Sperimentavoca(n)do

Dopo il soggiorno roman(tic)o, ancora qualche giorno di lontananza tra Cabrini e la Rossa Cantante; l’uno impegnato nelle ultimissime date marchigiane del tour con fior di cenette annesse, l’altra in una toccata e fuga in quel di Firenze, ma con valigia ancora intonsa (biancheria sporca a parte, s’intende!) causa concerto imminente nel cuneese. Come forse qualcuno di voi avrà intuito, quando i chilometri li separano, caratterizza i nostri due beniamini una spiccata propensione a gettarsi sui fornelli al grido di:
-Carenze d’affètto? Affétta!-
Freddure a parte, la Rossa Cantante si piazza dunque ai fornelli comb_attiva e propositiva, puntando sulla tattica del “rischiatutto” e sperimentando all’impazzata qualsiasi idea le ronzi per la testa, complice la presenza di due coraggiose cavie pronte a immolarsi per la causa, alias madre e sorella maggiore (ribadiamo con convinzione il nostro NO alla vivisezione, con la sola eccezione dei due succitati individui, che accettano di sottoporsi volontariamente ai trattamenti). Sarà che ancora non sono stati riscontrati casi di avvelenamento, ma in casa BarBacetto (ecco svelato il mistero del soprannome ‘BB’…) i manicaretti vengono solitamente accolti con entusiasmo. Non fanno eccezione queste crespelle con crema di avocado, broccoli e tofu. Il trucco è quello di far assaggiare il manicaretto PRIMA di elencarne gli ingredienti. Dopo l’approvazione da parte della cavia, si potrà procedere alla descrizione della preparazione, svelando che sì, dentro c’era quell’avocado del diavolo che a una delle due proprio non piace. Eppure… Saranno i capperi, sarà la salsa di soia, sarà quel che sarà, ma le crespelle vegan hanno avuto vita breve. R.I.P…

INGREDIENTI x 4 crespelle:

Per il ripieno:

  •  1/2 avocado di medie dimensioni
  • 150 g di tofu
  • le cime di 1 broccolo
  • 1C di lievito alimentare in scaglie
  • 1 C di capperi dissalati
  • 1/2 bicchiere di acqua di cottura dei broccoli
  • sale, pepe e timo qb

Per le crespelle:

  • 3 C di farina “00”
  • 5 C di farina integrale
  • 2 bicchieri scarsi di latte di soia non zuccherato
  • 1 C di olio evo
  • una presa di sale
  • salsa di soia a piacere
  • olio evo per ungere la padella

Lessare le cime di broccolo in acqua salata per 8 minuti. Scolare e trasferire nel frullatore, unendo il tofu e l’avocado fatti a pezzetti, i capperi, sale, pepe, lievito, timo e l’acqua di cottura (poco alla volta, dosandola in modo da ottenere un composto cremoso). Versare le farine setacciate, il sale e il cucchiaio d’olio in una terrina, aggiungendo il latte di soia poco alla volta mescolando con cura, in modo da evitare la formazione di grumi. Mettere sul fuoco una padella antiaderente capiente dopo averla unta con un po’ di carta assorbente imbevuta d’olio. Quando sarà ben calda, servirsi di un mestolo per dosare l’impasto (una “mestolata” per ogni crespella). Cuocere ogni lato per 2/3 minuti. Spalmare un po’ di crema al centro di ogni crespella e richiuderla arrotolandola. Se siete amanti della salsa di soia, versatene qualche goccia sui vostri “cannoli”, darà una “spinta” in più :-).

Ascolto del giorno: Quartetto Cetra

Ciao ciao!

NdC

A-Roma

Quasi alla fine di questo lungo periodo nella capitale; Almost 3 in versione “Vacanze romane”, a spasso per la città con un entusiasmo da Giovani Marmotte. A seguire i punti salienti del soggiorno…
Individuazione immediata del più vicino negozietto “Notedicucina-style” con conseguente scorta di seitan, latte d’avena e tofu (di cui il correttore automatico di TextEdit pare non contemplare l’esistenza, visto che continua a sostituirlo con “tufo”, decisamente friabile ma certamente più indigesto); visita al nuovissimo e imperdibile museo d’arte contemporanea Maxxi, la cui variopinta e contorta struttura vale già il costo del biglietto, e alla collezione stabile del Museo di Arte Moderna di villa Borghese, con Klimt, Fattori e Mirò mozzafiato appostati dietro ogni angolo come se niente fosse;

attacchi di fame chimica in pieno Foro romano (mai sottovalutare il tempo che richiede una visita ai reperti romani ed entrare all’ora di pranzo: gli ipnotici dedali del Foro non vi restituiranno alla città prima delle 3 e mezza del pomeriggio…);

scoperta delle meraviglie del quartiere Coppedè in compagnia degli zii romani della Rossa Cantante (case da fiaba, da gustarsi in ogni piccolo particolare: dalle inferriate degli ascensori alle decorazioni campanelli); muro di suono spettina-pubblico all’Angelo Mai di uno GnuQuartet in versione rocchettara cassain4edistorsori; chilometriche passeggiate per centro e parchi con annessi postumi serali (ma volete mettere la soddisfazione di sfoggiare sotto gli alluci vesciche ecosostenibili?); e infine…la mostra di Steve McCurry al Macro (ex mattatoio al Testaccio). Immagini forti racchiuse in una struttura che già di per sé colpisce con i crudi particolari che ricordano continuamente al visitatore la sua precedente funzione.

Poi esci dalla mostra, ti volti a guardare il retro del triste panorama e scopri una realtà che, per il contesto in cui è inserita, acquista un valore doppio. Un mercatino bio con banchetti e bancarelle di tutti i tipi, libreria, bar, stand dell’Equo e solidale, mini-supermarket di prodotti a chilometri zero e biosteria chicchettosamanontroppo. Tante proposte per i vegetariani, un po’ meno per i vegani; in ogni caso la zuppa di ceci era una delizia (abbiamo appena deciso che nella prossima vita rinasceremo cani, così finalmente coroneremo il sogno di leccare senza ritegno la scodella).

Che altro aggiungere? Non basterebbero 6 mesi per scovare tutte le meraviglie di una città caotica, satura, contraddittoria, ma al tempo stesso di un’unicità e di una bellezza disarmanti. E adesso, in onore alle strutture geometriche del Maxxi, ecco i cubotti al grano saraceno.

INGREDIENTI:

  • 1 vasetto di yogurt di soia
  • 3 vasetti di farina di grano saraceno
  • 2 vasetti di zucchero integrale
  • 1/2 vasetto di semi o evo
  • la scorza grattugiata di un limone bio
  • 1 bustina di lievito al cremortartaro
  • 4-5 noci normali
  • 4-5 noci brasiliane
  • una manciata di pinoli
  • latte di soia qb

Versare in una terrina lo yogurt, utilizzando poi il vasetto per dosare gli altri ingredienti. Mescolare farina, zucchero e lievito e aggiungerli allo yogurt, unendo poi la scorza di limone, l’olio e la frutta secca. A questo punto non disperate: non dovrete usare il vostro impasto come malta per un nuovo muretto in giardino (l’aspetto e la consistenza sono più o meno quelli). Basterà aggiungere latte di soia poco per volta, finchè il composto non risulterà abbastanza morbido da essere mescolato con facilità. Versare in una teglia rettangolare a bordi alti rivestita con carta da forno e infornare a 180°C per 35-40 minuti. Dopo averla lasciata raffreddare, spolverare la torta con zucchero a velo e tagliarla a cubetti. Se poi vi trovate in quel di Roma, il consiglio è di farcirla con quella meraviglia che è la marmellata di visciole. Slurp!

Ascolto del giorno: ‘Er barcarolo romano

Ciao ciao! NdC

Il verZamento dell’IVA

(Si intenda per “IVA”: InvoltinoVeganoAppetitoso).

Gli Almost 3 sono nuovamente separati (Cello e Maestro da una parte, BB dall’altra), ma solo fino a domani. La capitale attende! Riusciranno i nostri eroi a slalomare tra carbonare e amatriciane? Ai futuri post-eri l’ardua sentenza… Intanto la Cantante Rossa fa tappa a Firenze e stringe un patto di non belligeranza con un frigo di casa che, a ben vedere, non è poi così ingrato. Frugando negli sportellini si possono scovare interessanti ospiti: zucchine semi-fresche (non proprio di stagione, è vero, ma vanno pur consumate!), due ciuffetti di indivia acquistati da una madre amorevole per la figlia che attendono smarriti il proprio destino, e, rullo di tamburi… Una gigantesca, elegante, verd(z)issima Verza. In un raptus di entusiasmo madre, sorella e nonna l’hanno adottata subendo, da vere donne, il fascino ipnotico delle sue nuances variopinte, e nutrendo tuttavia seri dubbi sulle sue effettive possibilità d’impiego. Niente di meglio per cimentarsi con un “classico” della cucina italiana, ovviamente reinventato seguendo i Sacri Dettami del Frigo.

INGREDIENTI x 4 persone:

  • 2 patate
  • 3 zucchine medie
  • 2 cespi di indivia
  • 8-9 foglie sufficientemente grandi di verza
  • 2 C di olio evo
  • una cipolla
  • qualche goccia di tamari
  • timo qb
  • pepe qb
  • sale qb
  • 2 C di lievito alimentare in scaglie (opzionale per i non vegani: 2 C di parmigiano bio)

Lessare le patate. Intanto far rosolare la cipolla in una padella antiaderente con un cucchiaio d’olio, aggiungendo eventualmente un po’ d’acqua calda per evitare che si attacchi e limitare l’uso di grassi. Tagliare a rondelle sottili le zucchine e l’indivia e versarle nella padella. Salare, pepare, “timare”(:-)) e coprire; far cuocere a fuoco basso per una decina di minuti. Sbollentare le foglie di verza in acqua salata per 4-5 minuti e scolare. Intanto pelare le patate e schiacciarle con una forchetta. Unirle alle zucchine e l’indivia, aggiungere 1 C d’olio e il lievito e mescolare, aggiustando di sale alla fine. Comporre gli involtini adagiando un cucchiaio abbondante di ripieno su ogni foglia e arrotolandola. Sistemare il tutto su una teglia rivestita di carta da forno e cuocere per 15 minuti a 200°C. Guarnire il piatto con qualche goccia di tamari.

Ascolto del giorno: Francesco Verzatti (pardon… Bearzatti…)

Ciao ciao!

NdC

Il post giusto dove mangiare!

Fine settimana bolognese per questa sesta settimana del tour di “Eretici e corsari”. Non poteva capitarci un post(o) migliore! Stavolta i nostri spostamenti sono stati preceduti da un planning degno di un’operazione della CIA, con tanto di mappe prestabilite e percorsi precisi al millimetro che unissero hotel, teatro e… Luogo in cui mangiare “alla nostra maniera”(cene incastrate tra soundcheck e spettacolo incluse).
Tre buoni motivi per trovare in Bologna l’habitat ideale:

1- Una gitarella al Museo Morandi a Palazzo d’Accursio, con relative vedute dall’alto di Piazza Maggiore.


2- Caffettino da Eataly sfogliando libri di cucina alle “Librerie coop” e scovando “Piccola pasticceria naturale” di Boscarello che spunta dallo scaffale più nascosto.


3- Sfamarsi e sbavare come boxer al “Centro Natura”, self service e take away in via degli Albari. Due parolette in più per questa fantastica scoperta: il posto che ognuno vorrebbe dietro casa e che rimpiangeremo a lungo, con una varietà di cibi bio/vegetariani/vegani e una qualità mai trovate. Qualche esempio, tanto per rendere l’idea delle cose assaggiate: polpette di seitan  con salsa di funghi, insalata tricolore con salsa di mele, stufato di zucca, bietole e sedano rapa, semifreddo ai datteri, kanten di castagne e mele e copiose spolverate di lievito alimentare/germe di grano/gomasio.

Veniamo alla ricetta di oggi, sempre sfruttando l’archivio accumulato da Cabrini nel suo fine settimana di “riposo” :-). Una piccola anticipazione da un’altra recente scoperta, un libro di cui vi parleremo presto, comprato dal Maestro in un attacco di cenerentolite (le massaie gli fanno un baffo…).

INGREDIENTI x 4 persone:

  • 100 g di rucola
  • 5/6 noci
  • una manciata di pinoli
  • 1 o 2 zucchine
  • qualche cucchiaio di acqua tiepida
  • sale qb
  • pane

Frullare la rucola spezzettata con le noci e i pinoli. Non servirà olio, perchè quello che rilasciano naturalmente le noci sarà sufficiente a rendere cremosa la salsa; basterà aiutarsi aggiungendo l’acqua tiepida in base alla consistenza desiderata. Aggiustare di sale la crema. Tostare le fette di pane in forno e grigliare le zucchine, tagliate sottili per lungo. Comporre i crostini spalmando la crema e adagiandovi un “nastro” di zucchina.

Ascolto del giorno: Ella&Louis.

Ciao ciao!

NdC

Tortona (est)!

Eccoci! Causa lontananza forzata, gli Almost 3 sfruttano le magie della tecnologia e scrivono il primo post a distanza via Skype. La ricetta è di Cabrini, che si cimenta, in questi ormai sempre più rari giorni di riposo, in impegnativi spostamenti divano-cucina-divano-letto-cucina. Missione: sopravvivere il più a lungo possibile con le scorte di cibo casalinghe, onde evitare di affrontare la leggera brezzolina genovese che spira fuori dal portone. Il nostro cellista stringe così amicizia con gli strani abitanti della Credenza; “Credenza Popolare” narra infatti che essi lo scrutino dagli anfratti più reconditi con espressioni arcigne e risentite (con lui, sì, che si è permesso di ignorarli così a lungo dopo averli acquistati con l’entusiasmo di un bimbo in un negozio di giocattoli): farine di ogni razza e provenienza, legumi dai nomi esotici, mostarde parigine… Se non è scaduto (cosa che, per fortuna, non accade spesso in casa Almost 3), tutto può contribuire ad assecondare l’oblomovismo che affligge il musicista-easy chef in tournée, permettendogli di preparare meravigliosi manicaretti a base di fondi di bustine e idee fulminanti, complici spunti vari dalla Rete e il nostro ultimo acquisto. Abbiamo approfittato infatti delle tappe milanesi del tour per fare una capatina a “La sana gola”,  mèta adocchiata da un bel po’, e, oltre a goderci l’atmosfera accogliente e l’ottimo pranzetto vegan, non potevamo non portare con noi un ricordino; d’altronde ci guardava dagli scaffali e diceva “adottatemi”…

Cabrini ha dunque preso spunto, con opportune modifiche causa ingredienti mancanti e succitato oblomovismo, dalla ricetta per la torta Margherita contenuta nell’utilissimo libretto e dalle sperimentazioni sulla crema pasticcera vegan di Marianna. Il titolo del post è un tributo a un casello autostradale a cui negli ultimi mesi ci siamo praticamente abbonati…

INGREDIENTI:

Per la torta:

  • 2 tazze di farina bio “0”
  • 1 c di vaniglia in polvere
  • la scorza grattugiata di un limone bio
  • 1 pizzico di sale
  • 1 bustina di lievito al cremortartaro
  • 1 tazza di latte di soia o di riso
  • 1/4 di tazza di olio di mais
  • 1/2 tazza di sciroppo d’acero (o malto)

Per la farcia:

  • 1/2 tazza di couscous
  • 1 tazza d’acqua
  • la scorza grattugiata di un limone
  • 1 C di zucchero
  • vaniglia qb
  • latte di soia qb

Procedimento per la torta: unire tutti gli ingredienti liquidi in una terrina, dopodichè aggiungere la farina setacciata con il lievito, la scorza di limone e il sale. Amalgamare bene e versare l’impasto in una teglia precedentemente rivestita di carta da forno. Cuocere a 180°C per 40 minuti.

Procedimento per la crema: cuocere in un pentolino il couscous con l’acqua, la scorza di limone, la vaniglia e lo zucchero, fino a completo assorbimento dell’acqua. Frullare al minipimer, lasciar raffreddare e rifrullare il tutto con qualche cucchiaio di latte per ottenere la densità desiderata.

Ascolto del giorno: Jane Monheit

Ciao ciao!

NdC

To(u)rta da viaggio

Cari amici, eccoci all’ennesima postata di “Violoncell(err)ando“. In collegamento, in diretta da Firenze, abbiamo Cantante Rossa, appena separatasi da un Cabrini impegnato a difendere un povero strumento inerme (che ormai regge il ponti-cello con la sola forza di volontà) dagli attacchi dei -17°C di Pavia. Riassunto flash delle puntate precendenti: Pallettate di neve e piedi ibernati a rischio amputazione in quel di Modena, receptionists molesti che chiamano in camera con nonchalance all’una di notte per avere informazioni sullo sconosciuto vicino di stanza (un certo Marcelo Gonzales), 45 gradi in hotel e -10 fuori con relativi scompensi nella termoregolazione interna, treni… Vabbè (Pietoso Velo, aiutaci tu), quintali di verdure bollite e pane (pretendere di essere vegetariani in Emilia è più o meno come chiedere un crodino all’Oktoberfest), donne delle pulizie indemoniate che si litigano lo swiffer alle 8 di mattina proprio davanti alla porta della tua stanza, intossicazioni alimentari da PAA (Peperone Agliato Assassino), uno GnuQuartet in splendida forma che sconvolge tranquilli locali (nel senso di “pub”, ma anche di attoniti “nativi del luogo”) sciorinando a sorpresa pezzi dei Muse con un’energia più da rinoceronte che da ungulato (siam mica qui a smacchiare i giaguari…), ecc. ecc. Ecco. Dopo tutto ciò, immaginiamo Cabrini e BB finalmente di ritorno a casa, mentre percorrono controvento e carichi come muli i 100 metri che li separano dall’amato Nido con le stalattiti che pendono dal naso; giunti al portone e infilata la chiave nella toppa, pregustandosi l’agognato calduccio domestico, si trovano invece a far capolino in una cella frigorifera. Ora, è risaputo che le caldaie vanno talvolta in blocco a causa di imprevedibili cali di pressione; noto a pochi è però il fatto che, per farlo, attendono con minuziosa, malvagia pianificazione il momento di maggior bisogno. Lo stesso comportamento ostile assume il Salvavita, che se ne infischia dei tuoi geloni e decide che la combo “forno+stufetta+microonde” non è proprio sostenibile -senza se e senza ma!- e che sì, se non vuoi finire come l’uomo di Similaun devi accendere una candela (o un cero alla Madonna?), cercare la chiave sepolta chissadove e scendere in cantina a riattivare il contatore, ovviamente riuscendoci solo al terzo tentativo. Dopo tutto ciò, affamati e in procinto di gettare la spugna di fronte a un frigo più vuoto della scatola cranica di Flavia Vento che evidentemente aderisce al complotto degli elettrodomestici (si veda il riferimento a un certo monologo di un certo Marcorè in un certo spettacolo…), i nostri eroi ricordano improvvisamente quel tranquillo sabato pomeriggio culinario di una settimana fa. Aprono il freezer e LEI è lì, che li guarda serafica con materna benevolenza…

INGREDIENTI:

Per la pasta

  • 250 g di farina integrale
  • 4 C di olio evo
  • acqua qb
  • una presa di sale fino
Per il ripieno:
  • 500 g di cime di broccolo
  • 200 g di seitan al naturale
  • 2 manciate di olive nere denocciolate
  • 1 C di tamari
  • 2-3 C di olio evo

Impastare la farina e il sale con l’olio e l’acqua (aggiungendone poca alla volta per regolarsi meglio). Quando la pasta avrà la giusta consistenza, preparare la classica “palla”, coprire con un panno e lasciare riposare per almeno 30 minuti. Nel frattempo lessare le cimette di broccolo per 5 minuti in acqua salata, tagliare a dadini il seitan e sminuzzare le olive. Dopo aver scolato le cime, spezzettarle grossolanamente con il coltello e trasferirle in una padella antiaderente oliata (1 cucchiaio è sufficiente) insieme al seitan e le olive. Cuocere ancora per una decina di minuti, aggiungendo il tamari e via via un po’ di acqua calda, se necessario. Intanto stendere due sfoglie con l’impasto precedentemente preparato e adagiare la prima su una teglia rivestita di carta da forno. Riempire poi con i broccoli, le olive e il seitan e chiudere la torta salata con la seconda sfoglia, spennellandone poi la superficie con un po’ d’olio. Cuocere in forno a 200°C per 30 minuti.

Ascolto del giorno: Muse

Ciao ciao!

NdC

U-don-tres…

ZUPPAsito palante Maria…

Scusate.
E’ il freddo che dà alla testa…


Lasciamo Ricky Martin alle sue mossette da macho(…) latino e torniamo alla cucina, che è meglio. Come promesso, eccoci in collegamento in diretta dalla stanzetta d’hotel di una Modena imbiancata e imbacuccata. Avessimo una casseruola di questa zuppa sotto mano, in questo momento, probabilmente ci infileremmo direttamente in pentola noi, tanto per riprendere contatto con i pollicioni dei piedi assiderati; ma -ahinoi- possiamo solo accontentarci del ricordo che ha lasciato domenica a pranzo alle nostre papille gustative, felici di godersi finalmente il ritorno a casa e ignare del destino ramingo che le avrebbe ancora attese per più di un mese. Un zuppetta confortante finto-Japanese da mangiare con le bacchette o le cannucce, se si è in difficoltà (così si tirano su spaghetti e brodaglia in un colpo solo e non ci si pensa più). La ricetta da cui abbiamo preso spunto prevedeva lenticchie di Castelluccio, tubetti, aglio, salvia, miso e cipolla. Dopo l’apertura di qualche sportello, Cabrini ha finto estrema consapevolezza e ispirazione e sfoderato con nonchalance una ricetta-variante (nel senso che dell’originale sono rimasti praticamente solo sale e pepe) a base di lenticchie Beluga e udon, probabilmente dimenticati in epoche remote da un precedente inquilino del Sol Crescente (questa è per i musicisti :-)).

INGREDIENTI x 4 persone:

  • 200 g di lenticchie beluga o di Castelluccio
  • 200 g di udon di riso
  • 5 cipollotti
  • 2 C di olio evo
  • 1 foglia di alloro
  • 1 rametto di rosmarino
  • 300 g di polpa di pomodoro bio
  • 1,5 l di brodo vegetale circa
  • sale e pepe qb

Fare appassire nell’olio i cipollotti tagliati fini con un pizzico di sale; aggiungere poi le lenticchie, l’alloro e il rosmarino e mescolare. Unire il pomodoro e circa metà del brodo, poi cuocere per 3o minuti salando leggermente. Versare il brodo rimanente, riportare a ebollizione e buttare la pasta (il tempo di cottura è di circa 8 minuti); infine aggiustare di sale e pepe. Lasciar riposare per qualche minuto prima di servire.

Ascolto del giorno: Zoe Keating

Ciao ciao!

NdC

Cioccococcolati

We’re back! Dopo due settimane di pellegrinaggi al Santo Teatro Strehler di Milano e già quasi in partenza per Modena e Reggio Emilia, riusciamo a infilare in zona Cesarini un post di una domenica pomeriggio di intensa attività divanica (la prima degli ultimi due mesi…), con tanto di cuscino per massaggi shiatsu dietro al collo del maestro, recentissimo regalo di compleanno (anche se, viste le condizioni della schiena del nostro violoncell-eroe, forse servirebbe più un esorcista). Rientrati a casa dopo un epico viaggio a 60 all’ora in mezzo alla neve su una Panda in via di estinzione priva di catene e unico e ramingo esemplare nel raggio di 40 km, avevamo bisogno di certezze. Scusa validissima per infornare due tortini al cioccolato mignon, vista la sensazione di essere appena rientrati da una giornata di sci intenso. Anche il mese di febbraio non ci regalerà molta tranquillità, ma voi non dateci per dispersi e siate indulgenti fino alla fine della tournée!!! Cercheremo di stare “sul pezzo” anche on the road, con aggiornamenti-lampo su terremoti, tempeste di neve e camerieri molesti. Intanto, in attesa di tornare a spadellare, continuiamo a sbavare sulle vostre ricette… Per chi volesse vedere lo spettacolo con GnuQuartet, Neri Marcorè e Claudio Gioè, ecco il link alle date del tour (saremo anche a Bologna, Firenze, Roma, ecc. ecc.). Ma ora…

INGREDIENTI per 2 tortine:

  • 25 g di cacao amaro bio
  • 50 g di farina
  • 60 g di zucchero
  • 75 g di latte di soia (o riso, o avena)
  • 1/4 di bustina di cremortartaro
  • 1 pizzico di caffè solubile
  • 1 pizzico di sale
  • 1 pizzico di cannella
  • 1 pizzico di vaniglia
  • 1 pizzico di bicarbonato

Moltiplicando x 4 gli ingredienti, potrete fare una torta “completa” :-).
Frullare nel mixer gli ingredienti solidi, aggiungere il latte tiepido e dare un’altra ripassatina per amalgamare il tutto. Versare il composto in due stampini foderati con carta da forno e cuocere a 180°C per 20 minuti. I “pizzichi” potete aggiungerli, toglierli o modificarli a piacere (granella di nocciole, mandorle in scaglie, polvere di cocco, scaglie di cioccolato fondente…).

Ascolto del giorno: Gnuquartet-Marcorè

Ciao ciao!

NdC

Broccol Harum

Salsa verde per bolliti (di seitan, ovviamente)? NO. Pesto? NO. Gelato al pistacchio? NO (e nemmeno al tè verde!). Composta di pomodori verdi? NO. Semplicemente uno dei tanti sfizi natalizi di casa @ Notedicucina. Come avrete letto nell’ultimo post, negli ultimi 15 giorni abbiamo rimbalzato in giro per concerti; per forza di cose, dunque, abbiamo concesso un po’ di meritate ferie almeno al pentolame. Questa crema di broccoli, olive e capperi è quello che ci vuole per spuntini selvaggi e antipasti last minute. Ottima servita su singoli cucchiai-boccone e spalmata su gallette o crostini. Da Genovesi… Beh… La scelta non può che ricadere sull’insostituibile fugassa :-).

INGREDIENTI per 4 persone:

  • 300 g di broccoli
  • 1 C di capperi sotto sale dissalati
  • 6-7 olive nere
  • 1 C di olio evo
  • sale

Dividere il broccolo in cimette e cuocerlo in acqua bollente salata per 10 minuti. Scolare e frullare con i capperi dissalati, le olive e il cucchiaio d’olio, aggiungendo se necessario pochissima acqua di cottura per ammorbidire la crema.

Ascolto del giorno: Procol Harum

Ciao ciao!

NdC

I BisCotti del Mulino Stanco

Ballonzolando tra un concerto e l’altro, Cabrini & BB arrivano a metà mese con una buona dose di ore di sonno in arretrato, mostrando segni di incontenibile narcolessia nei pochi giorni di tregua casalinga e coccole culinarie. Sovente, in queste stranamente tiepide giornate dicembrine, si possono osservare i nostri due esemplari di Musicantes italicus mentre assumono la classica andatura del bradipo pigmeo, trascinandosi da una stanza all’altra in compagnia di pandiche occhiaie. In una parola, a ‘sto giro i due sono decisamente cotti. Urge, dunque, un rimedio rapido (e possibilmente godurioso) per compensare le 4 ore medie di sonno a notte. La soluzione è, ovviamente, una colazione da musiCampioni! Stavolta è BB a rimboccarsi le maniche in assenza di Cabrini (impegnato in lunghe prove in teatro in compagnia di Gnuquartet e Neri Marcorè), vincendo la poltrite acuta e sfornando una raffica di biscotti iperenergetici. Ecco dunque una versione ‘alternative’ dei blasonatissimi Grancereale, complice il libro “Il gusto della gioia” (un po’ stucchevole nei contenuti, a nostro parere, ma pieno di ricette super). Sarà che a noi si alza la psico-glicemia ogni volta che ci imbattiamo in quelle odiose pubblicità della Mulino Bianco che ora, ahinoi, ci propinano anche su YouTube (neanche aver smesso di guardare la TV da tempo serve più), ma il desiderio di riscatto sulle bucoliche tavolate finto-campagnole di famiglie di fustacchioni/e ipersorridenti con robotici pargoletti rosei e obbedienti al seguito è troppo grande. Largo, dunque, ai bisCotti del Mulino Stanco, da mangiare rigorosamente in compagnia delle amiche Borsesottogliocchi perchè, ebbene sì, generalmente nella vita reale alle 7/8 del mattino le persone consumano la colazione senza tre strati di fondotinta e la messa in piega appena fatta -_-.

INGREDIENTI:

  • 270 g di fiocchi di avena
  • 150 g di farina integrale
  • 190 g di zucchero grezzo di canna
  • 1 c di lievito in polvere bio
  • 100 g di uvetta sultanina
  • 75 g di cocco disidratato
  • 2/3 c di zenzero macinato
  • 2/3 c  di cannella
  • un pizzico di sale
  • 100 ml di olio di semi di girasole
  • 190 ml di acqua

Mescolare gli ingredienti secchi in un recipiente, dopodichè aggiungere l’olio e l’acqua. Impastare con la mano finchè il composto non diventa compatto, poi preparare delle sferette della grandezza di palline da golf. Adagiarle su una teglia rivestita di carta da forno e schiacciarle un po’ con il palmo della mano. Infornare a 180°C per circa 20 minuti (la cottura varia un po’ in base alle caratteristiche del forno), finchè la parte esterna dei biscotti sarà dorata. Far raffreddare prima di passare all’assaggio. Preparazione superveloce, risultato assicurato!

Ascolto del giorno: Joe Pass 

Ciao ciao!

NdC