Come da copione Almost 3, piatto semplice ma che crea dipendenza!
Ascolto del giorno: Philip Glass.
Ciao ciao!
NdC